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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 18.03.1995, Prot. N. 24779/93 CA


Petitioner Exc.mus Ordinarius
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Iurium
coram Agustoni
Content Non constare de violatione legis sive in procedendo sive in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1995, p. 847.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 222; 615; 638 § 3; 638 § 4; 678; 1263; 1264 § 1
Legal Summary
1. Agitur de recursu hierarchico adversus definitionem quaestionis inter duas partes, licet litteris datam, loco decreti.
2. Praescriptum can. 615 clare distinguit inter “veram potestatem” quae obvenit alicui superiori quando monasterium sui iuris instituto religioso consociatur et “specialem vigilantiam” quam exercere tenetur Episcopus si monasterium sui iuris nullum habet superiorem praeter suum moderatorem. Quae vigilantia vero nullo modo secumfert veram auctoritatem seu subiectionem.
3. Sedulo distinguendum est inter tributa et taxas. Tributa, enim, servatis de iure servandis, ex lege universali (cf. can. 1263) nonnisi personis iuridicis publicis regimini Episcopi dioecesani subiectis imponuntur, requisita espressis verbis subiectione auctoritati Episcopi dioecesani. Quoad taxas, can. 1264, § 1 nihil dicit de subiectione auctoritati Episcopi dioecesani, qua de re taxae, praetermissa quaestione subordinationis auctoritati Episcopi dioecesani, requiri valent ad defungendum servitium praestitum (in casu tamen decretum Regionalis Conferentiae Episcoporum proprio iure taxas tantum solvendas esse statuit ab omnibus institutis quae auctoritati Episcoporum dioecesanorum subordinantur).
4. Facultas concedendi gratiam pro alienatione, si summa excedat limen a Sancta Sede pro unaquaque regione statutum, est apud Sedem Apostolicam, ita ut consensus seu licentia ab Episcopo dioecesano danda fit ex vigilantia speciali cui ipse tenetur iure, non vero ex “vera auctoritate” in monasterium sui iuris exercendam.
1. Si tratta di un ricorso gerarchico contro la definizione di una questione tra due parti, anche se data per lettera anziché per decreto.
2. Il prescritto del can. 615 distingue chiaramente tra la “vera potestà” che tocca ad un superiore quando il monastero sui iuris è associato all’istituto religioso, e la “speciale vigilanza” che il vescovo è tenuto a esercitare se il monastero sui iuris non ha alcun superiore al di fuori del proprio moderatore. Questa vigilanza però non comporta per nulla una vera autorità o soggezione.
3. Si deve distinguere accuratamente tra tributi e tasse. I tributi, infatti, osservato quando si deve osservare, dalla legge universale (cf. can. 1263) si impongono solo alle persone giuridiche pubbliche soggette al governo del vescovo diocesano, essendo richiesta esplicitamente la soggezione all’autorità del vescovo diocesano. Quanto alle tasse, il can. 1264, § 1 non dice nulla della soggezione all’autorità del vescovo diocesano, per cui le tasse, tralasciata la questione della subordinazione all’autorità del vescovo diocesano, possono essere richieste per compiere il servizio prestato (nel caso però il decreto della Conferenza Regionale dei vescovi di propria iniziativa stabilì che le tasse dovessero essere pagate solo da tutti gli istituti che sono soggetti all’autorità dei vescovi diocesani).
4. La facoltà di concedere la grazia per la vendita, se la somma eccede il limite stabilito dalla Santa Sede per ogni regione, compete alla Sede Apostolica, in modo che il consenso ossia la licenza che deve essere data dal vescovo diocesano è in ragione della speciale vigilanza alla quale è tenuto in forza del diritto, non invece in ragione di una “vera autorità” da esercitare su un monastero sui iuris.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini