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Jurisprudence de la Signature Apostolique en matière contentieuse-administrative
 
 

Tribunal suprême de la Signature apostolique
Sententia definitiva du 15.12.2001, Prot. N. 31012/00 CA


Demandeur Rev.dus X
Défendeur Pontificium Consilium pro Laicis
Objet Iurium
coram Pompedda
Contenu Constare de violatione legis in procedendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2001, p. 857.
Sources 
?
Legenda
 
Canons du Code de 1983
Tous les canons qui se trovent dans les parties in iure et in facto des décisions sont rapportés dans les sources.
On indique en gras les canons qui font l’objet principal de la décision ou sur lesquels la décision pose un principe d’interprétation.
On indique en italique les canons du Code de 1983 :
- qui n’apparaissent pas dans le texte de la décision mais qui sont traités dans la décision ;
- qui correspondent aux canons du Code de 1917, dont la décision, antérieure à 1983, traite.

Autres sources
Toutes les sources qui se trouvent dans les parties in iure et in facto des décisions sont rapportées.
CIC cann. 152; 184 § 1; 189 § 1; 190 § 1; 191 § 1; 192; 193; 193 §§ 1-2; 1742-1745
PB Art. 123 § 2
Arrêts
1. Signaturae Apostolicae, cui recursus examen competit, imprimis est definire naturam decisionis impugnatae.
2. Can. 189, § 1 non retinuit figuram renuntiationis tacitae, de qua in can. 188 Codicis praevigentis, quae, insuper, componi nequit cum recursu adversus muneris amissionem.
3. Quidquid est de necessitate consensus Episcopi ad conferendum officium per Pontificium Consilium – quod pro nihilo fecerat in actu prorogationis ad sexennium quandam Episcopi exceptionem, statuentem prorogationis licentiam usque ad annum 1998 –, patet unam causam amotionis panditam a Pontificio Consilio exstitisse revocationem sacerdotis in suae incardinationis dioecesim. Quod necessario inducit ad inquirendum cur Episcopus revocationem illam statuerit.
4. Cum decisio Episcopi ex quibusdam rumoribus, quin dicatur accusationibus, in Rev.dum Recurrentem serpentibus scatuisset deque iisdem rumoribus seu accusationibus Rev.dus Recurrens tantum modo generico certior factus esset ab Episcopo, quin ipse sese reapse in re defendere posset, Pontificium Consilium pro Laicis utcumque Rev.dum Recurrentem ad rem audire debebat. In casu enim servandus erat procedendi modus iure definitus (cf. can. 193 §§ 1-2), quo deficiente, saltem ad rem audiendus erat Rev.dus Recurrens ad ipsius ius defensionis tuendum (cf. ex analogia cann. 1742-1745). Id autem factum non est, unde violatio legis in procedendo scatet.
5. Quod secumfert reparationem damnorum moralium, quae obtineri poterit declaratione ipsius Pontificii Consilii de capta illegitime decisione atque nullam accusationem stetisse in capienda illa decisione ac demum refusione expensarum omnium hucusque a Rev.do Recurrente factarum ad suum ius tuendum. Certo certius autem Rev.dus Recurrens hodie, saltem lapsu temporis et nulla prorogatione officii interveniente (ad quod ceterum alius sacerdos nominatus interim est), haberi amplius non poterit titularis officii a quo amotus fuerat.
1. Spetta alla Segnatura Apostolica, cui compete l’esame di un ricorso, definire anzitutto la natura della decisione impugnata.
2. Il can. 189, § 1 non ha conservato la figura della rinuncia tacita, di cui al can. 188 del Codice previgente, la quale, inoltre, non è compatibile con un ricorso contro la perdita dell’incarico.
3. Prescindendo dalla necessità del consenso del vescovo per conferire l’ufficio da parte del Pontificio Consiglio – che non lo considerato nell’atto di proroga per sei anni una certa riserva del vescovo, secondo la quale la licenza era concessa ad una proroga fino al 1998 – è chiaro che l’unica causa di rimozione espressa dal Pontificio Consiglio è stata la revoca del sacerdote nella sua diocesi di incardinazione. Ciò necessariamente importa la indagine della ragione per la quale il vescovo l’abbia stabilita.
4. Dal momento che la decisione del vescovo è sorta da alcune indiscrezioni, anzi meglio si si dica accuse contro il Rev.do Ricorrente, e di queste indiscrezioni e accuse il Rev.do Ricorrente è stato informato dal vescovo in modo solo generico, senza potersi difendere, il Pontificio Consiglio per i Laici doveva comunque ascoltare al riguardo il Rev.do Ricorrente. Nel caso, infatti, si doveva osservare il modo di procedere definito dal diritto (cf. can. 193 §§ 1-2), o almeno, in sua assenza, si doveva ascoltare il Rev.do Ricorrente per garantire il suo diritto di difesa (cf. per analogia i cann. 1742-1745). Questo non è stato fatto e da qui deriva la violazione di legge nella procedura.
5. Questo comporta la riparazione dei danni morali, che può essere ottenuta con la dichiarazione dello stesso Pontificio Consiglio che la decisione presa è stata illegittima e che nessuna accusa è stata presa in considerazione nella decisione, e infine con la rifusione di tutte le spese sostenute finora dal Rev.do Ricorrente per la sua difesa. Certamente tuttavia il Rev.do Ricorrente oggi, almeno per essere trascorso il tempo senza alcuna proroga dell’uffici (al quale peraltro nel frattempo è stato nominato un altro sacerdote), non può più essere ritenuto titolare dell’ufficio dal quale è stato rimosso.

Auteur des arrêts (en latin) et de la traduction italienne : © G. Paolo Montini