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Jurisprudencia de la Signatura Apostólica en materia contencioso-administrativa
 
 

Tribunal Supremo de la Signatura Apostólica
Sententia definitiva del 25.04.2018, Prot. N. 52364/16 CA


Actor Rev.dus X
Demandado Congregatio pro Clericis
Objeto Exercitii ministerii sacerdotalis
coram Stankiewicz
Contenido Constare de violatione legis in decernendo tantum quoad restrictionem relate ad celebrationem eucharistici Sacrificii coram populo
Notas Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2018 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2018.pdf
Fuentes 
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Legenda
 
Cánones del Código de 1983
Todos los cánones que pueden leerse en la parte in iure o en la parte in facto de las decisiones se indican en las fuentes.
Los cánones que son el objeto principal de la decisión o sobre los que la decisión establece un principio de interpretación se muestran en negrita.
Aparecen en cursiva los cánones del Código de 1983:
- que no aparecen en el texto de la decisión, pero que son tratados en la decisión;
- que corresponden a los cánones del Código de 1917, de los que trata la decisión (tomada anterior a 1983).

Otras fuentes
Se informa de todas las fuentes que pueden leerse en la parte in iure y en la parte in facto de las decisiones.
CIC cann. 57 § 1; 57 § 2; 126; 221 § 1; 835 § 1; 903; 904
Ordinatio generalis Romanae Curiae Art. 136 § 2
Máximas
1. Ius defensionis recurrenti non denegatur si competens Curiae Romanae Dicasterium, invocato praescripto art. 136, § 2 Ordinationis generalis Romanae Curiae, terminum ad decisionem ferendam prorogans, eodem tamen nondum transacto, decisionem fert; nam prorogatio est ad definiendum dumtaxat recursum, minime vero ad praesentandam suppletoriam defensionem (in casu utcumque idem Dicasterium suppletoriam defensionem examini subiecit occasione concessi beneficii novae audientiae).
2. Iudicium de violata lege in decernendo ducendum est ratione habita causae a competenti Curiae Romanae Dicasterio agnitae (in casu idem Dicasterium rationem gravis damni dioecesi obvenientis ex improbo agendi modo recurrentis agnovit tamquam iustam et proportionatam causam restrictionum illius facultatum sacerdotalium, reprobatis aliis motivis ab Episcopo in decreto adductis, veluti scandali praeventione et reincidentiae impedimento, utpote imparibus iustificandae adeo gravi ministerii presbyteralis coarctationi).
3. Erronea interpretatio verborum cuiusdam psychiatri «some serious concerns», ab impugnato Dicasterii decreto recognita tamquam principalis causa irrogatae coarctationis publici exercitii ministerii sacerdotalis, vim iuridicam substantialis erroris facti circa causam ipsius actus (cf. can. 126) exseruit atque legem in decernendo laesit (in casu «some serious concern» tantum ad consectaria interdicti ministerii referenda erat, non autem ad eiusdem causam).
4. Administrativa dimensio gravissimae facultatum sacerdotalium coarctationis exigit ut aliae rationes specificae pro unoquoque actu interdicto ministerii sacerdotalis iuxta criterium proportionalitatis perpendantur, habita nempe ratione earundem facultatum collationis ex speciali competentis auctoritatis ecclesiasticae concessione aut ex ipso iuris praescripto.
5. Sicut Signaturae Apostolicae iurisprudentia docet, «presbyteri utique munus sanctificandi sub Episcopi auctoritate exercent (can. 835, § 2), sed eius potestas moderandi exercitium muneris sanctificandi ex parte presbyterorum haudquaquam aequari potest cum potestate illud exercitium tollendi, nisi ad normam iuris, speciatim quod attinet ad facultates ipsa lege universali concessas» (decretum Congressus diei 13 iunii 2008, n. 5; cf. etiam decretum Congressus diei 30 maii 2009, n. 6).
6. Detractio vel reductio iuris celebrandi publice Eucharistiam ad rarissimas occasiones ab Ordinario loci singillatim concessas, cum principio proportionis quoad eius causam in impugnato Dicasterii decreto indicatam, omni ex parte incompatibilis evadit, cum de facultate ipso iure ad omnes presbyteros spectante agatur (in casu Episcopus celebrationem eucharistici Sacrificii coram populo ita coarctavit, ut singulis tantum in
casibus licentia Ordinarii loci requireretur, idque componi nequit cum erronea causae
prohibitionis interpretatione ab impugnato decreto proposita).
1. Non si nega il diritto di difesa al ricorrente se il competente Dicastero della Curia Romana, invocato il prescritto dell’art. 136, § 2 Regolamento Generale della Curia Romana, prorogando il termine per decidere, prende la decisione prima che sia spirato il medesimo termine; infatti la proroga è solo per la definizione del ricorso, non però per la presentazione di difese suppletive (nel caso comunque lo stesso Dicastero esaminò la difesa suppletiva in occasione della concessione del beneficio di una nuova udienza).
2. Il giudizio sulla violazione della legge deve essere condotto tenendo conto della causa riconosciuta dal competente Dicastero della Curia Romana (nel caso il medesimo Dicastero riconobbe come giusta e proporzionata causa delle restrizioni delle facoltà sacerdotali la ragione del grave danno incombente sulla diocesi per il comportamento illecito del ricorrente, rifiutati gli altri motivi addotti nel decreto del vescovo, come la prevenzione dello scandalo e l’impedimento alla recidiva, come incapaci di giustificare una così grave coartazione del ministero presbiterale).
3. L’erronea interpretazione dell’espressione dello psichiatra «alcune preoccupazioni serie», che dall’impugnato decreto del Dicastero è stata riconosciuta quale causa principale della coartazione nell’esercizio del pubblico ministero sacerdotale, ha prodotto la forza giuridica dell’errore di fatto sostanziale circa la causa dello stesso atto (cf. can. 126) e ha leso la legge in decernendo (nel caso «alcune preoccupazioni serie» si doveva riferire solo alle conseguenze della proibizione sacerdotale, non alla sua causa).
4. La limitazione amministrativa della gravissima coartazione delle facoltà sacerdotali esige che siano valutate altre specifiche ragioni in relazione a ciascun atto proibito del ministero sacerdotale secondo il criterio della proporzionalità, tenuto conto naturalmente del conferimento delle medesime facoltà per speciale concessione della competente autorità ecclesiastica oppure per prescritto del diritto stesso.
5. Come insegna la giurisprudenza della Segnatura Apostolica, «i presbiteri certamente esercitano il compito di santificare sotto l’autorità del vescovo (can. 835, § 2), ma la sua potestà di regolare l’esercizio della funzione di santificare da parte dei presbiteri non può assolutamente essere equiparata alla potestà di privare di quell’esercizio, se non a norma del diritto, soprattutto per quanto riguarda le facoltà concesse dalla stessa legge universale» (decreto del Congresso del 13 giugno 2008, prot. n. 38962/06 CA, n. 5; cf. anche decreto del Congresso del 30 maggio 2009, prot. n. 41760/08 CA, n. 6).
6. Togliere o ridurre il diritto di celebrare pubblicamente l’Eucaristia a rarissime occasioni concesse singolarmente dall’Ordinario del luogo, risulta incompatibile sotto ogni riguardo con il principio di proporzionalità relativamente alla sua causa indicata nel decreto impugnato del Dicastero, dal momento che si tratta di una facoltà che spetta per il diritto stesso a tutti i presbiteri (nel caso il vescovo aveva così ridotto la celebrazione del sacrificio eucaristico davanti al popolo, che era richiesta per casi singoli solo la licenza dell’Ordinario del luogo, e ciò non può essere coerente con la erronea interpretazione della causa della proibizione proposta nel decreto impugnato).
 francés

Autor de las máximas (en latín) y de la versión italiana: © G. Paolo Montini