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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 24.03.2001, Prot. N. 30349/99 CA


Petitioner Rev.da X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Dimissionis
coram Schotte
Content Decretum Congressus confirmandum esse.
Notes Cf. etiam prot. n. 24216/93 CA.
Cf. etiam prot. n. 30221/99 CA.
Cf. L’attività della Santa Sede 2001, p. 856.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 665 § 1; 696; 697; 703
Legal Summary
1. Conventus consilii, de quo in capite can. 697, illegitime habitus censeri nequit si praecesserit causam de qua in can. 696, § 1, dummodo tamen eadem causa rationabiliter praevideatur (in casu conventus habitus est eodem die quo licentia absentiae a domo exspiravit).
2. Iter admonitionum illegitime nimis celere haberi nequit, si et quatenus interstitia inter admonitiones can. 697, nn. 2-3 praescripta, servata sunt.
3. Si competens Curiae Romanae Dicasterium, de munere Patroni inscium, recursum reiecit ante eiusdem Patroni memoriale porrectum, non inde habetur denegatio iuris defensionis, sed potius defectus debitae diligentiae ex parte ipsius recurrentis, qui de re notitiam eidem Dicasterio haud dedit.
4. Recusatio imperati reditus in domum religiosam excusari nequit ex eo quod «finis ab indultis [absentiae] intentus, scilicet reconciliatio Communitates autoritatesque instituti inter et Rev. Sororem, quae initio eiecta a domo fuerat absque fundatis comprobatisque accusationibus [can. 703], reapse haud effectus fuerat» (decretum Congressus); nam: a) restauratio bonae famae una tantum evasit condicio inter plures, a Rev. Sorore adductas, ad reditum; b) eiusdem Sororis reditus in sinum communitatis, praecipientibus Superiorissis, non diminueret, sed augeret eius bonam famam; c) quidquid est de asserta obligatione instituti restaurandi bonam famam Sororis, nullum adest fundamentum obiectivum pro asserta illegitimitate dimissionis eo quod Soror praeceptis Superiorissarum oboedire non debuisset «antequam sua bona fama restauraretur». Secus enim sufficeret vera vel mere asserta laesio bonae famae ex parte Superiorum, ab iisdem non reparata, ne religiosus amplius oboedire deberet eorum praeceptis ad urgenda elementa essentialia vitae religiosae vi voti oboedientiae datis.
5. Recursu adversus validitatem electionum reiecto ob terminos praeterlapsos, auctoritas instituti nullo modo haberi potest utpote illegitima ut eiusdem auctoritatis praeceptum sodalem non teneat.
1. La sessione del consiglio di cui all’incipit del can. 697 non si può ritenere illegittima se è effettuata prima della causa di cui al can. 696, § 1, purché tuttavia il verificarsi della stessa causa si preveda ragionevolmente (nel caso la sessione si è tenuto nello stesso giorno nel quale spirava la licenza di assenza dalla casa).
2. Il percorso delle ammonizioni non si può ritenere illegittimamente troppo celere se e per quanto sono osservati gli interstizi prescritti dal can. 697, nn. 2-3 tra le ammonizioni.
3. Se il competente Dicastero della Curia Romana, inconsapevole del mandato del Patrono, rigetta il ricorso prima che questi presenti il memoriale, non per questo si ha negazione del diritto di difesa, ma piuttosto mancanza della dovuta diligenza da parte del ricorrente, che non ha dato notizia della cosa al medesimo Dicastero.
4. Il rifiuto del ritorno comandato alla casa religiosa non può essere scusato perché «il fine inteso dagli indulti [di assenza], ossia la riconciliazione tra le comunità e le autorità dell’istituto con la Rev.da Suora, che all’inizio era stata espulsa dalla casa senza fondate e comprovate accuse [can. 703], in realtà non è stato raggiunto» (decreto del Congresso); infatti: a) la restaurazione della buona fama fu solo una delle condizioni addotte dalla Rev.da suora per tornare; b) il ritorno della stessa Suora in seno alla comunità per ordine delle Superiore non avrebbe diminuito ma aumentato la sua buona fama; c) checché ne sia dell’asserito obbligo dell’istituto di restaurare la buona fama della Suora, non c’è fondamento oggettivo per l’asserita illegittimità della dimissione per il fatto che la Suora non avrebbe dovuto obbedire ai comandi delle Superiore «prima che la sua buona fama fosse ristabilita». In caso contrario, infatti, sarebbe sufficiente la vera o meramente asserita lesione della buona fama da parte dei Superiori, non ristabilita da parte degli stessi, perché il religioso non debba più obbedire ai loro comandi dati in virtù del voto di obbedienza per urgere elementi essenziali della vita religiosa.
5. Rigettato per decorso dei termini il ricorso contro la validità delle elezioni, l’autorità dell’istituto non si può in alcun modo illegittima così che il comando della medesima autorità non obblighi il membro.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini