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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 15.03.2024, Prot. N. 55985/22 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Iudicii de merito circa amotionem a paroecia
coram Zvolensky
Content Ad I. Affirmative seu constare de violatione legis in decernendo;
Ad II. Negative, seu decretum amotionis ab officio parochi irritum vel
iIlegitimum vel iniustum vel inopportunum declarandum non esse;
Ad IIl. Non proponi.
Notes Cf. https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2024.pdf, p. 1.
Cf. prot. n. 41152/08 CA
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 153 § 1; 271 § 3; 1734; 1740-1747
Legal Summary
1. Denegata incardinatione et recusata conventione s.d. “Fidei donum” inter Ordinarium proprium et Ordinarium Ecclesiae particularis hospitis stipulanda, sive exercitium officii parochi sive permanentia recurrentis in Ecclesia particulari hospite precariae factae sunt: ob quam permanentiam precariam nec procedura amotionis parochi, de qua in cann. 1740-1747, necessaria erat. Denegatio sive incardinationis sive licentiae in Ecclesia particulari hospite permanendi, in casu, eo ipso cessationem efficit ab officio parochi.
2. Inde a notificatione decreti amotionis non solummodo remonstrationem et recursum hierarchicum recurrens interposuit, sed aperte operam administratoris paroecialis impedire conatus est. Ratio tamen oppositionis comprehendi potuisset et amotionem iniustam vel inopportunam reddidisset si Ordinarius ob iudicium negativum circa operam recurrentis eum amovisset (in casu Ordinarius nullo modo recurrentis assertum suum iudicium generale recurrenti applicavit).
3. Quoad damna reparanda, restitutio recurrentis in officium parochi post absentiam sedecim annorum, praeter iudicium de illegitimitate, iniusta vel inopportuna amotione (quod in casu haud habetur), requireret amotionem hodierni parochi et declarationem vacationis paroeciae, eo quod «provisio officii de iure non vacantis est ipso facto irrita» (cf. can. 153, § l), quod etiam iudicium hoc de merito excedere videtur et gravissimum interventum in vitam dioecesis cum periculo gravis scandali ratione regressus sedecim annorum post amotionem secumferret.
1. Una volta negata l’incardinazione e ricusata la stipula della c.d. convenzione “Fidei donum” tra l’Ordinario proprio e l’Ordinario della Chiesa particolare ospite, sia l’esercizio dell’ufficio di parroco sia la permanenza del ricorrente nella Chiesa particolare ospite sono diventate precarie: per questa precaria permanenza non era neppure necessaria la procedura per la rimozione del parroco di cui nei cann. 1740-1747. La negazione sia dell’incardinazione sia della licenza di permanere nella Chiesa particolare ospite, nel caso, automaticamente produce la cessazione dall’ufficio di parroco.
2. Fin dalla notificazione del decreto di rimozione non solo il ricorrente propose la rimostranza e il ricorso gerarchico, ma apertamente cercò di impedire l’attività dell’amministratore parrocchiale. La ragione tuttavia dell’opposizione si sarebbe potuta comprendere e avrebbe reso la rimozione ingiusta o inopportuna se l’Ordinario lo avesse rimosso a causa di un giudizio negativo sulla sua attività (nel caso l’Ordinario non applicò al ricorrente l’asserito suo giudizio generale).
3. Quanto alla riparazione dei danni, la reintegrazione del ricorrente nell’ufficio di parroco dopo un’assenza di sedici anni, oltre al giudizio di rimozione illegittima, ingiusta o inopportuna (ciò che nel caso non si ha), richiederebbe la rimozione dell’attuale parroco e la dichiarazione di vacanza della parrocchia, perché «la provvista di un ufficio che non è vacante di diritto è automaticamente invalida» (cf. can. 153, § l), ciò che sembra oltrepassare anche un giudizio di merito come questo e comporterebbe un intervento gravissimo nella vita della diocesi con il pericolo di un grave scandalo in ragione del ritorno sedici anni dopo la rimozione.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini