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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 08.11.1997, Prot. N. 25322/94 CA


Petitioner Rev.mus X et alii
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Suppressionis paroeciae S. Eduardi Confessoris et reductionis eius ecclesiae ad usum profanum
coram Davino
Content 1) Non constare de non servatis fatalibus;
2) Non constare de defectu legitimationis activae ad recursum prosequendum ex parte paroecianorum post eiusdem Parochi mortem;
3) Non constare de violatione legis in procedendo vel in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 1997, pp. 939-940.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 57 § 3; 1222 § 2; 1518 § 1
Legal Summary
1. Proposito recursu contentioso administrativo adversus praesumptam responsionem negativam, lex non requirit novum recursum, si postea competens Curiae Romanae Dicasterium ad normam can. 57, § 3 decreto dat responsionem negativam.
2. Defuncto parocho recurrente causaque autem apud Signaturam Apostolicam nondum conclusa, ad normam can. 1518, § 1 legitimus habendus est interventus eius qui quatenus paroecianus interesse legitimum habet et causae resumptionem petere poterat.
3. Gravitatis notio non quid absolutum est, sed dimetienda est ex summa elementorum ex quibus deduci potest rem minime parvi momenti esse sed potius pretii ac ponderis haud spernendi. Opponitur causae gravitati vel radicitus causae absentia vel causae levitas, exiguitas et ita porro, ratione semper habita rei de qua agitur.
4. Iudicium de gravitate causarum spectat primum ad Episcopum, sed iudicium fundamentum obiectivum habere debet.
5. Constare potest de legis violatione in decernendo solummodo si adductae causae manifeste natura sua non sunt graves vel si probatur eas in casu graves non esse.
6. Nullibi in Codice statuitur causam gravem pro ecclesiae reductione ad usum profanum non sordidum oeconomici solius esse debere ordinis (in casu reductio ecclesiae in usum profanum necessitatibus satisfit, oeconomici ordinis, sed non solum, quae ortae sunt ex nova et necessaria ordinatione pastorali dioecesis).
7. Dum adductae causae expenduntur, ratio semper habenda est condicionis in re dioecesis totius.
8. Magni ad rem est mens Episcopi, qui prae aliis rerum condicionem cognoscere valet praesertim cum de omnibus fusius disseruerunt Curiae administri ad hoc deputati.
Cf. etiam maximae decreti Congressus sub prot. n. 25322/94 CA.
1. Dopo che si è proposto ricorso contenzioso amministrativo contro la presunta risposta negativa, la legge non richiede un nuovo ricorso se dopo il competente Dicastero della Curia Romana a norma del can. 57, § 3 dà con decreto risposta negativa.
2. Morto il parroco ricorrente e mentre la causa presso la Segnatura Apostolica non è ancora conclusa, a norma del can. 1518, § 1 si deve ritenere legittimo l’intervento di chi, come parrocchiano, ha un interesse legittimo e poteva chiedere la riassunzione della causa.
3. La nozione di gravità non è qualcosa di assoluto, ma si deve misurare da un somma di elementi, dai quali si possa dedurre che non si tratta assolutamente di cosa di poca importanza, ma piuttosto di importanza e valore non trascurabili. Si oppone alla gravità della causa sia la radicale assenza di una causa sia la leggerezza o esiguità e così via della causa, sempre tenendo presente l’oggetto di cui si tratta.
4. Il giudizio sulla gravità delle cause spetta in primo luogo al vescovo, ma il giudizio deve avere un fondamento oggettivo.
5. Può constare della violazione della legge nella decisione (in decernendo) solo se le cause addotte manifestamente non sono gravi per natura sua o se si prova che nel caso non sono gravi.
6. In nessun luogo del Codice si stabilisce che la causa grave per la riduzione di una chiesa ad uso profano non sordido debba essere solo di ordine economico (nel caso la riduzione della chiesa in uso profano soddisfa a necessità, di ordine economico, ma non solo, che sono sorte dal nuovo e necessario riordinamento pastorale della diocesi).
7. Mentre si valutano le cause addotte, si deve sempre aver riguardo della condizione in materia di tutta la diocesi.
8. Di grande valore è in materia l’intendimento del vescovo, che è in grado di conoscere la situazione delle cose più di altri, soprattutto se di tutto ampiamente hanno trattato gli impiegati della curia incaricati di questo.
Cf. anche le massime del decreto del Congresso prot. n. 25322/94 CA.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini