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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 16.01.2016, Prot. N. 49414/14 CA


Petitioner D.na X et alii
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Reductionis in usum profanum ecclesiae X
coram Martínez Sistach
Content Decretum Congressus reformandum non esse.
Notes Cf. Attività della Segnatura Apostolica 2016, in vatican.va/content/dam/romancuria/ segnatura-apostolica/statistiche/segnatura-apostolica-statistica_2016.pdf
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1222 § 2; 1520; 1526
Legal Summary
1. Consensus paroecianorum ad ecclesiam in usum profanum reducendam haudquaquam requiritur (cf. can. 1222, § 2), cum ipsi, etiamsi probabiliter oeconomica contributione ad aedem sacram exstruendam vel conservandam providissent, nullum verum ius in eandem ecclesiam acquisiverint.
2. Nullo modo requiritur, iuxta Signaturae Apostolicae iurisprudentiam, ut ipsum formale decretum reductionis ecclesiae ipsis paroecianis notificetur. Sufficit proinde ut paroeciani et ii quorum interest hac de decisione certiores fiant.
3. De asserta peremptione actus administrativi nullo modo agi potest; nam, praescriptum can. 1520 tantummodo respicit processum iudicialem.
4. Ad ecclesiae in usum profanum reductionem requiruntur a lege causae graves. Iuxta Signaturae Apostolicae iurisprudentiam gravitas causarum fundamentum obiectivum habere debet, sed ipsa gravitas aestimanda est attentis tam circumstantiis concretis in casu habitis quam ipsa indole sacra ecclesiae tamquam domus Dei.
5. Sufficere nequeunt ad normam can. 1222, § 2 rationes motivae characteris generalis (ad rem referuntur sententiae definitivae prot. nn. 42278/09 CA et 24388/93 CA).
6. Insufficientia oeconomica pro conservatione, reparatione et renovatione ecclesiae causam gravem constituit ad ecclesiam in usum profanum reducendam. In casu agitur de rationibus quae sese referunt ad conditionem oeconomicam paroeciae et ad conditionem physicam seu materialem ipsius ecclesiae tempore eius reductionis in usum profanum.
7. Iuxta communem Signaturae Apostolicae iurisprudentiam, probata inconsistentia iuris vel facti cuiusdam motivi, actus impugnati illegitimitatem non parit, si tamen unum saltem eiusdem actus motivum par sit sub specie sive iuris sive facti ut decretum sustineatur.
8. Considerato quod onus probandi incumbit ei qui asserit (cf. can. 1526), thesis de asserta oeconomica paroeciae sufficientia – nulla tamen probatione adducta – non valet ad rationes motivas in impugnato decreto Congressus prolatas submovendas.
Cf. etiam maximae prot. n. 49414/CA – DC.
1. Non è richiesto il consenso dei parrocchiani per la riduzione ad uso profano della chiesa (cf. can. 1222, § 2), dal momento che essi, ancorché forse provvidero economicamente alla costruzione e alla conservazione dell’edificio sacro, non acquisirono alcun vero diritto sulla medesima chiesa.
2. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica non si richiede in alcun modo che lo stesso formale decreto di riduzione della chiesa sia notificato agli stessi parrocchiani. È sufficiente pertanto che i parrocchiani e gli interessati siano informati di questa decisione.
3. Non si può trattare assolutamente dell’asserita perenzione dell’atto amministrativo; il prescritto del can. 1520, infatti, riguarda solo il processo giudiziale.
4. Per la riduzione di una chiesa ad uso profano la legge richiede cause gravi. Secondo la giurisprudenza della Segnatura Apostolica la gravità delle cause deve avere un fondamento oggettivo, ma la stessa gravità deve essere valutata tenendo presente sia le circostanze concrete che si hanno nel caso sia la stessa indole sacra della chiesa, come casa di Dio.
5. A norma del can. 1222, § 2 non bastano ragioni di carattere generale (si rimanda alle sentenze definitive prot. nn. 42278/09 CA et 24388/93 CA).
6. La insufficienza di mezzi economici per la conservazione, le riparazioni e il restauro della chiesa costituisce causa grave per ridurre la chiesa ad uso profano. Nel caso si tratta delle cause che si riferiscono alla condizione economica della parrocchia e alla condizione fisica ossia materiale della stessa chiesa al momento della sua riduzione ad uso profano.
7. Secondo la comune giurisprudenza della Segnatura Apostolica, la provata inconferenza di diritto o di fatto di un certo motivo, non genera l’illegittimità dell’atto impugnato, se tuttavia almeno uno dei motivi del medesimo atto sia adeguato sia quanto a diritto sia quanto a fatto a sostenere il decreto.
8. Considerato che l’onere della prova ricade su colui che afferma (cf. can. 1526), la tesi della asserita capacità economica della parrocchia – senza addurre alcuna prova – non è in grado di scalzare le ragioni motive contenute nell’impugnato decreto del Congresso.
Cf. anche le massime prot. n. 49414/CA – DC.
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini