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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 15.04.1989, Prot. N. 18798/86 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Amotionis a paroecia
coram Palazzini
Content Non constare de violatione legis vel in procedendo vel in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1989, p. 1218.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 51; 1741, n. 1; 1741, n. 3; 1740-1747
Legal Summary
1. Nullo exstante documento de parochorum consultatione de qua in cann. 1742, § 1 et 1745, § 2 peracta, ad dubium de eadem solvendum sufficit declaratio duorum parochorum, qui affirment proceduram de qua servatam esse (in casu, declaratio iuramento firmata est).
2. Non habetur illegitimitas in procedendo ex eo quod numerosiores habeantur petitiones populares quam testes interrogati in instructione ab Episcopo peracta. Illae enim parvum sensum praeseferunt, attento modo easdem colligendi, etiamsi authenticae demonstrentur.
3. Ius non praecipit quod parocho innotescant nomina testium interrogatorum in instructione ab Episcopo peracta, saltem ne testes incompositis vindictis exponantur (in casu nomina quidem ad competens Curiae Romanae Dicasterium transmissa sunt).
4. In decreto sufficit quod motiva sint summarie expressa, dum cann. 1611, § 3 et 1622, n. 2 ad sententiam exarandam sese referunt.
5. Quoad apud probos et graves paroecianos existimationem amissam, attendendum est si paroeciani a parocho interrogati inter fideles Ecclesiam frequentantes annumerentur atque si nullum adsit suspicio mutuae officiorum redditionis; pariter attendenda sunt graves minas a parocho prolatas adversus quosdam paroecianos, necnon graves difficultates apud paroecias in praeteritum habitas.
1. Senza alcun documento sulla avvenuta consultazione dei due parroci di cui ai cann. 1742, § 1 et 1745, § 2, per sciogliere il dubbio basta la dichiarazione dei due parroci che affermino che la procedura in oggetto è stata osservata (nel caso, la dichiarazione è stata sigillata con giuramento).
2. Non c’è illegittimità nella procedura (in procedendo) per il fatto che sono più numerosi le domande popolari rispetto ai testimoni interrogati nella istruzione condotta dal vescovo. Quelle, infatti, hanno poco significato, visto il modo con il quale sono raccolte, anche se fossero dichiarate autentiche.
3. Il diritto non impone che al parroco siano noti i nomi dei testimoni interrogati nella istruzione condotta dal vescovo, almeno per non esporli a scomposte vendette (nel caso i nominativi furono certo trasmesso al competente Dicastero della Curia Romana).
4. Nel decreto è sufficiente che i motivi siano espressi in modo sommario, mentre i cann. 1611, § 3 e 1622, n. 2 si riferiscono alla stesura di una sentenza.
5. Quanto alla perdita della buona fama presso parrocchiani onesti e seri, si deve aver riguardo se i parrocchiani interrogati dal parroco si contino fra quelli che frequentano la chiesa e se non c’è alcun sospetto di uno scambio reciproco di favori; ugualmente si devono considerare gravi minacce proferite dal parroco verso alcuni parrocchiani e pure gravi difficoltà sperimentate dal parroco in passato in altre parrocchie.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini