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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 26.01.2019, Prot. N. 52630/17 CA


Petitioner D.na X et alii
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Suppressionis paroeciae personalis X [et reductionis eiusdem ecclesiae in usum profanum]
coram Burke
Content Non constare de violatione legis in procedendo vel in decernendo.
Proposita alienatione ecclesiae revocata, cessata ergo materia contentionis, litem finitam esse.
Notes Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2019 in https://www.vatican.va/content/dam/romancuria/segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2019.pdf
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 50; 51; 515 § 2; 1210; 1214; 1220. § 1; 1222 § 2
Legal Summary
1. Ad normam can. 515, § 2, unius Episcopi dioecesani est paroecias supprimere, audito consilio presbyterali. Episcopus necessarias notitias et probationes exquirat, atque, quantum fieri potest, eos audiat quorum iura laedi possint (cf. can. 50). Decretum suppressionis saltem summarie motiva exprimat, exclusa vero arbitrarietate (cf. can. 51). Sufficit iusta causa, perpensis non solum condicione paroeciae sed etiam condicione totius dioecesis, ut per suppressionem provideri possit, meliore quo fieri potest modo, saluti animarum in tempore praesenti et futuro.
2. Secundum constantem Signaturae Apostolicae iurisprudentiam fideles nullum ius habent ad determinatam paroeciam sed ad quandam paroeciam quae eorum curae pastorali providet. Eodem modo, cura pastoralis migratorurn non vinculatur cum quadam determinata paroecia personali, ita ut Episcopus dioecesanus iusta ex causa paroeciam personalem supprimere potest et alio modo migratorum curae pastorali providere,
3. Quoad assertam violationem legis in decernendo ob defectum iustae causae, scilìcet quod rationes generice dioecesim respiciunt et quod nulla ratio specifice paroeciam supprimendam respiciens in decreto habetur, ratio habenda est sive primae causae ab Ordinario datae, nempe quod missio originalis paroeciae pro fidelibus polonicae originis amplius non datur, necnon rationum a competenti Curiae Romanae Dicasterio adductarum, id est magnorum debitorum sine possibilitate reali solutionis, mutationum demographicarum et condicionis periculosae fabricae ecclesiae.
4. De facto habetur, alio nomine tecto, reductio ecclesiae in usum profanum non sordidum si et quatenus, iuxta condiciones in contractu stipulatas, aedes non amplius divino cultui destinatur sed potius activitatibus culturalibus cuiusdam instituti, excluso vero usu sordido, dum novus dominus interdum, ad modum actus et partibus concordibus, paroeciae tamquam hospiti accessum ad aedificium concedit ad cultum divinum praesertim publice in ea exercendum. Quod ex praescriptis canonum 1214, 1210 et 1220, § 1 satis elucet.
1. A norma del can. 515, § 2 solo il Vescovo diocesano, udito il consiglio presbiterale, può sopprimere parrocchie. Il Vescovo chieda le notizie necessarie e le prove e, per quanto possibile, ascolti coloro i cui diritti possano essere lesi (cf. can. 50). Il decreto di soppressione esprima almeno sommariamente i motivi, esclusa qualsiasi arbitrarietà (cf. can. 51). Basta una giusta causa, soppesate non solo la condizione della parrocchia, ma anche la condizione di tutta la diocesi, così che con la soppressione si possa provvedere nel miglior modo possibile alla salvezza delle anime al presente e per il futuro.
2. Secundo la costante giurisprudenza della Segnatura Apostolica i fedeli non hanno alcun diritto ad una determinata parrocchia, ma ad una parrocchia che provveda alla loro cura pastorale. Allo stesso modo la cura pastorale dei migranti non è vincolata ad una determinata parrocchia personale, in modo tale che il Vescovo diocesano per giusta causa può sopprimere una parrocchia personale e provvedere in altro modo alla cura pastorale dei migranti.
3. Quanto alla asserita violazione della legge in decernendo per mancanza di una giusta causa, ossia che le ragioni concernono genericamente la diocesi e che nel decreto non c’è nessuna ragione che specificamente riguarda la parrocchia da sopprimere, si deve considerare sia la prima causa addotta dall’Ordinario, ossia che la missione originaria della parrocchia per i fedeli di origine polacca non si dà più, come pure le ragioni addotte dal competente Dicastero della Curia Romana, cioè gli ingenti debiti senza reale possibilità di restituire, i mutamenti demografici e la condizione di pericolo dell’edificio della chiesa.
4. Si ha di fatto, se pur sotto altro nome, riduzione di una chiesa ad uso profano non sordido se e per quanto, secondo condizioni contrattuali stabilite, l’edificio non è più destinato al culto divino, ma piuttosto alle attività culturali di una istituzione, escluso però l’uso sordido, mentre il nuovo proprietario talvolta, in singoli casi e con l’accordo delle parti, concede alla parrocchia al modo di ospite l’accesso all’edificio per esercitare in essa soprattutto pubblicamente il culto divino. Questo è abbastanza evidente dai prescritti dei canoni 1214, 1210 et 1220, § 1.
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini