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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 21.01.1984, Prot. N. 13954/82 CA


Petitioner Rev.da X
Respondent Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Object Dimissionis
coram Palazzini
Content Revursum ad disceptationem admittendum non esse.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 696 § 1; 697; 699 § 1; 700
[CIC1917] 649-653; 650 § 3; 651 § 1; 652 § 3
Legal Summary
1. Ad dimissionis proceduram invaluit mos ut incorregibilitas probaretur monitionibus canonicis seu praeceptis cum adnexa comminatione dimissionis, uti in cann. 649-653. Monitiones, si agebatur de causa permanenti seu continuata, intervallo nonnullorum dierum (10 vel 15) inter se separari debebant, ut detur locus deliberandi vel resipiscendi, et unicuique monitioni adiungi debebat comminatio dimissionis.
2. Motiva dimissionis gravia et proportionata habenda sunt, cum sodalis confirmato exclaustrationis decreto obtemperare renuerit, ultroque nequiores actiones commiserit, magna cum iactura communitatis.
3. Aliquae perturbationes animi propter continuam contentionem cum Superioribus ob proprias inoboedentias necnon propter exitum negativum recursuum a sodali propositorum, et proinde propter necessitatem derelinquendi domum et statum religiosum, considerari nequeunt in ordine ad minuendam responsabilitatem vel imputatibilitatem gravium culparum ad dimissionem quod attinet (in casu nullus Superior dubitavit de responsabilitate Sororis, quae ceterum, extra domum et communitatem, bene fungitur muneribus magistrae in scholis publicis, et disponit de pecunia aliisque bonis).
4. Omnibus peractis ad dimissionem sodalis, competens Curiae Romanae Dicasterium maluit, in favorem sodalis recurrentis, mitius procedere et decretum tantum exclaustrationis edere. Qua de re cum spes ipsius Dicasterii evanesceret, nihil aliud faciendum erat, ut, probata contumacia partis recurrentis, ad dimissionem procederetur. Et tamen in casu iterum tota dimissionis procedura ab initio peracta est. Ad modum procedendi quod attinet, proinde, nulla legis violatio habetur.
1. Nella procedura per la dimissione è invalso l’uso che l’incorreggibilità si provi con tre ammonizioni canoniche o precetti con annessa la minaccia della dimissione, come nei cann. 649-653. Le ammonizioni nel caso di una causa permanente o continuata, dovevano essere separate da un intervallo di alcuni giorni (10 o 15) per dare modo di decidere o emendarsi, e ad ogni ammonizione si doveva annettere la minaccia di dimissione.
2. Si devono ritenere gravi e proporzionati i motivi di dimissione se la sodale abbia rifiutato di ottemperare al decreto confermato di esclaustrazione, e in più abbia commesso azioni alquanto peggiori, con grande danno per la comunità.
3. 1. Alcuni disturbi dovuti al continuo conflitto con i Superiori per le proprie disobbedienze e per l’esito negativo dei ricorsi dalla sodale proposti, e di seguito per la necessità di lasciare la casa e l’istituto religioso, non possono essere considerate cause attenuanti della responsabilità o dell’imputabilità delle gravi colpe previste per la dimissione (nel caso nessun Superiore ha dubitato della responsabilità della Suora, che peraltro, fuori della casa e della comunità, svolge bene le funzioni di insegnante nelle scuole pubbliche, e dispone bene del denaro e degli altri beni).
4. Dopo che erano state compiute tutte le pratiche per la dimissione della sodale, il competente Dicastero della Curia Romana optò, in favore della sodale ricorrente, di procedere in modo più mite e emanare un decreto soltanto di esclaustrazione. Per questo, quando sono svanite le speranze del medesimo Dicastero, nient’altro si doveva fare che, provata la contumacia della parte ricorrente, si procedesse alla dimissione. E invece nel caso si è rifatta tutta intera la procedura di dimissione dall’inizio. Quanto al modo di procedere pertanto non si ha alcuna violazione della legge.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini