University Faculty
of Canon Law
www.iuscangreg.itCIC1983CCEONorms outside the two CodesResponses of the Apostolic SeeParticular LawProper law / statutesSources of past lawJurisprudenceInternational TreatiesWebsitesLiteraturePeriodica de re canonicaBibliografia canonisticaSearch enginesLinklistSitemapProfessorsFamous professors from the 20th century
Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 18.06.1983, Prot. N. 13873-A/81 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Sacra Congregatio pro Clericis
Object Remotionis a paroecia
coram Sabattani
Content Recursum ad disceptationem admittendum non esse.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1740; 1741
[CIC1917] 1427 § 1
2147 2157-2161;  
Ecclesiae Sanctae I, n. 20 § 1
Legal Summary
1. Ad parochos amovendos adhibetur procedura administrativa in cann. 2157-2161 statuta. In casu, proinde, non agitur de privatione poenali officii ecclesiastici, sed de amotione parochi, quae decerni potest «quandocumque eius ministerium, etiam citra gravem ipsius culpam, noxium aut saltem inefficax reddatur ob aliquam ex causis in iure recensitis [can. 2147, § 1], aut aliam similem iudicio eiusdem Episcopi» (Ecclesiae Sanctae I, n. 20, § 1).
2. Exceptio suspicionis contra Episcopum diocesanum concipi ne quidem potest in procedura administrativa amotionis, in qua gravitas causae prudenti iudicio eiusdem Episcopi committitur (cf. Ecclesiae Sanctae I, n. 20, § 1).
3. Quoad amotionis causam competens Curiae Romanae Dicasterium declaravit constare recurrentem «ministerium detrimentosum et inefficax reddisse, perrumpendo modo gravi et diuturno unionem cum suo Episcopo, ita ut, inter alia, defecerit necessaria coniunctio activitatis paroecialis cum actione pastorali dioecesana, ac propterea scandalum et perturbationem provocando».
4. Ex actis deducitur postulatum fundamentale recurrentis fuisse: parochum impedire posse constitutionem vicariae paroecialis. Hoc autem postulatum fundatur in errore iuris; nam iuxta praescriptum can. 1427, § 1 possunt «Ordinarii ex iusta et canonica causa paroecias quaslibet, invitis quoque earum rectoribus ... dividere, vicariam perpetuam vel novam paroeciam erigentes».
1. Per la rimozione dei parroci si adopera la procedura amministrativa stabilita nei cann. 2157-2161. Nel caso, perciò, non si tratta della privazione penale dell’ufficio ecclesiastico, ma della rimozione del parroco, che può essere decisa «ogniqualvolta il suo ministero, anche senza sua grave colpa, si renda nocivo o almeno inefficace per una delle cause previste nel diritto [can. 2147, § 1], o per un’altra simile a giudizio dello stesso vescovo » (Ecclesiae Sanctae I, n. 20, § 1).
2. Non può neppure concepirsi un’eccezione di sospetto contro il vescovo diocesano nella procedura di rimozione, nella quale la gravità della causa è lasciata al prudente giudizio dello stesso vescovo (cf. Ecclesiae Sanctae I, n. 20, § 1).
3. Quanto alla causa della rimozione il competente Dicastero della Curia Romana ha dichiarato che consta che il ricorrente «abbia reso il ministero dannoso e inefficace, distruggendo in modo grave e continuo l’unione con il proprio vescovo, così che, tra le altre cose, sia venuta a mancare la necessaria congiunzione dell’attività pastorale con l’attività pastorale diocesana, e provocando di conseguenza scandalo e turbamento».
4. Dagli atti si deduce che la premessa fondamentale del ricorrente è stata che il parroco avrebbe potuto impedire la costituzione di una vicaria perpetua. Una premessa però fondata su un errore di diritto; infatti secondo il prescritto del can. 1427, § 1 possono «gli Ordinari per causa giusta e canonica, anche se sono contrari i parroci, … dividere qualsiasi parrocchia, erigendo una vicaria perpetua o una nuova parrocchia».

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini