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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 11.04.1987, Prot. N. 16698/84 CA


Petitioner Rev.di X et Y
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Suspensionis et interdicti
coram Palazzini
Content Recursum ad disceptationem admittendumj non esse.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1987, p. 1293.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1342 § 1; 1342 § 3; 1347; 1349; 1350 § 1; 1371, n. 2; 1373; 1381 § 1; 1381 § 2
[CIC1917] Can. 2214 § 2
Legal Summary
1. Delictum usurpationis aequiparatae officii ecclesiastici constat si, decreto Signaturae Apostolicae in rem iudicatam transacto atque rite notificato, quo recursum adversus amotionem a paroecia definitive reicitur, recurrens can. 1747, § 1 praescriptum servare renuat.
2. Delictum usurpationis aequiparatae officii ecclesiastici habetur si desertio a paroecia est tantum apparens, ficta seu simulata (in casu recurrens paroeciam tenuit et tenet de facto, functiones paroeciales peregit et peragit, possessionem officii paroecialis a novo constituto parocho impedivit et impedit).
3. Inoboedientia et rebellio pertinax et persistens erga Sedem Apostolicam constat si recurrens oboedire renuit decisionibus definitivis Signaturae Apostolicae.
4. Monitum Concilii Tridentini «meminerint Episcopi aliique Ordinarii se pastores, non percussores esse» valet pro omnibus animarum pastoribus, inter quos et parochi recensentur.
5. Poenae canonicae irrogari possunt sive per processum iudicialem sive per decretum extra iudicium. Quae electio pendet in praxi a iudicio discretionali Superioris. Codex absque dubio praefert viam processus iudicialis. Iam vero sola difficultas parandi et prosequendi apparatum iudicialem, est certe «iusta causae obstans» (in casu perimenda erat excitatio populi sub influxu recurrentis).
6. Ad monitionem de qua in can. 1347 constituendam in casu adfuit conventio quaedam inter Episcopum et recurrentem, qua explicite conventionis transgressio ratio constituitur irrogationis poenarum.
7. Honestae sustentationis de qua in can. 1350, § 1 providetur per collationem officii (in casu recurrenti proposita est cappellani officium in dioecesi vel aliud ministerium per Episcopum benevolum).
1. Il delitto di usurpazione equiparata di un ufficio ecclesiastico consta se, passato in cosa giudicata e debitamente notificato il decreto della Segnatura apostolica con il quale si rigetta definitivamente il ricorso avverso la rimozione dalla parrocchia, il ricorrente rifiuti di osservare il prescritto del can. 1747, § 1.
2. Il delitto di usurpazione equiparata di un ufficio ecclesiastico si dà se l’abbandono della parrocchia è solamente apparente, finto o simulato (nel caso il ricorrente ha tenuto e tiene di fatto la parrocchia, ha compiuto e compie le funzioni parrocchiali, ha impedito e impedisce il possesso dell’ufficio parrocchiale del nuovo parroco nominato).
3. La disobbedienza e la ribellione pertinace e persistente contro la Sede apostolica consta se il ricorrente rifiuta di obbedire alle decisioni definitive della Segnatura Apostolica.
4. Il monito del concilio Tridentino «ricordino i Vescovi e gli altri Ordinari che sono pastori e non percuotitori» vale per tutti i pastori di anime, tra i quali si recensiscono anche i parroci.
5. Le pene canoniche possono essere irrogate sia con processo giudiziale sia con decreto extragiudiziale. Questa scelta dipende nella prassi dal giudizio discrezionale del Superiore. Il Codice senza dubbio preferisce la via del processo giudiziale. Ora poi la sola difficoltà di allestire e condurre l’apparato giudiziale è certamente «una giusta causa impediente» (nel caso si doveva temere una sobillazione del popolo sotto l’influsso del ricorrente).
6. Per la ammonizione di cui al can. 1347 nel caso ci fu una convenzione tra Vescovo e ricorrente, con la quale si costituiva esplicitamente la trasgressione della convenzione come motivo di irrogazione delle pene.
7. Si provvede all’onesto sostentamento di cui al can. 1350, § 1 con il conferimento di un ufficio (nel caso al ricorrente fu proposto un ufficio di cappellano in diocesi oppure un altro ministero attraverso un Vescovo benevolo).

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini