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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 08.04.1978, Prot. N. 9036/77 CA


Petitioner Rev. X
Respondent Sacra Congregatio pro Clericis
Object Remotionis a paroecia
coram Felici
Publication IE 36 (2024) 655-670
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Translations IE 36 (2024) 655-670
Content Constare de illegitimitate in decernendo.
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1740; 1741, n. 2; 1741, n. 3; 1741, n. 5
[CIC1917] 2147 § 1; 2147 § 2, n. 1; 2147 § 2, n. 2; 2147 § 2, n. 3; 2147 § 2, n. 5; 2148 § 2; 2157-2161; 2183;  
Ecclesiae Sanctae I, n. 20 § 1
Legal Summary
1. Signatura Apostolica certe de merito causarum videre non potest, at de earumdem exsistentia, prouti a lege praescribitur, videre potest et debet, nil quidem tangens de iudicio discretionali Ordinarii, si tamen intra fines legis contineatur. Est quidem res multae sapientiae et consilii, sed semper accurate agenda, ut tuitio iurium vere habeatur.
2. Ad ius naturae pertinet ut quis sese defendere valeat, et hoc ìus exerceri nequit, nisi causae et argumenta pandantur.
3. Ratio amotionis similis illis in canone recensitis et ipsa talis esse debet, quae reddat
noxium aut inefficax ministerium paroeciale. Quae similis causa si obiciatur, praecise indicanda est, non verbis generalioribus, ex quo impossibilis vel difficilis evaderet amovendi parochi defensio.
4. Oportet ut causae iustae et graves habeantur tempore administrationis paroeciae a qua parochus amovendus censetur.
5. Nihil obiciendum est procedurae etiamsi examinatores quando primum votum scripto protulerunt rationes adductas a recurrente prae oculis non habuisse videantur neque constat iisdem examinatoribus exhìbitam fuìsse responsionem ultimam datam ab eodem post comminationem remotionis.
6. Rationes de quibus in nn. 1 et 2 [can. 2147, § 2] vix haberi possunt post annum et dimidium a possessione paroeciae, quam praeterea magnis laudibus Ordinarius recurrenti commisit.
7. Quoad bonae existimationis amissionem penes probos et graves viros, nuda citatio huius numeri canonis sine ulla determinatione sapere posset, in detrimentum recurrentis eiusque familiarium et consanguineorum, diffamationem.
8. Quoad malam administrationem rerum temporalium cum gravi ecclesiae et beneficii damno, in quo consistat vix demonstratur, etsi aliqua vaga et non probata, imo a recurrente contradicta, proposita sunt. Ex alia parte canon ad evitandam malam administrationem, alia remedia suggerit experienda, antequam ad amotionem deveniatur.
9. Quoad alias causas pastorales tam generice enuntiatas ab Ordinario, difficile est iudicium efferre, immo, ratione habita brevioris temporis a paroeciae possessione atque adiunctorum eiusdem paroeciae atque propositi recurrentis, amotioni pares haberi nequeunt (in casu, causae id generis recensentur: omissio orationis communis fidelium aliarumque precum reformatae liturgiae, catechesis non rite curata et facta ex catechismo S. Pii X, sermo homileticus, liturgiae verbi non inspiratus).
1. La Segnatura Apostolica non può certamente giudicare del merito delle cause, ma può e deve giudicare dell’esistenza delle cause, come è prescritto dalla legge, senza appunto toccare in nulla il giudizio discrezionale dell’Ordinario, purché si mantenga entro i confini della legge. Occorre, senza dubbio, molta sapienza e prudenza, ma si deve fare accuratamente per avere veramente una difesa dei diritti.
2. Appartiene al diritto naturale che ognuno possa difendersi, e questo diritto non può essere esercitato se non si fanno conoscere le cause e le prove.
3. Anche la causa di rimozione simile a quelle recensite nel canone deve essere tale che renda nocivo o inefficace il ministero parrocchiale. Se questa causa è contestata, si deve indicare con precisione, non con espressioni alquanto generiche, per cui diverrebbe impossibile o difficile la difesa del parroco che si deve rimuovere.
4. Le cause giuste e gravi devono riguardare il tempo dell’amministrazione della parrocchia dalla quale si ritiene di dover rimuovere il parroco.
5. Non si deve obiettare nulla alla procedura anche se gli esaminatori al tempo del loro primo parere che scrissero non pare che abbiano avuto tra le mani le ragioni addotte dal ricorrente e anche se non consta che ai medesimi esaminatori sia stata presentata l’ultima risposta del ricorrente dopo la minaccia della rimozione.
6. Le cause di cui ai nn. 1 et 2 [can. 2147, § 2] difficilmente si possono avere dopo un anno e mezzo dall’ingresso in parrocchia, che peraltro l’Ordinario affidò al ricorrente facendone grandi lodi.
7. Quanto alla perdita della stima presso gli uomini onesti e seri, la nuda citazione di questo numero del canone senza nessuna determinazione potrebbe sapere di diffamazione, a danno del ricorrente e dei suoi famigliari e consanguinei.
8. Quanto alla cattiva amministrazione dei beni temporali con grave danno della chiesa e del beneficio, a stento si dimostra in che cosa consista, benché qualcosa di vago e non provato, anzi contraddetto dal ricorrente, sia stato proposto. D’altra parte il canone suggerisce di sperimentare altri rimedi alla cattiva amministrazione prima di giungere alla rimozione.
9. Quanto a altre cause pastorali enunciate in modo tanto generico dall’Ordinario, è difficile proferire un giudizio, anzi, considerando il breve tempo dall’ingresso in parrocchia e dalle condizioni della medesima parrocchia e dei propositi del ricorrente, non si possono considerare adeguate alla rimozione (nel caso, sono elencate cause di questo tipo: l’omissione della preghiera dei fedeli e di altre preghiera della liturgia riformata, la catechesi non curata adeguatamente e fatta sul catechismo di S. Pio X, le omelie non ispirate alla liturgia della parola).
Comments J. Canosa, «La rimozione del parroco in due sentenze della Segnatura Apostolica: commento con una rilfessione sull’opportunità di adottare vie conciliative più efficaci», IE 36 (2024) 683-698.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini