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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 09.06.1979, Prot. N. 9480/77 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Sacra Congregatio pro Clericis
Object Remotionis a paroecia
coram Carpino
Content Recursum utpote manifeste carens fundamento reiciendum esse, salvo tamen iure Recurrentis iura sua, si quae sint, in sede competenti vindicandi.
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1740; 1741
[CIC1917] 2147; 2148-2153; 2157
2334, n. 2 2336; 2341;  
Ecclesiae Sanctae I, n. 20 § 1  
Normae Speciales Art. 116
Legal Summary
1. Decisio Congressus, qua recursus reicitur «quia manifeste ipse caret fundamento», minime haberi potest utpote reictio in limine; habetur autem quotiescumque argumenta a parte recurrente exposita, collata cum argumentis adductis a patrono auctoritatis ecclesiasticae et a promotore iustitiae, non valent ad illud fundamentum praebendum, quod disceptationem serio permittat. Ceterum quando res tractatur in Congressu, ampla praecessit recurrentis facultas sui recursus motiva argumentaque scripto proferendi et ad obiectiones si quae sint ex parte patroni auctoritatis ecclesiasticae vel promotoris iustitiae aeque respondendi.
2. Causae amotionis a Codice enumerantur non modo taxativo, eo vel magis quod in litteris apostolicis Ecclesiae Sanctae recensitis causis Codicis, additur «vel aliam similem iudicio Episcopi». De quo iudicio recolendum est quod Signatura Apostolica edixit sententia definitiva diei 8 aprilis 1978 sub prot. n. 9036/77 CA: «Attamen haec similis ratio et ipsa talis esse debet, quae reddat noxium et inefficax, etiam citra gravem amovendi culpam, ministerium paroeciale. Iudicium ergo episcopi arbitrarium esse non potest, sed intra fines iure statutos est continendum. Haec "similis causa" si obiciatur, praecise indicanda est, non verbis generalioribus, ex quo impossibilis vel difficilis evaderet amovendi parochi defensio».
3. Causa amotionis in decreto innuitur per relationem ad canonem de excommunicatione illata iis qui recurrentes ad potestatem laicalem impediunt exercitium iurisdictionis ecclesiasticae, vel potius et rectius de excommunicatione illata iis qui trahunt ad iudicem civilem proprium Ordinarium, magno quidem cum scandalo plebis Dei (in casu distinguenda esset causa amotionis et controversia inter parochum et Ordinarium quoad bona beneficialia).
4. Si quae damna recurrens censet se ab Episcopo passum esse quoad controversiam beneficialem (prorsus distincta a causa amotionis), illa vindicare potest coram quo de iure: Signaturae Apostolicae competentia in re sive iudiciaria sive administrativa rite in iure definita est.
1. La decisione con la quale il Congresso rigetta il ricorso «perché manca manifestamene di fondamento», non può assolutamente essere considerata come un rigetto in limine; avviene invece ogni volta che gli argomenti esposti dal ricorrente, comparati con gli argomenti addotti dal patrono dell’autorità ecclesiastica e dal promotore di giustizia, non valgono a offrire quel fondamento che permetta seriamente la discussione. D’altronde quando si tratta in Congresso, è preceduta un’ampia facoltà del ricorrente di portare motivi e argomenti per il suo ricorso e di compiutamente rispondere, se ci sono, alle obiezioni da parte del patrono dell’autorità ecclesiastica e del promotore di giustizia.
2. Le cause di rimozione sono enumerate dal Codice non tassativamente, tanto più che nella lettera apostolica Ecclesiae Sanctae alle cause recensite dal Codice si aggiunge «o un’altra [causa] simile a giudizio del vescovo». Su questo giudizio si deve tener presente ciò che la Segnatura Apostolica ha deciso nella sentenza definitiva dell’8 aprile 1978, prot. n. 9036/77 CA: «Tuttavia questo simile motivo dev’essere anch’esso tale da rendere il ministero parrocchiale inefficace o nocivo, anche senza colpa del parroco da rimuovere. Il giudizio perciò non può essere arbitrario, ma si deve contenere entro i limiti stabiliti dal diritto. Questa “causa simile” se contestata, si deve indicare con precisione e non con espressioni generiche, che rendano impossibile o difficile la difesa del parroco».
3. La causa di rimozione si accenna con riferimento al canone sulla scomunica per chi impedisce l’esercizio della giurisdizione ecclesiastica ricorrendo alla potestà secolare, o meglio e più correttamente alla scomunica per chi trascina il proprio Ordinario di fronte al giudice civile, e per di più con grande scandalo del popolo di Dio (nel caso sarebbe da distinguere la causa di rimozione e la controversia tra parroco e Ordinario sui beni del beneficio).
4. Se qualche danno il ricorrente crede di aver subito dal vescovo nella controversia circa beni del beneficio (del tutto distinta dalla causa di rimozione), può rivendicarli di fronte all’autorità competente: la competenza della Segnatura Apostolica in materia sia giudiziaria sia amministrativa è debitamente definita nel diritto.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini