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Jurisprudência da Assinatura Apostólica em matéria de contencioso administrativo
 
 

Supremo Tribunal da Assinatura Apostólica
Decretum definitivum de 30.03.1985, Prot. N. 14583/82 CA


Autor Rev.da X
Parte demandada Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Objeto Remotionis
coram Palazzini
Conteúdo Recursum ad disceptationem admittendum non esse.
Fontes 
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Legenda
 
Cânones do Código de 1983
São assinalados nas fontes todos os cânones referidos na parte in iure e na parte in facto da decisão.
São assinalados em negrito os cânones que constituem o objecto principal da decisão ou sobre os quais a decisão enuncia um princípio de interpretação.
São assinalados em itálico os cânones do Código 1983 que:
- não são referidos no texto da decisão, mas dos quais essa trata;
- correspondem a cânones do Código 1917 de que a decisão, anterior a 1983, trata.

Outras fontes
São assinaladas todas as fontes que são mencionadas na parte in iure e na parte in facto da decisão.
[CIC1917] 192 § 3; 454 § 5; 2147 § 1;  
Constitutio Regimimi Ecclesiae universae art. 75 § 2
Máximas
1. Privatio officii Superioris aut officialis plerumque vera destitutio est, quae fieri debet servata aequitate naturali et canonica, immo etiam caritate.
2. Cum ordinarie officia in religione, etsi ad tempus determinatum collata, veluti ad nutum maneant, nulla est necessitas ad normam iuris procedendi si quando opportunum videatur aliquem a suo officio removere, salvo iure particulari (in casu habetur amotio ab officio Oeconomae generalis, de qua Constitutiones cavent).
3. Competens Curiae Romanae Dicasterium gubernium cuiuscumque religionis, positis ponendis, tollere seu amovere potest; inter quae Dicasterii munera et amotionem titularis officii a Capitulo generali conlati continetur.
4. Competens Curiae Romanae Dicasterium sicut ius approbandi Constitutiones habet, ita ius easdem Constitutiones interpretandi servare (in casu Capitulum generale statuit Oeconomam generalem Consilii generalis membrum esse at non utpote Consiliaria; quam statuitionem idem Dicasterium ratam habere censuit).
5. Approbatio “ad cautelam” haud constituit attentatum lite pendente quia «utile per inutile non vitiatur» (in casu insuper approbatio de qua evenit quattuor menses ante patronorum constitutionem et praeviam causae disceptationem apud Signaturam apostolicam).
6. Privatio oeconomica officii ecclesiastici fieri potest in bonum officii vel etiam ipsius titularis, sive ob culpam sive etiam citra ipsius titularis delictum vel culpam.
7. Officialis religiosus, cuius regimen in detrimentum religionis vertit, ab officio amoveri potest, haud inepta habita analogia ex amotione parochi, pro qua sufficit causa «quae ipsius ministerium, etiam citra gravem culpam, noxium vel saltem inefficax reddit» (can. 2147, § 1).
8. Aestimatio gravitatis causae motivae pro amotione pertinet ad auctoritatem removentem.
1. La privazione dell’ufficio di Superiore o officiale per lo più è una vera destituzione, che deve avvenire osservando l’equità naturale e canonica, anzi anche la carità.
2. Poiché ordinariamente gli uffici in una religione, anche se conferiti per un tempo determinato, rimangono a discrezione, non v’è nessuna necessità di procedere a norma del diritto quando si ritenga opportuno rimuovere qualcuno dal suo ufficio, salvo il diritto particolare (nel caso si ha la rimozione dall’ufficio di economa generale, della quale provvedono le Costituzioni).
3. Il competente Dicastero della Curia Romana può, posta la dovuta procedura, togliere di mezzo o rimuovere il governo di qualsiasi religione; tra queste competenze del Dicastero è contenuta anche la rimozione del titolare di un ufficio conferito dal capitolo generale.
4. Il competente Dicastero della Curia Romana come ha il diritto di approvare le Costituzioni, così conserva il diritto di interpretarle (nel caso il Capitolo generale stabilì che l’economa generale fosse membro del consiglio generale, ma non come consigliera; questa decisione il medesimo Dicastero ha ritenuto di ratificare).
5. L’approvazione “ad cautelam” non costituisce attentato “lite pendente” perché «ciò che è inutile non vizia ciò che è utile» (nel caso inoltre questa approvazione avvenne quattro mesi prima della nomina dei patroni e della previa discussione della causa presso la Segnatura Apostolica).
6. La privazione amministrativa di un ufficio ecclesiastico può avvenire in favore del bene dell’ufficio o anche dello stesso titolare, sia per colpa sia anche senza delitto o colpa dello stesso titolare.
7. Un officiale religioso, il cui governo va a danno della religione, può essere rimosso dall’ufficio, considerata la non indebita analogia con la rimozione di un parroco, per la quale è sufficiente la causa «che rende il suo ministero, anche senza grave colpa, nocivo o almeno inefficace» (can. 2147, § 1).
8. La valutazione della gravità della causa motiva per la rimozione spetta all’autorità che procede alla rimozione.

Autor das máximas (em latim) e da tradução italiana: © G. Paolo Montini