University Faculty
of Canon Law
www.iuscangreg.itCIC1983CCEONorms outside the two CodesResponses of the Apostolic SeeParticular LawProper law / statutesSources of past lawJurisprudenceInternational TreatiesWebsitesLiteraturePeriodica de re canonicaBibliografia canonisticaSearch enginesLinklistSitemapProfessorsFamous professors from the 20th century
Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 30.11.2017, Prot. N. 51354/16 CA


Petitioner Rev.da X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Nullitatis professionis perpetuae
coram Stankiewicz
Publication ME 136-137 (2021-2022) 15-26
Download
Content Constare de violatione legis in procedendo et in decernendo.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 10; 18; 48; 50; 51; 124 § 2; 127 § 2, n. 1; 656, n. 3; 658, n. 2; 684 § 3; 1526 § 1
Legal Summary
1. In processu contentioso administrativo valet quoque principium quod penes «Ne eat iudex ultra petita partium», quia «Iudex iudicare debet iuxta allegata et probata», scilicet intra limites causae petendi in recursu propositae et in litis contestatione concordatae (in casu, impugnatum decretum nullitatem ex defectu consensus deducebat, dum denegatio sanationis ex defectu praevii novitiatus).
2. Cum Codicis vigentis praescripta expresse non caveant de prosequenda via iudiciali in causis nullitatis professionis religiosae, aestimari debet iuxta criteria canonica, quae modum procedendi ac decernendi in formatione decreti administrativi singularis moderantur.
3. Quamquam legis praescriptum de auditione eorum, quorum iura decreto singulari laedi possint, circumscriptum est per clausulam «quantum fieri potest» (can. 50), nihilominus tamen exigentia audiendi interesse habentes strictae subest interpretationi (can. 18), saltem quoties de ipso titulari stricti iuris agatur. Secus enim protectio canonica iurium, quibus christifideles in Ecclesia gaudent, gravem pateretur detractionem et in usu vitae christianae procliviter evanescere posset (in casu de violatione legis in procedendo decernitur sive propter omissam auditionem recurrentis, sive propter defectum notificationis eidem recurrenti capitis assertae nullitatis professionis, sive propter evidenter denegatum ei ius defensionis contra accusatam professionis nullitatem).
4. Cum impugnatum decretum mentionem non faciat violationis praescripti can. 684, § 3 de aliis requisitis legitimi transitus ad aliud monasterium disponentis, res igitur hac in causa definienda ad defectum consensus ex parte Superiorissae monasterii a qua dumtaxat limitatur.
5. Consensus Superiorissae monasterii a quo non requiritur ad validitatem transitus ad aliud monasterium: praescriptum can. 684, § 3, expresse non statuit de consensu Superiorissae requisito ad validitatem eiusmodi transitus.
6. Onus probandi incumbit ei qui asserit (can. 1526, § 1), seu parti accusatrici nullitatis
professionis (in casu, defectu necessariae documentationis in actis causae, non profutura apparet speculativa disceptatio de condicionibus, quae ad validam professionem perpetuam requiruntur).
1. Anche nel processo contenzioso amministrativo vale il principio secondo il quale «il giudice non vada oltre le domande delle parti », perché «il giudice deve giudicare secondo gli allegato e le prove», ossia entro i limiti della ragione addotta nel ricorso e concordata nella contestazione della lite (nel caso, il decreto impugnato deduceva la nullità dalla mancanza del consenso, mentre la negata sanazione dalla mancanza del previo noviziato).
2. Dal momento che i prescritti del vigente Codice non prevedano espressamente che si si debba seguire la via giudiziale nelle cause di nullità della professione religiosa, deve essere valutata secondo i criteri canonici che regolano il modo di procedere e di decidere nella formazione di un decreto amministrativo singolare.
3. Benché il prescritto di legge sull’ascolto di coloro i cui diritti possano essere lesi, sia limitato dalla clausola «per quanto possibile» (can. 50), nondimeno tuttavia l’esigenza di sentire gli interessati è soggetta a stretta interpretazione (can. 18), almeno qualora si tratti dello stesso titolare dello stretto diritto. In caso contrario infatti la difesa canonica dei diritti, di cui godono i fedeli nella Chiesa, patirebbe una grave mancanza e potrebbe facilmente svanire nella prassi della vita cristiana (nel caso si decide della violazione della legge in procedendo sia per l’omesso ascolto della ricorrente, sia per la mancata notificazione alla medesima del motivo della asserita invalida professione, sia per l’evidente diritto di difesa negato alla medesima avverso l’accusata nullità della professione).
4. Dal momento che il decreto impugnato non faccia menzione della violazione del prescritto del can. 684, § 3 che dispone circa gli altri requisiti del legittimo passaggio ad un altro monastero, in questa causa dunque la controversia da definire si limita solo alla mancanza del consenso della Superiora a qua del monastero.
5. Il consenso della Superiora del monastero a quo non si richiede per la validità del passaggio ad altro monastero: il prescritto del can. 684, § 3, non stabilisce espressamente sul consenso della Superiora quale requisito per la validità di un simile passaggio.
6. L’onere della prova cade su chi afferma (can. 1526, § 1), ossia sulla parte che accusa la nullità della professione (nel caso, mancando la necessaria documentazione negli atti di causa, non appare giovare la discussione teorica sulle condizioni che si richiedono per la validità della professione perpetua).
 French
Comments C. Begus, «L’omissione dell’ascolto previsto dal can. 50 CIC e l’illegitimità dell’atto amministrativo», ME 136-137 (2021-2022) 27-38

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini