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Cenni storici sulla Facoltà di Diritto Canonico


Clarence Gallagher

(pubblicato in: Periodica de re canonica 66 [1977] 407-421)

          Già da venticinque anni — esattamente nel 1953 — l'Università Gregoriana ha ricordato il quarto centenario dalla sua fondazione. Quello che celebriamo oggi, invece, è soltanto il primo centenario della Facoltà di Diritto Canonico. È perciò inevitabile chiedersi: — Che posto ebbe l'insegnamento del Diritto Canonico al Collegio Romano nel corso dei trecento anni che precedettero l'erezione formale di questa Facoltà? In secondo luogo: — Quali furono le circostanze che, nel 1876, portarono all'istituzione della Facoltà di Diritto Canonico?

          Senza dubbio, nei suoi primi anni di vita, non esisteva al Collegio Romano una vera e propria cattedra di Diritto Canonico; ciò, tuttavia, non significa che il Diritto Canonico vi fosse del tutto disatteso. In realtà, sin dall'inizio, parte della legislazione canonica rientrava nel corso di Teologia. Ed infatti, nei secoli decimosesto e decimosettimo, tra i docenti di Teologia del Collegio Romano, troviamo più di un autore, di cui sono noti i contributi dati alla scienza del Diritto Canonico; per limitarci ai più conosciuti, si pensi a S. Roberto Bellarmino ed al suo trattato De Romano Pontifice; a Francesco Suarez ed al suo Tractatus de Legibus et de Deo Legislatore; al Cardinal De Lugo ed alla sua opera De Iustitia et Jure.

          Nel 1695, cominciò di fatto al Collegio Romano l'insegnamento specifico del Diritto Canonico; l'iniziativa, però, incontrò subito serie difficoltà. Il professore era un gesuita italiano, Francesco Antonio Febei (1652-1706), che già si era distinto come insegnante di Diritto Canonico al Collegio Germanico. «La straordinaria competenza del professore, già manifestata nei tre anni d'insegnamento al Germanico, e contemporaneamente la decadenza degli studi universitari della Sapienza, fecero accorrere alle lezioni del P. Febei un grande numero di giovani». La cosa fu considerata intollerabile dai professori della Sapienza, i quali indirizzarono una protesta formale ai responsabili del Collegio Romano. Poiché la protesta non ebbe esito, la Sapienza sottopose il caso alla Rota e così, nel 1696, Papa Innocenzo XII formò una Commissione di tre Cardinali per comporre la controversia. Nel 1699, comunque, arrivò finalmente la sentenza: dichiarava ufficialmente che la Sapienza godeva del diritto esclusivo «vel quasi privative legendi jus canonicum publice ex professo et in particulari cathedra, denegata eadem patribus societatis Jesu Collegii Romani».

          Più tardi, nel secolo decimottavo, l'iniziativa di avviare una cattedra di Diritto Canonico al Collegio Romano ebbe maggior successo: questa cattedra, infatti, andò avanti tranquillamente dal 1726 fino alla soppressione della Compagnia nel 1773.

          Non molti anni dopo la restituzione del Collegio Romano alla ricostituita Compagnia di Gesù, ebbe luogo, su decisione pontificia, la creazione di una Cathedra Institutionum Canonicarum nel 1838. La nuova cattedra prese il posto della Cathedra Controversiarum, dato che la materia svolta da questa venne inglobata nel corso teologico generale.

          Il più insigne canonista chiamato ad occupare la nuova cattedra fu il P. Camillo Tarquini, noto per le sue Institutiones Iuris Ecclesiastici Publici e teologo pontificio al Concilio Vaticano I. Pio IX lo creò cardinale nel 1873.

          Quando Roma venne occupata, nel settembre del 1870, dall'esercito italiano, i locali del Collegio Romano furono in parte adibiti a caserma. Lo stesso anno prendeva posto al Collegio Romano il Ginnasio Visconti. Infine, nel 1873, l'intero complesso del Collegio venne requisito dal Governo italiano.

          Pio IX protestò vivacemente contro l'avvenuta usurpazione di una istituzione a carattere internazionale con l'enciclica «Etsi multa luctuosa» del novembre del 1873.

          Nondimeno, lottando in spe contra spem, il Collegio Romano non cessò. Esso trovò ospitalità generosa presso il Collegio Germanico, che allora abitava a palazzo Borromeo, in Via del Seminario; e potè prolungare la sua esistenza sotto la protezione della bandiera tedesca.

          Nel medesimo periodo anche l'Università Romana venne incamerata dal Governo italiano. Forse fu proprio la «laicizzazione» della Sapienza a spingere, insieme ad altre considerazioni, Pio IX ad istituire la Facoltà di Diritto Canonico presso la Gregoriana. Come si è visto, la Sapienza era stata per secoli il principale centro per gli studi canonici a Roma. Negli anni settanta, comunque, c'era a Roma un'altra fiorente Facoltà di Diritto Canonico, quella del Seminario Romano all'Apollinare — oggi Pontificia Università Lateranense. Essa era stata istituita formalmente da Pio IX nel 1853 e vantava eccellenti canonisti, come Giuseppe de Camillis, Filippo de Angelis, Francesco Santi, per tacere di altri.

          Questa era la situazione a Roma, nel 1876, allorché Pio IX approvò la nostra Facoltà. Con Decreto della Congregazione degli Studi, in data 16 agosto 1876, venivano aggiunte, alla già esistente Cattedra di Istituzioni, altre due cattedre per la interpretazione del testo. La Gregoriana fu autorizzata a conferire i gradi di Baccelliere, di Prolita o di Licenza e di Dottorato.

          All'inizio, nella Facoltà, insegnavano tre docenti: Lorenzo Lugari e Pietro Baldi tenevano le lezioni sul testo delle Decretali e Luigi Caterini insegnava le Institutiones Canonicae. Nel 1878 il posto di Caterini fu preso da Sebastiano Sanguineti e, quattro anni più tardi, venne chiamato a Roma, per aggiungersi alla Facoltà Franz Xavier Wernz. Nel 1876, gli studenti che frequentavano i corsi di Diritto Canonico erano soltanto quindici. C'erano però anche studenti del terzo anno di Teologia che assistevano alle lezioni sulle Institutiones Juris canonici. Tra gli studenti che, in questi primi anni, seguivano il corso de Institutionibus, era anche Giacomo della Chiesa, alunno del Collegio Capranica, che il 6 novembre del 1879 conseguì il Baccellierato in Diritto Canonico. Nel 1914 divenne Papa Benedetto XV. Egli fu perciò il primo di quattro papi che studiarono Diritto Canonico in questa Facoltà.

Lo stesso anno in cui Giacomo della Chiesa conseguiva il suo Baccellierato, il giovane Achille Ratti si iscriveva alla Facoltà. Ottenne nel 1880 il Baccellierato, meritando il primo premio in Istituzioni canoniche; e, il 9 giugno 1882, consegui la laurea con il massimo di qualifica. Divenne Papa Pio XI nel 1922.

 

Lo sviluppo della Facoltà

          Nel 1876 c'era un solo professore per la Schola Institutionum e due per la Schola Textus Decretalium. L'intero corso comprendeva tre anni — anche se era possibile fondere insieme il primo ed il secondo anno, dato che non pochi studenti avevano già studiato le Institutiones durante il corso teologico. Sulle Decretali si tenevano dieci lezioni settimanali — tutte le mattine alle ore 8 e nel pomeriggio. Lo svolgimento della materia richiedeva due anni: nel primo anno si studiavano il I e II libro; nel secondo anno, il III, IV e V libro. Il Baccellierato si conseguiva al termine della Schola Institutionum; la Licenza dopo il primo anno della Schola textus ed il dottorato a completamento dei due anni del corso sulle Decretali. Allora non era richiesta la Dissertazione o tesi di Laurea.

          Dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico, la Schola Iuris Decretalium divenne Schola Textus Codicis. L'intero Codice veniva spiegato nella Facoltà di Diritto Canonico da tre professori con un ciclo biennale. Il corso veniva programmato sulla base delle direttive impartite dalla Congregazione dei Seminari e degli Studi nel 1917; queste richiedevano una analisi rigorosamente esegetica del nuovo Codice. Ciò ebbe notevole influsso nello studio del Diritto Canonico.

          La Facoltà era bene attrezzata per adeguarsi, nei suoi programmi, al nuovo Codice, dal momento che sia Ojetti che Vidal erano stati entrambi consultori nella preparazione del nuovo Codice; anzi, come vedremo, Ojetti era stato stretto collaboratore del Cardinal Gasparri. Ojetti e Vidal erano pure consultori per la Commissione per la Interpretazione del Codice.

 

La «Deus Scientiarum Dominus»

          La Costituzione apostolica Deus Scientiarum Dominus, promulgata nel 1931, introdusse notevoli innovazioni nel programma degli studi. Il P. Miguel Mostaza, come Decano della Facoltà, provvide all'applicazione delle nuove disposizioni nella Facoltà. Le innovazioni più importanti richieste dalla nuova Costituzione erano le seguenti: due anni per il conseguimento della Licenza ed un terzo anno — insieme ad una Dissertazione scritta e pubblicata — per il conseguimento della laurea. La Deus Scientiarum Dominus, inoltre, stabiliva per tutti gli studenti della Facoltà, un certo numero di corsi obbligatori, divisi in discipline principali ed in discipline ausiliarie.

          Senza dubbio l'introduzione di corsi speciali, di esercitazioni pratiche e l'obbligo della tesi arricchirono il programma di Diritto Canonico. Anche l'impegno della Facoltà ne venne intensificato con la conseguente esigenza di aumentare il numero dei professori.

 

Innovazioni dopo il Concilio Vaticano II

          Dopo il Concilio Vaticano II si sono avuti nella Facoltà cambiamenti di rilievo. La Schola Textus si è andata costantemente rinnovando, con l'inclusione dello studio delle Costituzioni e dei Decreti del Concilio nonchè della legislazione postconciliare. Sono stati pure introdotti nuovi corsi, che trattano espressamente della revisione in atto del Diritto Canonico. In che modo la Facoltà abbia affrontato questo compito, risulta da numerosi articoli apparsi su Periodica, durante gli ultimi dodici anni. Un impegno particolare è stato posto nel mettere in risalto lo stretto rapporto esistente tra Diritto Canonico e Teologia.

          Sempre nel contesto dell'aggiornamento va ricordata un'altra novità: si tratta del Colloquium annuale tra professori ed ex-alunni della Facoltà di Diritto Canonico. Questi incontri sono stati organizzati da P. Beyer e, dal 1966, hanno luogo ogni anno. Scopo di questi incontri voleva essere quello di incrementare gli scambi di idee tra quanti hanno studiato insieme Diritto Canonico alla Gregoriana e offrire l'occasione per una discussione comune sulla nuova legislazione e sui recenti sviluppi nel Diritto Canonico. Gli incontri hanno pure offerto la possibilità ai partecipanti di mettere a conoscenza degli altri le loro esperienze e di discutere i problemi posti dalla vita di ogni giorno della Chiesa di oggi.

          Questi colloquia, in realtà, sono ben riusciti. Il numero dei partecipanti è aumentato da anno in anno a ritmo costante, dai 39 ex-alunni e professori che si incontrarono a Lugano nel 1966 fino ai più di cento riunitisi a Verona lo scorso anno per l'undicesimo Colloquium.

 

Il Cursus Renovationis

          Nel 1971, la Facoltà ha inaugurato un Cursus Renovationis Canonicae pro iudicibus et Tribunalium administris. Esso si propone di offrire, a quanti operano nei tribunali matrimoniali, la possibilità di studiare le recenti innovazioni introdotte nella procedura canonica e di approfondire la loro conoscenza degli importanti sviluppi raggiunti dalla giurisprudenza specialmente in materia matrimoniale.

          Il corso è della durata di sei settimane ed ha luogo nei mesi di Novembre-Dicembre. Dal 1971 ad oggi è stato seguito da 373 partecipanti, provenienti da 51 paesi. Il corso, che risponde ad una evidente necessità, sarà ripreso anche quest'anno (1977). Il Cursus Renovationis, di cui è ispiratore e coordinatore il P. Gordon, è reso possibile grazie alla collaborazione di tutti i professori della Facoltà ed al concorso dei rappresentanti dei Dicasteri romani e di professori di altre Facoltà, sia della Gregoriana che di altri Istituti romani. Il Santo Padre ha voluto sottolineare il proprio compiacimento per l'iniziativa, ricevendo in udienza particolare i partecipanti al corso.

          Questo dunque, in poche parole, lo sviluppo della Facoltà di Diritto Canonico nel corso dei passati cento anni. È la storia di una serie di tentativi di andare incontro alle esigenze degli studenti in un secolo attraversato da mutamenti rapidi e drammatici. Il modesto gruppo di tre professori e di quindici studenti che avviò la Facoltà nel 1876, con il passare degli anni, ha cambiato volto. Dopo il 1905 il numero degli studenti toccò le 125 unità, arrivando alla sua punta massima nel 1948, con 228 studenti. Dopo il Concilio la Facoltà ha risentito del calo generale del numero degli studenti di Diritto Canonico. Comunque, attualmente gli iscritti alla Facoltà sono oltre ottanta, provenienti da più di venti nazioni. Ad ogni modo, nei suoi primi cento anni di vita, gli studenti sono stati circa 5.000. Da notare poi che, dopo la promulgazione della Deus Scientiarum Dominus, con la sua introduzione dell'obbligo di una dissertazione per il dottorato, nella Facoltà sono state difese oltre 950 tesi di laurea e, di queste, circa 440 sono state pubblicate. Si tratta, mi sembra, di dati statistici che parlano da soli.

          Sarebbe interessante sapere in che maniera, dopo aver lasciato la Gregoriana, questi 5.000 studenti hanno servito la Chiesa.

          Ho già ricordato Benedetto XV e Pio XI, che furono tra i primi studenti della Facoltà. Anche Eugenio Pacelli fu iscritto alla Facoltà per un anno. L'attuale Santo Padre, Paolo VI, consegui la Licenza in Diritto Canonico qui da noi, nel 1922.

          Molti sono diventati cardinali, arcivescovi e vescovi. Alcuni hanno ricoperto importanti cariche nella Curia Romana, — come il Cardinale Merry del Val; altri sono stati insigni uditori della Sacra Rota, — come il Cardinale Heard; altri poi hanno recato importanti contributi nel campo del diritto, come, ad esempio, i professori Vermeersch, Conte a Coronata, Regatillo e Chelodi.

          Attualmente, sono oltre 200 i membri del Collegio Episcopale che hanno studiato nella Facoltà. Vi sono inoltre molti ex-alunni che svolgono attività altamente qualificata nelle cancellerie diocesane, nei tribunali matrimoniali, e nelle Associazioni di Diritto Canonico lungo tutto l'arco geografico della Chiesa.

 

L'attività dei Professori

          Infine è doveroso spendere qualche parola sugli uomini che hanno insegnato qui Diritto Canonico nel corso di questi ultimi cento anni. Purtroppo il poco tempo disponibile non consente che un rapidissimo ricordo. Molti dei loro nomi sono familiari agli studenti di Diritto Canonico. Non possiamo soffermarci su tutti. Né è mia intenzione illustrare l'attività di coloro che hanno lavorato e stanno tuttora lavorando con tanto impegno per lo sviluppo della facoltà nello spirito del Concilio. D'altra parte non posso neppure tacere di due uomini che hanno reso alla Facoltà un servizio straordinario. Mi riferisco, cioè, a P. R. Bidagor, il quale non solo ha toccato il record di durata in servizio nel corso di questo primo secolo, ma che fu anche Decano della Facoltà per 16 anni. Egli fu pure Segretario della Commissione per la revisione del Codice. L'altro è P. W. Bertrams, che, negli ultimi trentasei anni passati in Facoltà, ha dato un contributo personale alla teologia del Diritto ed è stato pure un assiduo Consultore della Santa Sede.

          Vorrei chiudere rendendo un particolare tributo riconoscenza ad alcuni professori del passato che meritano uno speciale ricordo; essi sono: F. X. Wernz, B. Ojetti, P. Vidal e P. Cappello.

 

F. X. Wernz

          Non c'è alcun dubbio che, tra i più insigni canonisti che hanno insegnato alla Gregoriana, va posto Franz Xavier Wernz, che insegnò per 24 anni nella Facoltà, fu anche Rettore dell'Università, e poi Superiore Generale della Compagnia di Gesù. Nel suo Ius Decretalium, Wernz elaborò una sintesi magistrale del Diritto della Chiesa. Egli fu il primo a pubblicare un trattato di Diritto Canonico che, mentre arricchiva la metodologia generale dei primi decretalisti, raccoglieva ed applicava le acquisizioni tecniche e storiche della recente indagine scientifica.

          Wernz raccolse in pieno l'influsso della scuola canonistica tedesca del secolo diciannovesimo. Uno dei pregi più salienti del trattato del Wernz è proprio quello di aver reso accessibile ed applicabile per un loro uso generale al settore ecclesiastico, i risultati del rinnovamento tedesco nella scienza canonistica.

          Prerogative dell'esposizione che Wernz conduceva, erano: chiarezza, brevità, capacita di sintesi. Egli era pure dotato di altre qualità, che meritano di essere ricordate. In particolare, il suo scrupolo storico, la sua familiarità con la giurisprudenza romana corrente ed il suo costante riferimento alla teologia. Egli sosteneva che non bisogna mai perdere di vista l'indole teologica del Diritto Canonico e considerava il Diritto Canonico come una parte della Teologia, cioè una Teologia pratica. Lo Ius Decretalium ha garantito al Wernz un posto di riguardo nella lunga serie di Decretalisti, che si allunga a partire dal secolo dodicesimo. Come libro di testo, tuttavia, per gli studenti, l'opera del Wernz cadde in disuso dopo che era stata pubblicata per intero nel 1914. Tre anni più tardi, infatti, il nucleo degli studi canonistici non era più costituito dalla legislazione delle Decretali, bensì dal nuovo Codice. Per questo motivo l'influsso diretto dello Ius Decretalium del Wernz fu meno incisivo di quanto ci si sarebbe aspettato. L'influsso indiretto, però, di quest'opera, è stato invece notevole.

          l suo Ius Decretalium facilitò considerevolmente il lavoro di preparazione del Codice. Lo hanno riconosciuto numerosi studiosi. Su questo punto il Professor Giacchi è esplicito, quando scrive: «Se il grande Cardinale Gasparri è stato veramente l'anima della codificazione del Diritto canonico, il Padre Wernz ne è stato forse la mente più eccelsa e preparata». Non stupisce, quindi, che Papa Paolo VI, abbia fatto cenno all'influsso dello Wernz, quando ha commemorato il cinquantesimo anniversario della promulgazione del Codice. Dopo infatti aver ricordato i Papi che ebbero responsabilità nella preparazione del Codice ed aver nominato il Cardinal Gasparri, Paolo VI aggiunse: «Va pure ricordato, insieme con questi nomi eletti, il Padre Francesco Saverio Wernz, S.J., che con il suo monumentale lavoro Ius Decretalium, in sei volumi, preparò, ben si può dire, la base dell'ammirevole impresa, del cui compimento acuì il generale desiderio e plauso».

 

P. B. Ojetti

          P. Wernz fu tra i primi Consultori chiamati per preparare il nuovo Codice. Al gruppo furono subito aggiunti altri tre membri della Facoltà, e cioè: Mariano De Luca, Benedetto Ojetti e Pedro Vidal. Di questi, una parte di singolare importanza nella preparazione dell'attuale codificazione, fu svolta da P. B. Ojetti. Lo stesso Cardinal Gasparri, nelle sue Memorie, ricorda che, quando il nuovo Codice era ormai pronto, egli si valse in maniera decisiva dell'aiuto di P. Ojetti. Ojetti fu uno dei nove Consultori che lavorarono alla sezione De Processibus; ed è interessante confrontare i successivi abbozzi della legislazione proposta, attentamente annotati dall'Ojetti, e rilevare quanti dei suoi suggerimenti — da semplici ritocchi di parole a più sostanziali emendamenti — furono di fatto accettati dalla Commissione per la redazione finale del Codice. Egli era stato studente nella Facoltà ed era divenuto Professore in essa nel 1895. A partire dal 1910 aveva pubblicato trattati di Diritto Canonico altamente apprezzati. Comunque, dal 1910 al 1927 non pubblicò molto. Era molto preso da impegni esterni, non solo come professore in Facoltà e come assistente di Gasparri per la Codificazione, ma anche come Consultore della Curia Romana. Fu Consultore di sei Congregazioni romane, alla Segnatura apostolica e della Commissione per l'Interpretazione del Codice.

Finito il Codice, fu Ojetti a compilare il dettagliato Indice alfabetico di oltre cento pagine. Era solito, anzi, lamentarsi con i suoi amici del fatto che Gasparri gli aveva concesso soltanto due settimane per completare questo Indice. Tra il 1927 ed il 1931 pubblicò un pregevole commento alla prima parte del Codice; la malattia gli impedì di portare a termine il progetto. Mori nel 1932.

 

P. Vidal

          Quando il P. Wernz venne eletto Superiore generale della Compagnia di Gesù, mise al suo posto alla Gregoriana un giovane spagnolo che, soltanto pochi anni prima, aveva conseguito il dottorato nella Facoltà: Pedro Vidal. Vidal fu subito scelto a Consultore per la Codificazione e, nel 1918, venne nominato consultore della Commissione per l'Interpretazione del Codice. Divenne pure Consultore di sette Congregazioni romane. Come sottolineava il suo necrologio su L'Osservatore Romano: «Il lavoro richiesto dall'appartenere a tanti dicasteri era certamente immenso, né lasciava al P. Vidal il tempo per pubblicazioni originali». Si è visto come il nuovo Codice di Diritto Canonico aveva reso non adottabile, come libro di testo per gli studenti, lo Ius Decretalium del Wernz, e non stupisce perciò che andasse allargandosi la richiesta di una nuova edizione dell'opera, che fosse adeguata e conforme al Codice. Vidal si accinse coraggiosamente a questa poderosa impresa, portandola a termine nel 1938, l'anno stesso in cui morì. Si trattò di una nobile fatica, ma bisogna dire che il Ius Canonicum ad Codicis normam exactum di Wernz-Vidal è opera del tutto diversa dall'originale Ius Decretalium del maestro, come è stato chiaramente osservato da molti critici. Né la cosa deve meravigliare. È vero invece che molti pregi dell'opera del Wernz non si riscontrano più nell'adattamento fattone, e forse sarebbe stato preferibile che P. Vidal avesse scritto un suo proprio commento del Codice. Comunque, il suo Ius Canonicum, mise a disposizione degli studenti un manuale concreto e rimane particolarmente valido per le sue informazioni circa la prassi attuale della Curia romana. È stato scritto, infatti, da un uomo che fu innanzitutto un iuris consultus, attento perciò, più che alla teoria ed alla storia, alle faccende concrete degli affari quotidiani della Chiesa, voglio dire, un Consultore delle Congregazioni romane.

          Insieme ai loro colleghi delle altre università romane, la maggior parte dei membri della Facoltà di Diritto Canonico ha ricoperto l'ufficio di Consultori, ed essi hanno considerato questo lavoro come componente importante del loro servizio alla Chiesa. Vidal costituisce un esempio particolarmente pertinente, poiché egli veniva continuamente consultato e da tanti. Ed infatti fu proprio durante la sessione ordinaria del lunedì mattina presso il Santo Uffizio che egli ebbe un collasso improvviso e morì nell'ottobre del 1938. Era stato Professore in questa Facoltà per oltre trent'anni.

 

P. Cappello

          Tuttavia, anche un brevissimo profilo storico della Facoltà di Diritto canonico alla Gregoriana sarebbe carente senza almeno un cenno all'uomo il cui nome fu per anni familiare agli studenti di Diritto Canonico. Mi riferisco al Padre Cappello. Era già sacerdote quando entrò nella Compagnia di Gesù e conseguì il suo dottorato utriusque iuris all'Apollinare. Giunse alla Gregoriana nel 1920, già sperimentato insegnante e scrittore, e per i successivi quarant'anni lavorò instancabilmente non solo come docente alla Gregoriana, ma anche come Consultore di Curia e della Commissione per l'Interpretazione del Codice. Insegnò regolarmente per quasi quarant'anni ed i suoi libri sono arrivati a cinque, sei e persino sette edizioni. Le sue opere gli meritarono una notorietà internazionale. «Le migliaia di studenti — ha scritto il P. Huizing — che, nei quasi quarant'anni di insegnamento del P. Cappello nelle Facoltà di Teologia e di Diritto Canonico dell'Università Gregoriana hanno seguito i suoi corsi, ricorderanno, insieme alla limpida chiarezza, la leggendaria memoria del professore, che soleva svolgere intere lezioni senza il sostegno di appunti, citando canoni, decreti, responsa, sentenze rotali con tale virtuosità mnemonica da strappare a volte gli applausi del pubblico meravigliato e quasi divertito».

          Cappello, inoltre, era innanzitutto interessato all'interpretazione ed alla pratica applicazione della legge. Non aveva tempo né inclinazione per discussioni teoriche sulla natura del Diritto Canonico, né dava molta importanza alla sua storia. Il suo valore va cercato altrove, e cioè in una straordinaria chiarezza nello spiegare la legge della Chiesa e nella dote di riuscire ad offrite una interpretazione equilibrata quant'altri mai. Possedeva una straordinaria capacità di penetrazione, che gli permetteva di andare diritto al nucleo centrale ed alla finalità essenziale della legge, spiegandone il significato con perfetta chiarezza e piena autorità. Era anche incline ad attenersi alle interpretazioni tradizionali. Era sua caratteristica, quando veniva a trovarsi di fronte a certe novità, rispondere: — Questo è già stato risolto dagli antichi! Non era però un rigorista, anzi, egli è stato un maestro nell'interpretare le leggi con quella liberta di spirito, con quella equità canonica, che pure appartengono all'essenza dell'ordinamento della Chiesa.

 

          Ecco, in poche parole, la storia della Facoltà di Diritto Canonico della Gregoriana. Ho ricordato Wernz, Vidal, Ojetti e Cappello; Vermeersch, Creusen, Aguirre e Zeiger, Bouscaren e Schönegger, e tanti altri andrebbero ricordati; troppi però per farlo in queste pagine. Questi uomini hanno dato vita e sviluppo alla Facoltà. Ciò che vogliamo ricordare in questa celebrazione, con riconoscenza e gioia, è il contributo che essi hanno dato al Diritto Canonico. Attraverso lunghi anni di paziente attività essi hanno offerto non solo un nobile esempio di competenza professionale, ma anche di generoso servizio alla Facoltà, all'Università e alla Chiesa.