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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 04.05.1996, Prot. N. 25500/94 CA


Petitioner X et alii
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Suppressionis paroeciae et reductionis ecclesiae in usum profanum non sordidum
coram Agustoni
Publication W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae, 488-501
IE 10 (1998) 189-195
Forum 7 (1996) 347-357
IDE 108 (1997) II, 11-15
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Translations angl., W.L. Daniel, Ministerium Iustitiae, 488-501
angl., Forum 7 (1996) 347-357
it., G. Parise, La giurisprudenza, 387-392
Content De recursu adversus decretum reiectionis a Congressu latum. Recursus non admittitur ad disceptationem.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 15 § 2; 51; 201 § 2; 1375; 1732-1739; 1734 § 1; 1734 § 2
Legal Summary
1. Cum competens Curiae Romanae Dicasterium recursum in limine reicit ob determinatum motivum seu vitium, incondite asseritur idem Dicasterium agnoscere nullum aliud recursus vitium adesse: sat superque est recursum reicere ob unum motivum, ceteris omnibus praetermissis (in casu, legitimatio recurrentium, si reapse deficit, sustineri nequit eo quod Dicasterium, recursum ob fatalia elapsa reiciens, ipsam non negavit).
2. Caret praesupposito recursus contentiosus administrativus si recursus hierarchicus coram competenti Curiae Romanae Dicasterio a coetu porrectus fuerit (in casu, relatio fit ad decretum definitivum diei 21 maii 1988, prot. n. 17914/86 CA, n. 16, p. 7: «Hoc Supremum Tribunal definire nequit recursum adversus decretum administrativum Ordinarii..., nisi praecesserit recursus ad competentem Congregationem Curiae Romanae, quod, in casu, relate ad singulos christifideles, non verificatur»).
3. Subscriptiones quibus instruitur recursus, nomine coetus propositus, assumi nequeunt pro recursu a singulis fidelibus exhibito.
4. Ignorantia termini peremptorii utilis ipsa lege statuti facilius haberi potest apud rudes christifideles. Ceteroquin laicis qui parum noverunt praescripta Codicis Iuris Canonici, dummodo velint, amplissima hodiedum praesertim praesto sunt media ut opportunam scientiam circa illa exquirant ac obtineant. Quaestio autem est utrum ipsi tempestive a perito in iure canonico vel a competenti auctoritate opportunas notitias in re exquisiverint, necne. Onus ipsis incumbit acquirendi necessariam scientiam ut tuta iuxta iuris statuta procedant. Altera ex parte nullibi in cann. 1732-1739 statuitur quod ipsa auctoritas ecclesiastica sua sponte notitias dare tenetur circa modum procedendi ad decreta administrativa singularia impugnanda.
Cf. maximae prot. n. 25500/94 CA - DC
1. Allorché il competente Dicastero della Curia Romana rigetta in limine un ricorso per un determinato motivo o vizio, senza ragione logica si asserisce che lo stesso Dicastero riconosce che non c’è altro vizio del ricorso: è del tutto sufficiente rigettare il ricorso per un motivo, tralasciati tutti gli altri (nel caso, la legittimazione attiva dei ricorrenti, se realmente manca, non può essere sostenuta per il fatto che il Dicastero, rigettando il ricorso per i termini trascorsi, non l’ha negata).
2. Il ricorso contenzioso amministrativo manca di un presupposto se il ricorso gerarchico è stato presentato da un gruppo di fronte al competente Dicastero della Curia Romana (nel caso, si fa riferimento al decreto definitivo del 21 maggio 1988, prot. n. 17914/86 CA, n. 16, p. 7: «Questo Supremo Tribunale non può definire il ricorso avverso un decreto amministrativo di un Ordinario…, se non sia preceduto un ricorso alla competente Congregazione della Curia Romana; ciò che nel caso non si è verificato quanto ai singoli fedeli»).
3. Le firme a corredo di un ricorso, presentato a nome di un gruppo, non possono valere per un ricorso presentato dai singoli fedeli.
4. È alquanto facile che presso semplici fedeli ci sia ignoranza del termine perentorio utile stabilito dalla stessa legge. D’altronde soprattutto ai nostri giorni, se lo vogliono, sono disponibili ai laici, che poco conoscono i prescritti del Codice di Diritto Canonico, molti mezzi per cercare e acquisire le conoscenze opportune circa quei prescritti. La domanda però è se essi abbiano o no tempestivamente richiesto le opportune informazioni sul punto ad un esperto in diritto canonico o alla competente autorità. Su di loro incombe il dovere di acquisire la necessaria conoscenza per procedere secondo i sicuri prescritti del diritto. D’altra parte nei canoni 1732-1739 non si stabilisce che la stessa autorità ecclesiastica è tenuta a dare informazioni spontaneamente circa il modo di procedere all’impugnazione di decreti amministrativi singolari.
Cf. massime prot. n. 25500/94 CA - DC

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini