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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 20.04.1991, Prot. N. 20289/88 CA


Petitioner Suprema Moderatrix Instituti X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Dimissionis
coram Palazzini
Publication Ius communionis 12 (2024) 353-368
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Translations hisp., Ius communionis 12 (2024) 353-368
Notes Cf. decretum definitivum 18.03.1995 prot. n. 24171/93 CA.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 18; 220; 696 § 1; 699 § 1; 700; 1476; 1478; 1480; 1512, n. 5
Legal Summary
1. Legitimatio activa limitationibus circumscribi potest, quae attamen expressis verbis determinandae et strictae interpretationis sunt, quia inducunt inhabilitatem personae et liberum iuris exercitium coarctant (cf. can. 18).
2. Persona, quae se aliquo modo gravatam sentiat aliquo actu administrativo singulari Dicasteriorum Curiae Romanae, legitimatione activa gaudet ad contentionem deferendam coram Signatura Apostolica. Requiritur tantum ut contentio seu gravamen oriatur ex asserta violatione legis.
3. Confirmatio dimissionis ab Instituto sive religiosae sive Instituti praesidio esse vult tanquam examen superius. Quod valet sive ex parte religiosae dimissae, sive ex parte Moderatricis Supremae cum suo consilio, secus deficeret paritas in eodem iure. Decisio, qua competens Curiae Romanae Dicasterium non confirmat decretum dimissionis, actus est administrativus, qui gravamen infert Moderatrici Generali, imo toti Instituto.
4. Translatio ab uno ad officium typicum obiectum est oboedientiae, dum e contra nimia stabilitas in loco, speciatim si religiosa adlaborat extra domum, facile eandem subtrahit directioni Superiorum et evanescere facit oboedientiae votum.
5. Incassum invocatur can. 1512, n. 5, iuxta quem «lite pendente nihil innovetur». Principium valet in foro iudiciali canonico, sed non potest invocari in quaestionibus disciplinaribus (in casu, utcumque, quando praeceptum translationis vi oboedientiae Sorori datum est, quaestio inter ipsam et nosocomium iam soluta fuerat et quidem in favorem eiusdem Sororis).
6. Confirmatio decreti dimissionis denegata ob motiva non vera, constituit violationem legis in decernendo.
1. La legittimazione attiva può essere circoscritta da limitazioni, che tuttavia sono da determinare espressamente e sono di stretta interpretazione, perché inducono l’inabilità di una persona e coartano il libero esercizio del diritto (cf. can. 18).
2. La persona, che in qualche modo si senta gravata da un atto amministrativo singolare dei Dicasteri della Curia Romana, gode della legittimazione attiva a deferire la contesa di fronte alla Segnatura Apostolica. Si richiede soltanto che la contesa o il gravame sorga dall’asserita violazione della legge.
3. La conferma della dimissione dall’Istituto intende essere di difesa sia della religiosa sia dell’Istituto come un esame superiore. Ciò vale sia per la religiosa dimessa sia per la Moderatrice Suprema con il suo consiglio, altrimenti mancherebbe la parita nello stesso diritto. La decisione, con la quale il competente Dicastero della Curia Romana non conferma il decreto di dimissione, è un atto amministrativo, che apporta un gravame alla Moderatrice Generale, anzi a tutto l’Istituto.
4. Il trasferimento da un ufficio ad un altro è oggetto tipico dell’obbedienza, mentre al contrario l’eccessiva stabilità in un luogo, soprattutto se una religiosa opera fuori dalla casa, la sottrae con facilità alla direzione dei Superiori e fa svanire il voto di obbedienza.
5. È invocato inutilmente il can. 1512, n. 5, secondo il quale «mentre pende la lite non si innovi alcunché». Il principio vale nel foro giudiziale canonico, ma non può essere invocato nelle questioni disciplinari (nel caso, comunque, quando il precetto di trasferimento in forza dell’obbedienza fu dato alla Suora, la questione tra lei e l’ospedale era già stata risolta e per di più in favore della stessa Suora).
6. La negazione, per motivi non veri, della conferma del decreto di dimissione, costituisce violazione della legge in decernendo.
Comments P.L. Molina, «Comentario», Ius communionis 12 (2024) 369-380

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini