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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 05.05.1990, Prot. N. 19857/88 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Diocese Romana
Object Amotionis ab officio in Congregatione pro Clericis
coram Stickler
Content Constare de violatione legis tum in procedendo tum in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1990, p. 1209.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC can. 682 § 2
Regolamento generale della Curia Romana (1968) Art. 4; Art. 8 § 2; Art. 63
Legal Summary
1. Religiosus etiam tamquam collaborator Curiae Romanae remanet statui vitae consecratae addictus cum omnibus obligationibus et iuribus; quapropter etiam Superiori suo subiectus. Quoad laborem tamen, in Curia Romana praestandum, competenti Superiori Dicasterii subditur. Ideoque contractus laboris inter utrumque Superiorem initur et rescinditur.
2. Nullum ergo dubium esse potest de necessitate applicationis Normarum Ordinationis generalis Curiae Romanae circa amotionem ab officio etiam omnibus collaboratoribus Religiosis, sive extraordinariis sive ordinariis et, inde ab anno 1985, etiam stabilibus, quippe cum isti in omnibus aequiparentur collaboratoribus non Religiosis. Exceptiones habentur solummodo in iis normis, quae expresse pro Religiosis diversa disponunt. Quapropter absque ullo dubio etiam Religioso applicandae sunt normae tituli IX praefatae Ordinationis de sanctionibus diciplinaribus, de suspensione et amotione ab officio (artt. 57-70).
3. Circa indolem consensus, variis in actibus iuridicis a diversis subiectis praestandi, animadvertendum est, huiusmodi consensum non semper debere esse explicitum seu expressum, sed esse posse etiam implicitum et tacitum; quinimmo datur consensus perseverans et praesumptus. Id ex doctrina, ex praxi iuridica et ex ipsa lege canonica clare patet. Ex doctrina communi eruitur omnes has species consensus iuridice validas esse, nisi in lege consensus specialiter qualificatus exquiratur.
4. Neglectus ab auctoritatibus Sanctae Sedis actorum, quae necessarii in casu essent quoad formalitates assumptionis et electionis status oeconomici, necnon neglectus quoad examen qualitatum ad sodalem assumendum in servitium stabile, ipsi Recurrenti imputari nequit (in casu, recurrens ceterum titulis Ordinatione Generali Curiae Romanae praescriptis ornatus erat).
5. Re considerata tamquam mera cessatione collaborationis ad normam art 4 Ordinationis Generalis Curiae Romanae, et non tamquam amotione ab officio ad normam art. 63 eiusdem Ordinationis, consequenter constat de violatione legis etiam in decernendo.
6. Animadvertunt tamen Patres omnino expedire ut de iure condendo facilior reddatur cessatio aut amotio a munere in Curia Romana, tum ad sodales instituti vitae consecratae tum ad clericos dioecesanos quod attinet – servata tamen iustitia sociali –, si et quatenus eorum servitium competenti auctoritati Curiae Romanae non videatur plene satisfaciens.
1. Un religioso, anche se collaboratore della Curia Romana, rimane legato allo stato religioso con tutti gli obblighi e i diritti; e quindi anche soggetto al suo Superiore. Quanto invece al lavoro che deve prestare nella Curia Romana è soggetto al competente Superiore del Dicastero. Per questo il contratto di lavoro si stipula e si rescinde tra i due Superiori.
2. Non vi può essere perciò alcun dubbio della necessità di applicare le Norme del Regolamento Generale della Curia Romana circa la rimozione dall’ufficio anche a tutti i religiosi collaboratori, sia straordinari sia ordinari e, dal 1985, anche agli stabili, dal momento che questi sono equiparati in tutto ai collaboratori non religiosi. Eccezioni si danno solo per quelle norme che espressamente dispongono diversamente per i religiosi. Perciò senza alcun dubbio anche al religioso sono da applicare le norme del titolo IX del menzionato Regolamento sulle sanzioni disciplinari, la sospensione e la rimozione dall’ufficio (artt. 57-70).
3. Circa la natura del consenso da prestare da diversi soggetti nei diversi atti giuridici, si deve osservare che un tale consenso non sempre deve essere esplicito o espresso, ma può essere anche implicito e tacito; anzi si dà anche il consenso perseverante e presunto. Ciò è chiaro nella dottrina, nella prassi giuridica e nella stessa legge canonica. Dalla dottrina comune si deduce che tutte queste specie di consenso valgono giuridicamente, a meno che nella legge si richieda un consensus qualificato in modo speciale.
4. La negligenza da parte delle autorità della Santa Sede di atti, che fossero stati nel caso necessari per la formalità dell’assunzione e della scelta dello status economico, come pure la negligenza dell’esame delle qualità per assumere il religioso nel servizio stabile, non può essere imputata al ricorrente (nel caso, il ricorrente d’altronde possedeva i titoli prescritti dal Regolamento Generale della Curia Romana).
5. Considerato l’atto come mera cessazione della collaborazione a norma dell’art 4 Regolamento Generale della Curia Romana, e non come rimozione dall’ufficio a norma dell’art. 63 dello stesso Regolamento, consta di conseguenza la violazione della legge anche in decernendo.
6. I padri tuttavia osservano che è del tutto conveniente che nel diritto futuro si renda più facile la cessazione o la rimozione dall’ufficio nella Curia Romana, sia di sodali di un istituto di vita consacrata sia di chierici diocesani – osservata tuttavia la giustizia sociale –, se e per quanto il loro servizio alla competente autorità della Curia Romana non appaia pienamente soddisfacente.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini