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Jurisprudência da Assinatura Apostólica em matéria de contencioso administrativo
 
 

Supremo Tribunal da Assinatura Apostólica
Sententia definitiva de 16.12.1989, Prot. N. 18467/86 CA


Autor Rev.dus X
Parte demandada Congregatio pro Clericis
Objeto Translationis a paroecia
coram Stickler
Conteúdo Non constare de violatione legis neque in procedendo neque in decernendo
Notas Cf. L’attività della Santa Sede 1990, p. 1208. Cf. etiam ibid., 1989, p. 1218.
Fontes 
?
Legenda
 
Cânones do Código de 1983
São assinalados nas fontes todos os cânones referidos na parte in iure e na parte in facto da decisão.
São assinalados em negrito os cânones que constituem o objecto principal da decisão ou sobre os quais a decisão enuncia um princípio de interpretação.
São assinalados em itálico os cânones do Código 1983 que:
- não são referidos no texto da decisão, mas dos quais essa trata;
- correspondem a cânones do Código 1917 de que a decisão, anterior a 1983, trata.

Outras fontes
São assinaladas todas as fontes que são mencionadas na parte in iure e na parte in facto da decisão.
CIC cann. 127; 190; 1733 § 2; 1742 § 1; 1750; 1748-1752
Máximas
1. Verbum can. 1750 «perpendat» cum duobus parochis idem est ac «exigere» consilium ab eis ad mentem can. 127, § 2, n. 2. Reapse Episcopus perpendere debet rationes cum parochis. Hoc respondet perfecte fini dispositionis, ut nempe nimis subiectivum iudicium Episcopi idque parocho iniuriosum vitetur; ceterum ex hac legis dispositione ultimo iudicio et ordinationi Episcopi praeiudicium ex aestimatione parochorum non oritur.
2. Quoad parochi translationem non habetur violatio legis in procedendo si Episcopus loco duorum parochorum, de quibus in cann. 1742, § 1 et 1750, coetum consulat qui vocatur “Personnel Board”, quippe qui a consilio presbyterali stabiliter constitutus, approbante Episcopo, et parochi, cum quibus Episcopus rationes translationis perpendere debet, non sunt duo tantum sed sex, vel saltem quinque, ab omnibus presbyteris electi. Sive ergo quoad electionem sive quoad numerum parochorum, quos Episcopus consulere debet, maior cautio exigitur et habetur in praefato coetu quam quae in coetu a cann. 1742, § 1 et 1750 postulatur. Negare ergo validitatem procedurae habitae cum praefato “Personnel Board” propter praescriptum cann. 1742, § 1 et 1750 non solum esset contra sana interpretationis principia sed esset formalismus indebitus quatenus ad validitatem urgerentur ea quae fini et menti legislatoris minus responderent quam ea quae ei magis satisfaciunt. Nam generalis lex de qua in can. 1733, § 2 dat facultatem legem particularem in hac materia ferendi, quae lex particularis non est contra legem generalem de qua in cann. 1742, § 2 et 1750, dummodo non sit contra finem et mentem huius legis generalis.
3. Ex actis clare constat rationes translationis in casu ab Episcopo graves iudicatas esse et quidem eas essentiales fuisse, quae spectant ad salutem animarum et ad necessitatem atque utilitatem dioecesis. Aliae rationes, quae sive ab Episcopo sive et praesertim a recurrente allatae sunt, ut decennium absolutum in paroecia aliaeque, ab ipso Episcopo omnino secundariae declaratae sunt. Iudicium sive de rationibus translationis sive deinde de rationibus a parocho resistente adductis unice ad Episcopum spectat; earum valor ergo, tamquam ad meritum causae sese referentes, a iudicio huius Supremi Tribunalis exsulat.
1. Il termine «valuti» con due parroci del can. 1750 vale lo stesso del termine «esigere» il parere da loro, a mente del can. 127, § 2, n. 2. In realtà il vescovo deve valutare le ragioni con i parroci. Ciò corrisponde perfettamente al fine della disposizione, affinché cioè sia evitato un giudizio troppo soggettivo del vescovo che sia anche nocivo per il parroco; d’altronde da questa disposizione di legge non nasce dalla valutazione dei parroci pregiudizio al giudizio ultimo e alla decisione del vescovo.
2. Quanto al trasferimento del parroco non si ha violazione della legge nella procedura (in procedendo) se il vescovo invece dei due parroci di cui ai cann. 1742, § 1 e 1750, consulti il gruppo che si denomina “Personnel Board”, il quale appunto è stabilmente costituito dal consiglio presbiterale, e i parroci con i quali il vescovo deve valutare le ragioni del trasferimento non sono due soltanto, ma sei, o almeno cinque, eletti tra tutti i presbiteri. Sia perciò quanto alla elezione sia quanto al numero dei parroci, chev il vescovo deve consultare, si richiede e si ha una maggiore garanzia nel detto gruppo che quella che si richiede nel gruppo di cui ai cann. 1742, § 1 et 1750. Negare perciò la validità della procedura messa in atto con il predetto “Personnel Board” a motivo del prescritto dei cann. 1742, § 1 e 1750 non solo sarebbe contro i sani principi dell’interpretazione, ma sarebbe un indebito formalismo in quanto si urgerebbe per la validità adempimenti meno rispondenti al fine e alla mente del legislatore rispetto a quelli che li soddisferebbero maggiormente. Infatti la legge generale di cui nel can. 1733, § 2 dà facoltà di legiferare con una legge particolare in questa materia, legge particolare che non è contraria alla legge generale di cui nei cann. 1742, § 2 e 1750, purché non sia contro il fine e la mente di questa legge generale.
3. Dagli atti consta chiaramente che le ragioni del trasferimento sono state giudicate gravi dal vescovo e in più erano essenziali, ossia che riguardano la salvezza delle anime e la necessità e l’utilità della diocesi. Altre ragioni che sono state addotte sia dal vescovo sia soprattutto dal ricorrente, come il decennio già compiuto in parrocchia e altre, dal vescovo sono state dichiarate assolutamente secondarie. Il giudizio sia delle ragioni del trasferimento sia poi delle ragioni addotte dal parroco resistente spetta unicamente al vescovo; il loro valore, per quanto si riferiscono al merito della causa, esula dal giudizio di questo Supremo Tribunale.

Autor das máximas (em latim) e da tradução italiana: © G. Paolo Montini