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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 14.12.2021, Prot. N. 53993/18 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Denegatae sanationis professionis perpetuae seu illegitimae dimissionis ab Ordine.
coram Versaldi
Content Constare de legis violatione in procedendo et in decernendo.
Non constare de damno patrimoniaIi; non proponi quoad damnum non patrimoniale.
Notes Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2021 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2021.pdf
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 124 § 2; 128; 658; 694-704
Codex Iuris Canonici anno 1917 promulgatus 586 § 3
Legal Summary
1. Nullitas professionis perpetuae declaranda est legitimo processu a competenti auctoritate peracto ut status iuridicus professi fiat certus, iure defensionis concesso, per decretum, motivis instructum, unde et recursus interponi possit.
2. Ad dissolvenda onera et iura professionis et ordinationis, denegatio sanationis non sufficit nec intima opinio vel Superiorum vel ipsius Religiosi cuius interest.
3. Dimissio ab instituto religioso effectus mere denegatae sanationis esse non potest. Nam dimissio religiosi sine praescripto processu nec causa gravi probata illegitima evadit.
4. Denegatio sanationis professionis perpetuae redundans in nullitatis professionis declarationem errorem in decernendo constituit, immo et in procedendo ob ius defensionis denegatum.
5. Curiae Romanae Dicasterium per silentium re confirmavit decisionem Superiorum, de recurrentis nempe dimissione ab instituto sine processu, exercitio iuris defensionis denegato.
6. Attento voto paupertatis quo recurrens astringitur necnon assistentia ab instituto recurrenti oblata durante processu (sive per subventiones sive per admissionem in domum religiosam), de damno patrimoniali non constat.
7. Laesio bonae famae per decretum in domum religiosam reditum satis reparabitur, incongrua proinde habita conversione damni moralis seu non patrimoniali in pecuniam.
1. La nullità della professione perpetua si deve dichiarare con legittimo processo condotto dalla competente autorità affinché lo stato giuridico del professo sia reso certo, concesso il diritto di difesa, con decreto provvisto di motivazioni, così che si possa anche interporre ricorso.
2. Per eliminare i doveri e i diritti della professione e dell’ordinazione, non basta che sia negata la sanazione né basta l’intima convinzione dei Superiori o dello stesso religioso interessato.
3. La dimissione dall’istituto religioso non può essere meramente l’effetto della negazione della sanazione; infatti la dimissione di un religioso senza il prescritto processo e senza causa grave provata è illegittima.
4. La negazione della sanazione della professione perpetua che ridondi nella dichiarazione di nullità della professione, costituisce errore in decernendo, anzi anche errore nella procedura per il negato diritto di difesa.
5. Il Dicastero della Curia Romana con il silenzio ha in realtà confermato la decisione dei Superiori, di dimettere cioè il ricorrente dall’istituto senza processo e con l’esercizio del diritto di difesa denegato.
6. Considerato il voto di povertà al quale è tenuto il ricorrente e pure l’assistenza offerta dall’istituto al ricorrente durante il processo (sia con sovvenzioni sia con l’ammissione nella casa religiosa) non consta del danno patrimoniale.
7. La lesione della buona fama sarà sufficientemente riparata con il ritorno nella casa religiosa deciso (dalla sentenza), ritenendo così incongrua la conversione del danno morale o non patrimoniale in denaro.
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini