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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 02.10.2018, Prot. N. 52627/17 CA


Petitioner D.nus X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Praecepti
coram Versaldi
Content Decretum Congressus reformandum non esse.
Notes Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2018 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2018.pdf
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 686 § 3; 1611, n. 1; 1612 § 3
Lex propria Supremi Tribunalis Signaturae Apostolicae Art. 42 § 4; Art. 83 § 1; Art. 84
Legal Summary
1. In pertractatione recursus adversus decretum reiectionis in Congressu latum non prospicitur facultas recurrentis memorialibus partis adversae et voto Promotoris Iustitiae replicandi; quaestio enim pertractanda est utrum, necne, revocandum sit decretum, quo Congressus causam ad disceptationem coram Collegio Em.morum et Exc.morum Iudicum non admisit.
2. Clausula «praetermissis inde aliis forte animadvertendis» quae passim in Signaturae Apostolicae decretis apponitur oritur e principio quod ponderanda non est quantitas, sed qualitas argumentorum, ideoque ius defensionis non violat. Decisione iudiciali definitiva singulis dubiis danda est responsio (cf. can. 1611, n. 1) rationibus suffulta (cf. 1612, § 3), minime tamen omnibus argumentis adductis.
3. Decreti legitimitas non sustinetur si non habetur ratio motiva iusta et proportionata. Ad rem vero, Signatura Apostolica non solummodo textum partis motivae impugnatae decisionis prae oculis habet, sed totam decisionem necnon omnia acta causae.
4. Praecepta recurrenti imposita, non relate ad eorum naturam iuridicam, sed relate ad eorum effectum considerata, reapse aequiparari possunt exclaustrationi impositae, de qua in can. 686, § 3, sive quoad causas sive quoad effectum. Quibus praeceptis, proinde, naturam poenalem attribui nequit: nam competens Curiae Romanae Dicasterium proceduram poenalem haudquaquam adhibuit et in sua decisione nullibi poenas appellat.
Cf. etiam maximae decreti Congressus sub prot. n. 52627/17 CA.
1. Nella trattazione del ricorso contro il decreto di rigetto emanato in Congresso non è prevista la facoltà del ricorrente di replicare ai memoriali dell’altra parte e al voto del promotore di giustizia; infatti la questione da trattare è se sia o no da revocare il decreto con il quale il Congresso non ammise la causa alla discussione di fronte al Collegio degli Em.mi e Ecc.mi giudici.
2. La clausola «tralasciate quindi altre cose che forse sarebbe dovute osservare», che talvolta è apposta nei decreti della Segnatura Apostolica, ha origine dal principio secondo il quale è la qualità, non la quantità degli argomenti che deve essere valutata, e pertanto non viola il diritto di difesa. Con la decisione giudiziale definitiva si deve dare risposta motivata (cf. can. 1612, § 3) ai singoli dubbi (cf. can. 1611, n. 1), non però ai singoli argomenti addotti.
3. Senza ragione motiva giusta e proporzionata non si sostiene la legittimità di un decreto. A questo fine, però, la Segnatura Apostolica ha di fronte a sé non solo il testo della parte motiva della decisione impugnata, ma tutta la decisione e tutti gli atti della causa.
4. I precetti imposti al ricorrente, non quanto alla loro natura giuridica, ma quanto ai loro effetti, si possono realmente equiparare ad una esclaustrazione imposta, di cui al can. 686, § 3, sia quanto a causa sia quanto a effetto. Per questo a quei precetti non può essere attribuita natura penale: infatti il competente Dicastero della Curia Romana non ha adoperato per nulla la procedura penale e nella sua decisione non si parla mai di pene.
Cf. anche le massime del decreto del Congresso prot. n. 52627/17 CA.
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini