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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 31.10.1992, Prot. N. 22571/91 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Suspensionis
coram Mercieca
Content Constare de violatione legis in decernendo et procedendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1992, p. 1117.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1044 § 2, n. 2; 1319 § 1; 1347 § 1; 1395 §§ 1-2
Legal Summary
1. Sacerdos ministeria sacerdotalia, uti Missam celebrare, Confessiones audire et huiusmodi, vi Sacrae Ordinationis exercet: ex hoc sequitur quod sacerdos, qui a suo Ordinario haud idoneus consideratur ut officium quoddam ei conferatur, non illico inhabilis evadit ad Ordines Sacros exercendos, nisi aliter aliae rationes suadeant.
2. Praescriptum can. 1044, § 2, n. 2 poenale non est. Iamvero hic canon non agit de poena suspensionis, neque de privatione officii ecclesiastici, sed de impedimento exercendi Sacros Ordines, quod nullam relationem habet cum delicto, neque ab Episcopo statuitur, sed ab ipsa lege.
3. In can. 1044, § 2, n. 2 agitur de amentia aliave infirmitate psychica qua persona, post Ordines receptos, consultis peritis, inhabilis ad ministerium rite implendum inventa est. Is qui hac infirmitate laborat inhabilis evadit ea perdurante ad exercendos Ordines simpliciter et non tantum publice. Item, si Ordinarius, consulto perito, Ordinis exercitium iterum permiserit, haec permissio exercitium Ordinis simpliciter respicit et non tantum eiusdem exercitium privatum. Ordinarius, enim, non valet huic canoni aliquid apponere vel detrahere; quia non Ordinarius hoc impedimentum statuit sed ipsa lex.
1. Il sacerdote esercita i ministeri sacerdotali, come celebrare la Messa, ascoltare le Confessioni e simili, in forza della Sacra Ordinazione: be segue che un sacerdote che dal suo Ordinario non è ritenuto idoneo a che gli sia conferito un ufficio, non per questo diventa inabile a esercitare gli Ordini Sacri, a meno che non persuadano diversamente altre ragioni.
2. Il prescritto del can. 1044, § 2, n. 2 non è penale. Ora poi questo canone non tratta della pena della sospensione né della privazione dell’ufficio ecclesiastico, ma dell’impedimento ad esercitare gli Ordini Sacri, e non ha alcuna relazione con un delitto, e non è stabilito dal Vescovo, ma dalla legge.
3. Nel can. 1044, § 2, n. 2 si tratta della pazzia o di un’altra infermità psichica per la quale una persona, dopo aver ricevuti gli Ordini, consultati i periti, è trovata inabile a esercitare debitamente il ministero. Chi soffre di questa infermità risulta inabile, finché dura, a esercitare gli Ordini semplicemente, e non soltanto pubblicamente. Così, se l’Ordinario, consultato un perito, abbia di nuovo permesso l’esercizio dell’Ordine, questo permesso attiene all’esercizio dell’Ordine semplicemente e non soltanto al suo esercizio privato. L’Ordinario infatti non può aggiungere o togliere alcunché a questo canone perché non è l’Ordinario che ha stabilito questo impedimento, ma la stessa legge.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini