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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 25.06.2020, Prot. N. 52263/16 CA


Petitioner D.nus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Reductionis ecclesiae X in usum profanum
coram Sandri
Content Non constare de violatione legis in procedendo vel in decernendo.
Notes Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2020 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2020.pdf
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1222 § 1; 1222 § 2; 1526 § 1
Legal Summary
1. Etiam in recursu contentioso administrativo viget lex processualis: «Onus probandi incumbit ei qui asserit» (can. 1526, § l), nisi iam palam appareat legem violatam esse (in casu non probatur excessus discretionalitatis circa gravem causam ex parte Episcopi).
2. Non agitur de iudicio utrum ecclesia «nullo modo ad cultum divinum adhiberi queat et possibilitas non detur eam reficiendi» (can. 1222, § 1), sed potius utrum «aliae graves causae suadeant ut ... ecclesia ad divinum cultum amplius non adhibeatur» (can. 1222, § 2). Utique non agitur de absoluta impossibilitate onus conservationis sustinendi. Perpendenda tamen non est mera possibilitas physica et oeconomica conservationis, a recurrentibus utique promissa (in casu etiam ceterae expensae ordinariae vitae paroecialis perpendendae sunt, habita ratione reditus membrorum paroeciae et exspectationum circa futuras mutationes demographicas et oeconomicas).
3. Episcopus et dein competens Curiae Romanae Dicasterium non violaverunt legem, quia causa oeconomica gravis facta est in circumstantiis concretis loci (in casu circumstantiae quaedam, exempli gratia, adducuntur, inter quas imminutio fidelium, qui in vita ecclesiali intersunt et conceptum sat dubium circa dioecesim et eius actionem pastoralem a recurrentibus patefactam).
1. Anche nel ricorso contenzioso amministrativo vige la legge processuale: «L’onere della prova cade su chi asserisce» (can. 1526, § l), a meno che appaia già con evidenza che la legge è stata violata (nel caso non è provato un eccesso di discrezionalità circa la grave causa da parte del vescovo).
2. Non si tratta di giudicare se la chiesa «non possa in alcun modo essere usata per il culto divino e non si dia la possibilità di restaurarla» (can. 1222, § 1), ma piuttosto se «altre gravi cause suggeriscano che ... la chiesa non sia più usata per il culto divino» (can. 1222, § 2). Certo non si tratta della impossibilità assoluta di sostenere l’onere della conservazione. Non si deve tuttavia valutare la mera possibilità fisica e economica della conservazione che i ricorrenti certo hanno promesso (nel caso devono essere prese in considerazione anche le altre spese della vita ordinaria della parrocchia, secondo il reddito dei membri della parrocchia e le aspettative dei futuri cambiamenti demografici ed economici).
3. Il vescovo e poi il competente Dicastero della Curia Romana non hanno violato la legge perché la causa economica è divenuta grave nelle concrete circostanze locali (nel caso si adducano alcune circostanze tra le quali per esempio, la diminuzione dei fedeli praticanti e l’opinione assai discutibile sulla diocesi e la sua attività pastorale manifestata dai ricorrenti).
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini