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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 11.06.1993, Prot. N. 23840/92 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Translationis. Incid.: Litis finitae
coram Agustoni
Content Litem finitam declarandam esse.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1993, p. 1273.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 221 § 1; 221 § 2; 190 § 1; 1381 § 2; 1492 § 1; 1587; 1588; 1589; 1747 § 1; 1747 § 3; 1748-1752; 1752
Normae Speciales Art. 102 §§ 1-2 Art. 126
Legal Summary
1. Termini alii sunt ordinatorii, quibus inutiliter elapsis, ad ulteriora proceditur; alii vero sunt peremptorii strcto sensu: qui si non servantur secumferunt peremptionem actus vel actionis vel instantiae: quo ultimo in casu locum dant coram Signatura Apostolica exceptioni “litis finitae”.
2. Neglectus termini peremptorii apud Signaturam Apostolicam eundem effectum consequitur ac eiusmodi neglectus sive in proponendo appellationem, sive in gradu appellationis iudicii ordinarii, nisi aliud patet. Nam iuxta peculiarem indolem processus contentiosi administrativi, praesupponitur decretum latum vel approbatum a competenti Curiae Romanae Dicasterio, adversus quod tantum intra terminum peremptorium provocari potest.
3. Art. 102 Normarum Specialium nullam peculiarem emphasim statuit, ut veluti reduplicative, denuntietur terminum, qui dicitur “peremptorius”, revera vim haberi perimendi actum vel finem imponendi actioni.
4. Idem articulus haud requirit ut “expresse” declaretur vis peremptoriam fatalium quae ut talia enuntiantur: verba enim accipienda sunt iuxta propriam significationem.
5. Lex plures actus statuit quibus perficitur recursus adversus translationem parochi; qui si non servantur, nec decisio quae illos imponit impugnari potest. Qua re terminus ad illa perficienda quae lex statuit non nisi peremptorius esse potest (in casu Signatura Apostolica termino peremptorio ursit parocho translato traditionem curae paroeciae et domum paroecialem liberam relinquendam).
6. Signatura Apostolica decretum edere potest quo terminus peremptorius statuitur tantum ad modum sese gerendi recurrentis emendandum, de quo eadem Signatura Apostolica absque dubio potestatem habet videndi et decidendi, cum respiciat rectam administrationdem iustitiae.
7. Ius quod can. 221, § 1 christifidelibus agnoscit, clausulae finali subordinatur, id est si et quatenus quis ad normam iuris vindicet vel defendere iura sua. Ceterum hae actiones extinguuntur praescriptione ad normam iuris, aliove legitimo modo (can. 1492, § 1).
Cf. etiam maximae decreti definitivi diei 14 maii 1994 sub prot. n. 23840/92 CA.
1. Alcuni termini sono ordinatori, superati i quali si procede oltre, altri invece sono perentori in senso stretto: se questi non sono osservati comportano la perenzione dell’atto o dell’azione o dell’istanza; in quest’ultimo caso danno luogo nella Segnatura Apostolica all’eccezione di “lite finita”.
2. La mancata osservanza si un termine perentorio nella Segnatura Apostolica produce ha lo stesso effetto della medesima mancanza sia nel proporre appello sia nel grado di appello del giudizio ordinario, a meno che risulti altrimenti. Infatti, secondo la peculiare indole del processo contenzioso amministrativo, si suppone che sia stato emanato o approvato un decreto dal competente Dicastero della Curia Romana, contro il quale si può provocare solo entro un termine perentorio.
3. L’art. 102 delle Norme Speciali non stabilisce nessuna peculiare sottolineatura, perché, come ripetendosi, sia dichiarato che il termine, che si dice “perentorio”, abbia veramente forza di far perimere un atto o porre fine all’azione.
4. Il medesimo articolo non richiede che si dichiari “espressamente” la forza perentoria dei fatali, che come tali sono detti: le parole infatti sono da interpretare secondo il significato proprio.
5. La legge stabilisce più atti con i quali si perfeziona il ricorso avverso il trasferimento di un parroco; se non si osservano, neppure la decisione che li impone può essere impugnata. Per questo il termine che la legge stabilisce per il loro perfezionamento non può che essere perentorio (nel caso la Segnatura Apostolica con termine perentorio ha imposto al parroco trasferito di consegnare la cura della parrocchia e lasciare libera la casa parrocchiale).
6. La Segnatura Apostolica può emanare un decreto con il quale si stabilisce un termine perentorio quanto al solo scopo di correggere il modo di comportarsi del ricorrente, sul quale la medesima Segnatura Apostolica senza dubbio ha la potestà di vedere e decidere, poiché riguarda la retta amministrazione della giustizia.
7. Il diritto che il can. 221, § 1 riconosce ai fedeli è subordinato alla clausola finali, cioè se e per quanto qualcuno rivendichi e difenda i sui diritti a norma del diritto. D’altronde queste azioni si estinguono con la prescrizione a norma del diritto o in altro legittimo modo (can. 1492, § 1).
Cf. anche le massime del decreto definitivo del 14 maggio 1994, prot. n. 23840/92 CA.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini