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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum Congressus of 22.06.2006, Prot. N. 37352/05 CA


Petitioner Rev.da X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Dimissionis
Publication IC 64/127 (2024) 295-303
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Translations hisp., IC 64/127 (2024) 295-303.
Content Recursum ad disceptationem admittendum non esse.
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 48; 51; 696-700; 696 § 1; 1738
Legal Summary
1. Iuxta Signaturae Apostolicae iurisprudentiam non datur ius advocatum adhibendi in procedura dimissionis quae agitur coram instituto, sed tantum in subsequenti recursu hierarchico (in casu refertur ad sententiam definitivam coram Mussinghoff diei 22 iunii 2002, prot. n. 30273/99 CA, n. 14).
2. Praescripta iuris nullam faciunt mentionem de iure sodalis exigendi ut Superior probationes ab eo ipso propositas colligat, id est sodalis iure non gaudet ut probationes ab ipso expetitae de facto a Superioribus et a competenti Curiae Romanae Dicasterio colligantur. Ad rem recolitur sive procedura in cann. 696-700 descripta sive principium generale, millies in Signaturae Apostolicae iurisprudentia assertum, iuxta quod in procedura dimissionis et in examine recursus hierarchici non requiritur contradictorium, sicut v.g. in processu iudiciali vel in processu administrativo poenali.
3. Praecepta translationis ad aliam domum in Institutis religiosis dari solent rationibus motivis haud expressis, nisi aliud in iure proprio expresse statuatur. Ad rem recolitur provisiones secundum can. 48 distinguendas esse a decretis singularibus quibus pro casu particulari datur decisio (can. 51). Nec ceterum in casu ius proprium ullo modo exigit ut decisio feratur indicatis causis motivis; nam tantum requirit ut habeatur iusta causa.
4. Iure proprio de opportunis consultationibus tantum cavente, pertinet ad Superiorem generalem decernere quaenam opportuna consultatio in casu requiratur.
5. Nullo modo apparet sodalis statum valetudinis talem fuisse ut impediret quominus exsequeretur mandatum, cum non ageretur de mandato obiective nimis oneroso uti est translatio inter urbes sat vicinas.
1. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica non si dà il diritto di avvalersi di un avvocato nella procedura di dimissione che si svolge presso l’istituto, ma solo nel susseguente ricorso gerarchico (nel caso si fa riferimento alla sentenza definitiva coram Mussinghoff del 22 giugno 2002, prot. n. 30273/99 CA, n. 14).
2. I prescritti del diritto non fanno alcuna menzione del diritto del sodale di esigere che il Superiore raccolga le prove da lui stesso proposte, ossia, il sodale non gode del diritto che le prove da lui stesso chieste siano di fatto raccolte dai Superiori e dal competente Dicastero della Curia Romana. Al riguardo si ricorda sia la procedura descritta nei cann. 696-700 sia il principio generale, costantemente ribadito nella giurisprudenza della Segnatura Apostolica, secondo il quale nella procedura di dimissione e nell’esame del ricorso gerarchico non è richiesto il contraddittorio, come per esempio nel processo giudiziale o nel processo amministrativo penale.
3. I precetti di trasferimento ad un’altra casa negli istituti religiosi si danno di solito senza esprimerne i motivi, a meno che espressamente non si stabilisca altro nel diritto proprio. Si ricorda al riguardo che le provviste secondo il can. 48 si devono distinguere dai decreti singolari con i quali si dà una decisione per un caso particolare (can. 51). Né d’altronde nel caso il diritto proprio richiede in alcun modo che la decisione sia emanata indicandone le cause motive; infatti richiede solo che si abbia una giusta causa.
4. Se il diritto proprio solo prevede opportune consultazioni, appartiene al Superiore generale decidere quale opportuna consultazione nel caso si richieda.
5. In nessun modo appare che lo stato di salute del sodale fosse tale da impedire di eseguire il precetto; non si trattava di un comando oggettivamente troppo oneroso, come è infatti un trasferimento in città abbastanza vicine.
Comments G. Núñez, «Signatura Apostólica y expulsión de una religiosa: derecho de defensa y fin del litigio por conciliación entre las partes», IC 64/127 (2024) 323-348.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini