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Rechtsprechung der Apostolischen Signatur über Verwaltungsstreitigkeiten
 
 

Oberster Gerichtshof der Apostolischen Signatur
Decretum definitivum vom 28.10.2022, Prot. N. 52693/17 CA


Kläger Rev.dus X
Belangte Partei Congregatio pro Clericis
Gegenstand Amotionis parochi
coram Sandri
Inhalt Decretum Congressus reformandum non esse.
Anmerkungen Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2022 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2022.pdf
Rechtsquellen 
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Legenda
 
Canones des CIC1983
Alle in den Entscheidungen (sowohl im Teil in iure als auch im Teil in facto) erwähnten Canones sind als Quellen angegeben.
In Fettschrift werden diejenigen Canones angezeigt, die den Hauptgegenstand der Entscheidung bilden oder zu denen die Entscheidung ein Auslegungsprinzip formuliert.
In Kursivschrift werden diejenigen Canones des CIC von 1983 angezeigt,
- die nicht im Text der Entscheidung genannt sind, mit denen sich die Entscheidung aber befasst;
- die denjeingen Canones des CIC1917 entsprechen, von denen die - vor 1983 gefällte - Entscheidung handelt.

Andere Quellen
Es werden alle Quellen angegeben, die im Text Entscheidung (in iure oder in facto) erwähnt sind.
CIC cann. 274 § 2; 1395 § 1; 1741, n. 1; 1741, n. 3; 1744 § 2
Leitsätze
1. Iuxta Signaturae Apostolicae iurisprudentiam sufficit, ex una parte, unam tantum causarum ad amovendum parochum adesse, ex altera, eandem in impugnato decreto perpendi.
2. De iure defensionis a competenti Curiae Romanae Dicasterio violato ne sermo fieri potest, si prior recurrentis patronus et ipse recurrens plus quam quinque et viginti epistulas miserunt, non sine plurimis adnexis et responsionibus a Dicasterio latis.
3. Sufficientem probatamque recte censuit competens Curiae Romanae Dicasteriujm causam de qua ad can. 1741, n. 1 («modus agendi qui ecclesiasticae communioni grave detrimentum vel perturbationem afferat») si: 1) ex modo sese gerendi recurrens in ministerio exercendo paroecias dioecesimque periculo procedurarum civilium obiecit, et eodem modo aliquos fideles admovit, sed multos alios abalienavit; 2) acta causae illustrant habitus communioni ecclesiali contrarios adfuisse in ministerio a recurrente per annos exercito, ita ut tales difficultates inveteravisse viderent (in casu patet inde a primitivis diebus a paroecia recepta recurrentem communitati paroeciali officiisque dioecesanis infenso modo sese gessisse).
4. Pendente recursu adversus amotionem a paroecia illegitima censeri nequit cuiusdam officii propositio ab Episcopo parocho amoto facta, si 1) non agatur de officiis incompatibilibus; 2) nominatio ad tempus indeterminatum sit, quam revocari potuisset, amotione parochi illegitima habita; nam amotio non eximit ab obligatione observanda de qua in can. 274, § 2.
5. Iuxta Signaturae Apostolicae iurisprudentiam recusatio in commercio epistulari de quo in can. 1744, § 2 recipiendo idem est quam notificatio (in casu, ceterum, nullum aderat legitimum impedimentum quod recurrentem retinere potuisset a communicatione recipienda, de qua idem certior factus erat).
1. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica è sufficiente, da una parte, che vi sia (anche) una sola delle cause per la rimozione del parroco, e, dall’altra parte, che la stessa sia stata valutata nel decreto impugnato.
2. Non si neppure parlare di diritto di difesa violato dal competente Dicastero della Curia Romana, se il primo patrono del ricorrente e lo stesso ricorrente hanno inviato più di venticinque lettere, senza i moltissimi allegati e risposte date dal Dicastero.
3. Il competente Dicastero della Curia Romana ha rettamente ritenuto sufficiente e provata la causa di cui al can. 1741, 1° («modo di agire che arrechi grave danno o turbamento alla comunione ecclesiale») se: 1) per il modo di comportarsi il ricorrente nell’esercizio del ministero ha esposto le parrocchie e la diocesi al pericolo di procedure civili, e allo stesso modo ha avvicinato alcuni fedeli, ma molti altri li ha allontanati; 2) gli atti della causa illustrano che i suoi modi abituali nel ministero esercitato da anni sono stati contrari alla comunione ecclesiale, così che tali difficoltà sembrino conservate (nel caso appare che già dai primi giorni appena ricevuta la parrocchia, il ricorrente si è comportato in modo ostile alla comunità parrocchiale e agli uffici diocesani).
4. Pendente il ricorso contro la rimozione dalla parrocchia non si può ritenere illegittima la proposta fatta da parte del vescovo al parroco rimosso di un ufficio, se 1) non si tratti di uffici incompatibili; 2) la nomina sia a tempo indeterminato, che si sarebbe potuto revocare, una volta dichiarata illegittima la rimozione del parroco; infatti la rimozione non esime dall’osservanza dell’obbligo di cui al can. 274, § 2.
5. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica il rifiuto di ricevere la corrispondenza di cui al can. 1744, § 2 e come la notificazione (nel caso, poi, non v’era alcun impedimento legittimo che potesse trattenere il ricorrente dal ricevere la corrispondenza, di cui lo stesso era stato informato).
 Französisch

Autor der Leitsätze (auf Latein) und der italienischen Übersetzung: © G. Paolo Montini

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