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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 30.04.2005, Prot. N. 34864/03 CA


Parte attrice Santa Casa da Misericórdia Montargil
Parte convenuta Pontificium Consilium pro Laicis
Diocesi Eboren.
Oggetto Remotionis a munere et designationis Commissarii
coram Vallini
Pubblicazione D.M. Branco Silveira, O estatuto jurídico das Misericórdias na jurisprudência da Assinatura Apostólica, Angra do Heroísmo 2019, 365-375
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Traduzioni lus., Forum Canonicum 1 (2006) 157-168
Contenuto Non constat de violatione legis in procedendo vel in decernendo.
Note Cf. etiam prot. n. 32823/01 CA.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, dei quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 301, §§ 1-3; 305; 312-326; 318, §§ 1-2; 322; 1257
CIC1917 686, § 1; 707
Massime
1. Distinctio in consociationes publicas et privatas (cf. cann. 312-326) associationibus antiquis leviter applicari nequit, quasi ipsae nunc, abstractione facta ab earum historia et natura, associationes privatas in Ecclesia haberi possint. Ratio enim habenda est contextus ecclesiologici et iuridici, in quo illae consociationes ortae sunt: id est, ante promulgationem sive Codicis 1917 sive vigentis, iuxta effatum «publica utilitas praefertur privatae», auctoritati ecclesiasticae subiectio, ratione boni publici, aliquo modo obvia putabatur et aequo animo asciscebatur.
2. Ad consociationis naturam eruendam finis cultus considerari debet distinctivus quamquam non exclusivus, quia cum aliis principalibus finibus componi potest, v. g. cum operibus pietatis et caritatis. Ideoque, etiam ratione finis cultus, associatio sub peculiari directione seu moderamine auctoritatis ecclesiasticae, ad normam iuris, ordinatur.
3. Iuxta can. 318, § 2 Moderator consociationis publicae iusta de causa amoveri potest, quae sine dubio causa iusta habetur cum adsit damnatio a foro civili (in casu ob «gravem fraudem, fraudem et documentorum adulteratio in officii exercitio»), praecisione facta a damnis in consociationem forte illatis, a scandalo vel an instantia eorum quorum interest.
4. Amotio aliorum administratorum consociationis rata haberi debet, prae oculis habitis praescripto can. 305 necnon iuris principiis: «Plus semper in se continet quod est minus» (Reg. 35, R.J., in VI°) et «Cui licet quod est plus, licet utique quod est minus» (Reg. 53, R.J., in VI°).
5. Iuxta can. 318, § 1 «specialia adiuncta» et «graves rationes» adsunt, quae Commissario confraternitatis administrationem committere suadent, cum post amotiones membra, quae supersunt, imparia sunt ad consociationem regendam.
6. Asserta violatio legis de inauditis Moderatore et officialibus consociationis ante amotionem (cf. can. 318, § 2), in memoriali, in quo violationes legis indigitandae erant, abest. De quo dubio, sero proposito, agendum non est.
7. Nulla legis violatio in procedendo habetur cum Dicasterium Curiae Romanae decretum confirmet «inaudito Patrono», cuius constitutio nec de iure obligatoria est nec de facto evenit.

1. La distinzione in associazioni pubbliche e private (cf. cann. 312-326) non si può applicare facilmente alle associazioni antiche, come se esse ora, prescindendo dalla loro storia e dalla loro natura, possano essere considerate associazioni private. Si deve infatti considerare il contesto ecclesiologico e giuridico, nel quale quelle associazioni sono sorte: ossia, prima della promulgazione sia del Codice del 1917 sia di quello vigente, secondo il detto «la utilità pubblica è da preferire a quella privata», la soggezione all’autorità ecclesiastica, in ragione del bene pubblico, era ritenuta in qualche modo ovvia e si ammetteva serenamente.
2. Per scoprire la natura di un’associazione si deve considerare il fine del culto distintivo, anche se non esclusivo, in quanto può comporsi con altri fini principali, come per esempio con le opere di pietà e di carità. Perciò, anche in ragione del fine, l’associazione è ordinata a norma del diritto sotto il governo dell’autorità ecclesiastica.
3. Secondo il can. 318, § 2 il moderatore di un’associazione pubblica può essere rimosso per giusta causa, che senza dubbio si verifica quando vi sia una condanna in foro civile (nel caso per «grave frode, frode e adulterazione di documenti nell’esercizio dell’ufficio»), prescindendo da eventuali danni inferti all’associazione, dallo scandalo o dall’istanza degli interessati.
4. La rimozione di altri amministratori di un’associazione si può ammettere, avendo dinanzi agli occhi il prescritto del can. 305 e i principi del diritto: «Il più sempre contiene il meno» (Reg. 35, R.J., in VI°) e «Chi può il più, può certo anche il meno» (Reg. 53, R.J., in VI°).
5. Secondo il can. 318, § 1 «speciali circostanze» e «gravi ragioni» vi possono essere che persuadano ad affidare l’amministrazione di una confraternita ad un Commissario, se dopo la rimozione i membri che rimangono non sono in grado di governare l’associazione.
6. L’asserita violazione di legge per non aver ascoltato previamente il moderatore e gli ufficiali dell’associazione (cf. can. 318, § 2) non è stata avanzata nel memoriale, nel quale le violazioni di legge devono essere indicate. Non si deve, pertanto rispondere a questo dubbio tardivamente presentato.
7. Non si dà violazione di legge in procedendo se il Dicastero della Curia Romana conferma il decreto senza ascoltare il patrono, la cui costituzione non è giuridicamente obbligatoria e di fatto non è avvenuta.
Commenti S. Ourives Marques, «Comentário aos Textos», Forum Canonicum 1 (2006) 168-171
D.M. Branco Silveira, O estatuto jurídico das Misericórdias, Roma 2017
Cf. Pontificium Consilium pro Laicis, decretum, 13. maii 2003, Forum Canonicum 1 (2006) 151-156; vers.: it., ME 130 (2015) 125-130; Comm.: M. Delgado Galindo, «Commento/ Note – Decretum n. 671/03/S-61/F40», ibid., 131-16.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini

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