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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 05.05.1990, Prot. N. 19812/88 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Dimissionis
coram Palazzini
Content Non constare de violatione legis neque in procedendo neque in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1990, pp. 1208-1209.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 51; 695 § 1; 695 § 2; 699 § 1; 700; 1584-1586
Legal Summary
1. In procedura de dimissione obligatoria de qua in can. 695 monitiones non requiruntur.
2. Prudentia et aequitas exigere possunt ne omnia documenta sodali dimittendo ostenderentur et aliquando ne nomina eidem revelarentur, si, exempli causa, gravibus minis ipse usus est, etiam mortis, ut silentium suis victimis imponeret, vel ipse pluries suam intentionem defensione abutendi manifestavit (in casu ex actis constat Superiores recurrenti facultatem sese defendendi aliis ex modis dedisse).
3. Nulla exstante norma contraria et urgente scandali remotione, omnino legitima est subrogatio unius consiliarii loco alterius absentis ob infirmitatem, in sessione Consilii in qua dimissio recurrentis definita est.
4. Defectus subscriptionis actorum ex parte notarii talis gravitatis per se haud est ut exinde constaret de illegitimitate decreti quo dimissio statuta est.
5. Imprudens atque intempestiva communicatio dimissionis a Superiore provinciali confratribus pendente recursu in suspensivo peracta, legitimitati impugnatae decisioni non officit.
6. Quoad motiva saltem summarie exprimenda in decreto competentis Curiae Romanae Dicasterii, ratio habenda est quod de unico actu administrativo “complesso” agitur, qui pluribus actibus coalescit (in casu decretum Dicasterii remissive citavit deliberationem Congressus, qui remissive citavit decretum latum a Moderatore generali instituti religiosi).
7. Factorum probatio venire potest ex toto contextu, ex credibilitate accusantium, ex moribus rei ipsius, ex circumstantiis omnibus, quae praesumptiones hominis sunt et a iudice coniciuntur.
1. Nella procedura per la dimissione obbligatoria di cui al can. 695 non sono richieste le ammonizioni.
2. La prudenza e l’equità possono esigere che al religioso da dimettere non siano mostrati tutti i documenti e pure che non gli siano rivelati i nomi, se, per esempio, egli ha usato gravi minacce, anche di morte, per imporre il silenzio alle sue vittime, o più volte ha manifestato il proposito di abusare della difesa (nel caso dagli atti risulta che i Superiori hanno dato in altri modi al ricorrente la facoltà di difendersi).
3. Poiché non esiste alcuna norma contraria e urge di rimuovere lo scandalo, è del tutto legittima la surrogazione di un consigliere in luogo di un consigliere assente per malattia, nella sessione del Consiglio nel quale è stata decisa la dimissione del ricorrente.
4. La mancata firma degli atti da parte del notaio non è in sé di tale gravità, che per questo consti della illegittimità del decreto con il quale è stabilita la dimissione.
5. L’imprudente e intempestiva comunicazione della dimissione fatta dal Superiore provinciale ai sodali pendente il ricorso in sospensivo, non pregiudica la legittimità della decisione impugnata.
6. Quanto ai motivi che almeno sommariamente devono essere espressi nel decreto del competente Dicastero della Curia Romana, si deve tener conto che si tratta di un unico atto amministrativo “complesso”, che è composto di più atti (nel caso il decreto del Dicastero aveva rimesso, citandola, alla delibera del Congresso, che aveva rimesso, citandolo, al decreto emanato dal Moderatore generale dell’istituto religioso).
7. La prova dei fatti può provenire dall’intero contesto, dalla credibilità degli accusatori, dai costumi dello stesso reo, da tutte le circostanze, che costituiscono presunzioni dette hominis e sono formulate dal giudice.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini