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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 10.06.2022, Prot. N. 54112/19 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Dimissionis
coram Mamberti
Content Constare de violatione legis in decernendo
Notes Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2022 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2022.pdf
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 695 § 1; 1395 § 2; 1395 § 3 [2021]
Legal Summary
1. Dimissio ab instituto ex can. 695 est sanctio disciplinaris irrogata praeter poenam canonicam pro clericis, de qua in can. 1395, § 2. Obiectum commune inter utrumque canonem stat in facti specie delicti, cum consectarium, nempe sanctio disciplinaris dimissionis, sive a poena suspensionis sive a poena dimissionis e statu clericali omnino differat.
2. Dimissio ab instituto ex can. 695 non fit ad vindicandum delictum sed pro bono religionis (cf. Decretum Congressus diei 9 maii 2019, prot. n. 53179/17 CA); quae quapropter dimissio poena considerari nequit.
3. Prae oculis habenda est disparitas inter ius canonicum et ius civile circa configurationem delicti violentiae sexualis (in casu in decernenda dimissione relatio habita est sive subordinationis sive vulnerabilitatis, de quibus in recentioribus legibus civilibus in territorio vigentibus).
4. In recentiore promulgato can. 1395, § 3 de «vi, minis vel abusu suae auctoritatis» cavetur. Insertio «abusus auctoritatis» sat clare insinuat illum abusum auctoritatis, qui generat metum reverentialem seu s.d. violentiam moralem, non comprehensum fuisse in clausula «vi vel minis» de qua in can. 1395, § 2, in casu de quo applicando, qui ceterum strictae interpretationi subest (in casu vis vel minae in subiectum incussae excluduntur ratione aetatis, experientiae in relationibus cum mulieribus, absentiae cuiusmodi obnubilationis, subordinationis atque repulsionis).
5. Nihil prohibet quominus Superior maior competens, si res ferat et servatis iure servandis, ope praecepti liberum exercitium ministerii ex parte recurrentis coarctet ne curam pastoralem erga iuvenes exerceat (cf. sententia definitiva coram Daneels diei 14 decembris 2021, prot. n. 55056/17 CA, n. 14).
1. La dimissione dall’istituto a norma del can. 695 è una sanzione disciplinare irrogata oltre la pena canonica per chierici di cui al can. 1395, § 2. L’oggetto comune di tutt’e due i canoni consiste nella fattispecie del delitto, mentre la conseguenza, ossia la sanzione disciplinare della dimissione, differisce del tutto sia dalla pena della sospensione sia dalla pena della dimissione dallo stato clericale.
2. La dimissione dall’istituto a norma del can. 695 non si dà per vendicare un delitto, ma per il bene della religione (cf. il decreto del Congresso del 9 maggio 2019, prot. n. 53179/17 CA); la quale dimissione pertanto non può essere considerata una pena.
3. Si deve tenere di fronte agli occhi la disparità tra il diritto canonico e il diritto civile quanto alla configurazione del delitto di violenza sessuale (nel caso nella decisione di dimettere si è fatto riferimento sia alla subordinazione sia alla vulnerabilità, quali nelle più recenti leggi civili vigenti nel territorio).
4. Nel can. 1395, § 3 recentemente promulgato si tratta di «violenza, minacce o abuso della propria autorità». L’inserzione dell’«abuso di autorità» fa capire abbastanza chiaramente che quell’abuso di autorità, che genera il timore reverenziale ossia la cosiddetta violenza morale, non era compreso nella clausola «con violenza o minacce» di cui nel can. 1395, § 2, che si deve applicare nel caso e che inoltre soggiace a stretta interpretazione (nel caso sia la violenza sia le minacce incusse al soggetto sono esclude in ragione dell’età, dell’esperienza nelle relazioni con donne, dell’assenza di disorientamento, di subordinazione e di reazione).
5. Non è escluso che il Superiore maggiore competente, se del caso e osservato quanto stabilito dal diritto, tramite precetto restringa il libero esercizio del ministero del ricorrente perché non eserciti la cura pastorale dei giovani (cf. sentenza definitiva coram Daneels del 14 dicembre 2021, prot. n. 55056/17 CA, n. 14).
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini