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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 08.05.1993, Prot. N. 21220/89 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Amotionis a paroecia
coram Fagiolo
Traduzioni gall., Association Internationale des Hautes Juridictions Administratives/International Association of Supreme Administrative Jurisdictions, Recueil de décisions/Selection of decisions, Paris 1994, 456-461 (Excerpta)
Contenuto Non constare de violatione legis in procedendo neque in decernendo.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 193 § 1; 1740-1747; 1740 1741; 1741, n. 1; 1741, n. 3; 1742 §§ 1-2; 1744 § 1; 1745, nn. 1-3
Massime
1. Codex definit et causas graves et modum procedendi, de quibus cavet can. 193, § 1, in cann. 1740-1747. Causas graves can. 1740 habet eas ob quas, etiam citra gravem culpam parochi, ministerium eiusdem evadit noxium aut saltem inefficax. Et ratio est in promptu: ministerium parochi unum prosequitur finem, bonum nempe animarum, quod non patitur limitationem vel obstaculum. Hac de causa, parum vel nihil interest disceptare de origine vel de responsabilitate facti quod ministerium pastorale effecit noxium vel inefficax. Est ponderandum factum et sufficit.
2. Accusationes non omnino et vere anonymae habendae sunt si viginti tres personae, a parochis ad rem deputatis auditae, sunt sine nomine; sunt tamen fideles paroeciae, omnibus notae et ab illis parochis excussae – etsi non forma iudiciali, quae ceterum necessaria non erat – sine ulla discriminatione et cum plena libertate dicendi. Contra horum accusationes parochus facultatem sese defendendi habuit et necessarium non erat ut ad sese defendendum ipsemet parochus nomina propria suorum fidelium cognosceret. Et ad rem non multum interest quod illi fideles casu et absque praemonitione ac discriminatione interpellati fuerunt.
3. Ordinarius non semel sed pluries causam amotionis indicavit quae et in canone 1741 indicata est, etsi in hoc canone plures sint indicatae causae validae. Etenim canon citatus inter causas recensitas habet sub n. 3 «bonae existimationis amissio» et «aversio in parochum». De huiusmodi causis pluries Ordinarius redarguit parochum; imo etiam de eius modo agendi, «qui ecclesiasticae communioni grave detrimentum vel perturbationem afferat» (can. 1741, n. 1), idem Ordinarius increpavit parochum. Quae causae summarie satis recensitae sunt.
4. Communio ecclesiastica de qua in can. 1741, n. 1 est certo illa inter parochum et Ordinarium: in defectu istius communionis fere impossibile est exercere ministerium paroeciale. Est et communio inter parochum et plurimos fideles.
5. Causa de qua in can. 1741, n. 3 non brevi tempore cessatura deprehenditur sive ex ipso facto sive ex modo agendi parochi cum suis fidelibus, si cum his ille – forsitan sine directa responsabilitate – animum quietum, pacificum atque ad colloquium salutare et ad collaborationem non habet, forsitan etiam propter eiusdem parochi adversionem ab Ordinario, quae certo haud parum influxum exercet quoad communionem cum fidelibus paroeciae. Et quando res ita evolvuntur difficillime tractu temporis sanabuntur (in casu, saltem a mense februario usque ad mensem septembrem, quod breve non videtur esse tempus, contentio gravis mansit cum detrimento haud levi ministerii paroecialis; ipsa petitio a sexaginta circiter paroecianis subscripta tantum quattuor dies ante amotionis decretum, facta contestationesque denuntiat quae antea orta erant et quae facile cessatura non possunt dici).
1. Il Codice definisce sia le cause gravi sia il modo di procedere, dei quali tratta il can. 193, § 1, nei canoni 1740-1747. Il canone 1740 considera gravi le cause per le quali, anche senza grave colpa del parroco, il suo ministero diventa nocivo o almeno inefficace. E la ragione è patente: il ministero del parroco persegue un unico fine, ossia il bene delle anime, che non sopporta limitazioni o ostacoli. Per questo non interessa poco o nulla ricercare l’origine o la responsabilità del fatto che rese il ministero pastorale nocivo o inefficace. Si deve valutare il fatto e basta.
2. Non si devono considerare del tutto e veramente anonime le accuse se ventitré persone, ascoltate da parroci all’uopo designati, sono senza nome; sono tuttavia fedeli della parrocchia a tutti noti e da quei parroci sentite – anche se non in forma giudiziale, peraltro non necessaria – senza alcun filtro e con piena libertà di esprimersi. Contro le loro accuse il parroco ebbe la facoltà di difendersi e non era per questo necessario che il medesimo parroco conoscesse i nomi propri dei suoi fedeli. E al riguardo non interessa granché che quei fedeli siano stati interpellati a caso, senza preavviso e senza filtro.
3. L’Ordinario non una sola volta, ma molte ha indicato la causa di rimozione, che è indicata nel can. 1741, anche se in questo canone sono indicate più cause valide. E di fatto il canone citato tra le cause recensite ha il n. 3, la perdita della buona fama e l’avversione contro il parroco. Di queste cause più volte l’Ordinario ha redarguito il parroco; anzi anche del suo modo di agire, «che porta grave detrimento o perturbazione della comunione ecclesiastica» (can. 1741, n. 1), lo stesso Ordinario ha rimproverato il parroco. Queste cause sono state sommariamente recensite in modo sufficiente.
4. La comunione ecclesiastica di cui nel can. 1741, n. 1 è certamente quella che intercorre tra parroco e Ordinario: se manca questa comunione è quasi impossibile esercitare il ministero parrocchiale. Ed è anche la comunione tra parroco e la pluralità dei fedeli.
5. La causa di cui nel can. 1741, n. 3 si desume che non sarà tra breve cessata sia dallo stesso fatto sia dal modo di comportarsi del parroco con i suoi fedeli, se questi non ha un animo quieto, pacifico e disposto al sano colloquio e alla collaborazione con loro, forse anche per la contrarietà del parroco nei confronti dell’Ordinario, che certo non ha un piccolo influsso nella comunione con i fedeli della parrocchia. E quando le cose stanno così difficilmente si risolvono in breve tempo (nel caso, è rimasta una grave contesa almeno da febbraio a settembre, che non sembra un breve tempo, con mnon poco detrimento del ministero parrocchiale; la stessa petizione sottoscritta da sessanta parrocchiani solo quattro giorni prima del decreto di rimozione, rende manifesti i fatti e le contese precedenti che non si può dire siano destinati a cessare in breve tempo).

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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