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Rechtsprechung der Apostolischen Signatur über Verwaltungsstreitigkeiten
 
 

Oberster Gerichtshof der Apostolischen Signatur
Decretum definitivum vom 25.06.1988, Prot. N. 18913/87 CA


Kläger Rev.dus X
Belangte Partei Congregatio pro Clericis
Gegenstand Remotionis a paroecia
coram Rossi
Inhalt Recursum admittendum non esse ad disceptationem.
Anmerkungen Cf. L’attività della Santa Sede 1988, p. 1406.
Rechtsquellen 
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Legenda
 
Canones des CIC1983
Alle in den Entscheidungen (sowohl im Teil in iure als auch im Teil in facto) erwähnten Canones sind als Quellen angegeben.
In Fettschrift werden diejenigen Canones angezeigt, die den Hauptgegenstand der Entscheidung bilden oder zu denen die Entscheidung ein Auslegungsprinzip formuliert.
In Kursivschrift werden diejenigen Canones des CIC von 1983 angezeigt,
- die nicht im Text der Entscheidung genannt sind, mit denen sich die Entscheidung aber befasst;
- die denjeingen Canones des CIC1917 entsprechen, von denen die - vor 1983 gefällte - Entscheidung handelt.

Andere Quellen
Es werden alle Quellen angegeben, die im Text Entscheidung (in iure oder in facto) erwähnt sind.
CIC cann. 51; 1738; 1740-1747; 1742 § 1; 1745, n. 1; 1745, n. 2
Leitsätze
1. Episcopus in amotione parochi intendit directe et immediate bonum fidelium, prorsus independenter a natura criminali, vel minus, rationis agendi eiusdem parochi.
2. Gratis asseritur competens Curiae Romanae Dicasterium nullam rationem suae decisionis portendisse; nam motiva decisionis summarie referuntur et nullibi requiritur ut sint analytice enucleata (in casu idem Dicasterium expresse affirmavit se motiva examini subiecisse quae Episcopum suo tempore induxerant ad amotionem necnon ex actis constare eundem Episcopum ad normam iuris processisse).
3. Can. 1745, n. 2 determinatum temporis spatium ad discussionem cum duobus consultotribus perficiendam non praecipit (in casu adfuit integra hebdomada).
4. Can. 1742, § 1 non exigit vota scripta a consultoribus ferenda; sufficit proinde eorundem convocatio atque cum eisdem discussio. Quae vota, si tandem aliquando in scriptis sint redacta, non pertinent ad inspicienda acta causae de quibus in can. 1745, n. 1 (in casu vota scripto redacta sunt serius, ad instantiam Episcopi).
5. Si recurrens iure advocatum vel procuratorem habendi non utitur, ipsi non autem Auctoritati ecclesiasticae hic imputari debet.
6. Ecclesiasticae communioni grave detrimentum vel perturbationem affert modus non solum opinandi sed etiam agendi qui reapse noxium reddit, in loco, ministerium pastorale; ceterum decisio in amotione parochorum iudicio discretionali Episcopi remittitur (in casu parochus tenebat suum modum tantum opinandi, nullum damnum spirituale cuiquam afferentem).
7. Quoad Ecclesiasticae communioni grave detrimentum vel perturbationem, modi agendi parochi remoti inscribi nequeunt inter actus requisitos a vinculis amicitiae, caritatis seu misericordiae erga sacerdotes seu sodales adversa percussos fortuna (in casu parochus interfuerat publicis conventibus in favorem sacerdotum a munere remotorum).
8. Censura quoad invocatum ab Episcopo et reapse adhibitum brachium saeculare ad parochum expellendum a domo paroeciali, minime officere valet actui ipsius amotionis.
1. Il vescovo nella rimozione del parroco tende direttamente e immediatamente al bene dei fedeli, del tutto indipendentemente dalla natura criminale o meno del comportamento dello stesso parroco.
2. Senza ragione si afferma che il competente Dicastero della Curia Romana non ha segnalato alcun motivo della sua decisione; infatti i motivi della decisione sono riferiti e in nessun luogo si richiede che siano analiticamente enucleati (nel caso lo stesso Dicastero ha espressamente affermato di aver esaminato i motivi che indussero a suo tempo il vescovo alla rimozione, e che dagli atti consta che lo stesso vescovo ha proceduto a norma del diritto).
3. Il can. 1745, n. 2 non dispone un tempo determinato per realizzare la discussione con i due consultori (nel caso vi fu una intera settimana).
4. Il can. 1742, § 1 non esige che i pareri dei consultori siano da dare per iscritto; è sufficiente perciò la loro convocazione e la discussione con loro. Quei pareri, se poi fossero messi per iscritto, non appartengono agli atti della causa di cui al can. 1745, n. 1 (nel caso i pareri furono messi per iscritto più tardi, su richiesta del vescovo).
5. Se il ricorrente non usa del diritto di avere un avvocato o un procuratore, lo deve imputare a se stesso ma non all’Autorità ecclesiastica.
6. Arreca grave danno o turbamento alla comunione ecclesiastica un modo non solo di pensare, ma anche di agire che realmente rende nocivo, nel luogo, il ministero pastorale; del resto la decisione di rimuovere i parroci è rimessa al giudizio discrezionale del vescovo (nel caso il parroco riteneva che il suo fosse solo un modo di pensare, che non arrecava danno alcuno a chicchessia).
7. Quanto al grave danno o turbamento della comunione ecclesiastica, i comportamenti del parroco rimosso non possono annoverarsi tra gli atti richiesti dai vincoli di amicizia, carità e misericordia verso sacerdoti o colleghi colpiti da una sorte avversa (nel caso il parroco aveva partecipato a manifestazioni pubbliche a favore di sacerdoti rimossi dall’ufficio).
8. La doglianza quanto al braccio secolare invocato dal vescovo e in realtà usato per espellere il parroco dalla casa canonica, non è per nulla in grado di inficiare l’atto della stessa rimozione.

Autor der Leitsätze (auf Latein) und der italienischen Übersetzung: © G. Paolo Montini

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