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Rechtsprechung der Apostolischen Signatur über Verwaltungsstreitigkeiten
 
 

Oberster Gerichtshof der Apostolischen Signatur
Sententia definitiva vom 23.02.2017, Prot. N. 49637/14 CA


Kläger Exc.mus Episcopus X
Belangte Partei Congregatio pro Ecclesiis Orientalibus
Gegenstand Conventionis
coram Stankiewicz
Inhalt Constare de violatione legis in decernendo
Anmerkungen Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2017, in vatican.va/content/dam/romancuria/ segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2017.pdf
Rechtsquellen 
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Legenda
 
Canones des CIC1983
Alle in den Entscheidungen (sowohl im Teil in iure als auch im Teil in facto) erwähnten Canones sind als Quellen angegeben.
In Fettschrift werden diejenigen Canones angezeigt, die den Hauptgegenstand der Entscheidung bilden oder zu denen die Entscheidung ein Auslegungsprinzip formuliert.
In Kursivschrift werden diejenigen Canones des CIC von 1983 angezeigt,
- die nicht im Text der Entscheidung genannt sind, mit denen sich die Entscheidung aber befasst;
- die denjeingen Canones des CIC1917 entsprechen, von denen die - vor 1983 gefällte - Entscheidung handelt.

Andere Quellen
Es werden alle Quellen angegeben, die im Text Entscheidung (in iure oder in facto) erwähnt sind.
CCEO cann. 190; 199 § 1; 932,§ 2; 1008 § 2; 1034; 1035-1041; 1035 § 1; 1036 § 1; 1042; 1254; 1304; 1518
Constitutio Apostolica Pastor bonus Art. 15 Art. 58 § 1
Leitsätze
1. Quamquam alienatio sensu stricto ac proprio accepta est omnis actus, per quem dominium transfertur, nihilominus tamen requisita iure statuta ad translationem dominii bonorum ecclesiasticorum, etiam in quolibet negotio observari debent, quo condicio patrimonialis personae iuridicae peior fieri potest, prout in concedendo simplici eius usu vel usufructu, quoties patrimonium personae iuridicae per eiusmodi concessionem peius fieri possit.
2. Iudicium de possibili patrimonii deterioratione in casu stipulationis alicuius negotii, deque necessitate tunc servandi normas canonicas de alienatione bonorum ecclesiasticorum, ad Episcopum eparchialem spectat. Qui autem ex universa aestimatione totius patrimonii eparchialis iudicium ferre debet de peiore eius condicione patrimoniali ex intentato negotio obventura, habita quoque ratione finis spiritualis futuri negotii a personis iuridicis ecclesiasticis stipulati.
3. Ad alienanda bona eparchialia lex canonica requirit solummodo consensum «consilii a rebus oeconomicis et collegii consultorum eparchialium» (can. 1036, § 1, n. 1), minime vero consensum vel consilium Vicarii eparchialis et Vicariorum foraneorum.
4. Recurrens qui nullam probationem per documenta vel per testes adducat ad confirmandam consultationis omissionem ex parte Episcopi eparchialis, eius simplex affirmatio plenam fidem facere nequit, cum non agatur de rebus ab eo ex officio gestis neque rerum personarumque adiuncta aliud suadeant.
5. Coram gravi interventu a competenti Curiae Romanae Dicasterio tunc temptato ad innovandam et refovendam conventionem variis de causis claudicantem, denegatio potestatis sibi propriae novi hodierni interventus in casu eiusdem conventionis, revera illegitima apparet, quatenus sub velamine stipulatae conventionis ad adponendas eventuales modificationes per «comune accordo tra le parti contraenti» remittit.
1. Benché l’alienazione in senso stretto e proprio sia ogni anno attraverso il quale si trasferisce la proprietà, tuttavia i requisiti stabiliti dal diritto per il trasferimento di proprietà dei beni ecclesiastici devono essere osservati anche in qualsiasi negozio con il quale la condizione patrimoniale della persona giuridica può diventare peggiore, come nella concessione del semplice uso o usufrutto, tutte le volte che il patrimonio della persona giuridica attraverso quella concessione possa diventare peggiore.
2. Il giudizio sul possibile peggioramento del patrimonio nel caso della stipulazione di un negozio e della necessità allora di osservare le norme canoniche sulla alienazione dei beni ecclesiastici spetta al vescovo eparchiale. Egli poi dalla stima generale di tutto il patrimonio eparchiale deve emettere il giudizio sulla eventualità che dal negozio previsto possa conseguire una sua condizione peggiore patrimoniale, tenendo conto anche del fine spirituale del negozio previsto stipulato da persone giuridiche ecclesiastiche.
3. Per l’alienazione di beni eparchiali le legge canonica richiede solo il consenso «del consiglio economico e del collegio dei consultori eparchiali» (can. 1036, § 1, n. 1), non però assolutamente il consenso o il parere del vicario eparchiale e dei vicari foranei.
4. Il ricorrente che non adduca alcuna prova documentale o testimoniale per confermare che è stata omessa dal vescovo eparchiale la consultazione, la sua semplice affermazione non può fare prova piena dal momento che non si tratta di cose da lui compiute in ragione dell’ufficio e neppure circostanze di cose e persone persuadano diversamente.
5. Di fronte al gravi intervento tentato tempo addietro dal competente Dicastero della Curia Romana per cambiare e rimettere in sesto la convenzione che per varie cause zoppicava, l’attuale negazione di avere la potestà per intervenire nel caso della medesima convenzione, appare veramente illegittima, in quanto sotto il pretesto della convenzione stipulata rimette alla apposizione di eventuali modifiche al «comune accordo tra le parti contraenti».
 Französisch

Autor der Leitsätze (auf Latein) und der italienischen Übersetzung: © G. Paolo Montini

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