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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 24.03.2001, Prot. N. 27795/97 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio de Institutione Catholica
Object Revocationis missionis canonicae
coram Agustoni
Publication IE 37 (2025) 221-241
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Translations it., IE 37 (2025) 221-241
Content Constare de violatione legis in procedendo et in decernendo. Damnum sive oeconomicum sive morale esse reparandum mensura et modo in Sententia statutis.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2001, pp. 855-856.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 50; 51; 57; 57 § 3; 128; 812; 818; 1353; 1368; 1738
Constitutio Apostolica Sapientia christiana Art. 2 § 2; Art. 26 § 1; Art. 30, b;  
Ordinationes ad exsequendam Constitutionem Apostolicam Sapientia christiana Art. 8, n. 5; Art. 22 § 1; Art. 22 § 2; Art. 22 § 3;  
PB Art. 123 § 2;  
Ordinatio Generalis Romanae Curiae [1992] Art. 120 § 1; Art. 120 § 3
Legal Summary
1. Sive ius universale sive peculiare Universitatis statuunt missionem canonicam revocari posse ob motiva quae nullo modo gravitatem delicti prae se ferunt, ideoque revocatio missionis canonicae vel muneris docendi rationem non habet legis poenalis: etenim potestas procedendi ad amotionem a munere auctoritati non iudiciali sed exsecutivae tribuitur.
2. In examinanda quaestione sedulo distinguendum est inter decretum quo revocatur missio canonica et consectaria eiusdem, scilicet solutionem contractus laboris. Cum amotio secumferat cessationem operae, Magnus Cancellarius prae oculis habere debet, una cum § 61 statutorum Universitatis, etiam legem civilem, quia utraque de ineundo et de cessatione contractus laboris agit (in casu etiam solutio contractus laboris inter Universitatem et recurrentem absque denuntiatione et protina cessatio remunerationis violationem legis secumfert).
3. Deficiente lege peculiari, saltem praescripta iuris universalis, idest Ordinationum ad exsequendam Constitutionem Apostolicam erant servanda, ubi expresse describitur modus procedendi illis in adiunctis.
4. Lex (nempe can. 50) nihil habet circa modum exquirendi notitias necessarias colligendique probationes atque iuxta eandem legem tantum «si fieri potest» illi sunt audiendi quorum iura laedi possunt.
5. Quoad violationem legis in procedendo ex can. 51, quia in decreto singulari motiva decisionis saltem summarie erant exprimenda, non semel etiam apud Signaturam Apostolicam de significatione verbi «summarie» disputatum est. Quis ambiguitate deceptus causas «summarie» expressas illis «implicite» (seu in-plicis) expressis aequat. Quae aequatio inter duas locutiones, licet nonnullis casibus quadam rationalitate non careat, apud Signaturam Apostolicam non invaluit.
6. Ius defensionis, quod in iure naturali innititur, amplius concessum est, cum tradita iurisprudentia doceat in recursu administrativo non dari verum contradictorium (in casu iam vero pluribus ex documentis patet recurrentem iure defensionis adversus decretum Magni Cancellarii fuse functum esse).
Circa autem idem ius defensionis, patet e contra meridiana luce Magnum Cancellarium universale principium cuiuscumque controversiae, nempe “audiatur et altera pars”, neglexisse: nullum enim vestigium invenitur in documentis quod ipse arcesserit recurrentem ad illum audiendum, antequam decretum amotionis dedit.
7. Prae oculis habita violatione legis in procedendo, patet quod Curiae Romanae Dicasterium decretum illegitimum approbavit ideoque in casu legem revera in decernendo violavit.
8. Violatione legis ex can. 51 irrepta ob motiva decisionis saltem summarie non expressa, competens Curiae Romanae Dicasterium errorem emendare nedum potuisset, sed debuisset, qua re sive in procedendo sive in decernendo legem violavit (in casu ratio habetur Ordinationis Generalis Romanae Curiae, art. 120, § 1 et § 3).
9. Quoad accusatum denegatum ius defensionis coram competenti Curiae Romanae Dicasterio, nulla lex praecipit, ad ius defensionis quod attinet, acta omnia partibus esse tradenda (in casu normae vigentes circa recursus hierarchicos apud Romanam Curiam ad amussim servata sunt).
10. Quoad damnum oeconomicum reparandum, retributio quam per spatium temporis percepisset, ab Universitate recurrenti solvenda est.
11. Ad damni moralis reparationem ob offensam bonam famam quod attinet, inter se comparatis canonibus 57, § 3 et 128, constare debet nexus inter actum iuridicum et damnum (morale) illegitime illatum; pariter accurate distinguendum est inter damnum dolo vel culpa per actum iuridicum illegitime illatum (in casu, cum definitas violationes iuris morale quoddam damnum procurasse non est inficiendum, ideoque reparandum, statutum est apte reparari per publicationem Sententiae definitivae, valvis Universitatis ac praesertim Facultatis Iuris figendae).
1. Sia il diritto universale sia il diritto peculiare dell’Università stabiliscono che la missione canonica può essere revocata per motivi che non comportano la gravità di un delitto e perciò la revoca della missione canonica o del mandato di insegnare non hanno natura di legge penale: infatti la potestà di procedere alla rimozione dall’ufficio è attribuita all’autorità esecutiva, non giudiziale.
2. Nella questione da esaminare si deve distinguere accuratamente tra il decreto con il quale si revoca la missione canonica e le sue conseguenze, ossia lo scioglimento del contratto di lavoro. Poiché la rimozione comporta la cessazione dal lavoro, il Gran Cancelliere deve tenere presenti, con il paragrafo 61 degli Statuti dell’Università, anche la legge civile, perché entrambi concernono l’inizio e la fine del contratto di lavoro (nel caso anche lo scioglimento del contratto di lavoro tra l’Università e il ricorrente senza contestazione [al ricorrente] e la immediata cessazione della remunerazione comportano la violazione della legge).
3. Mancando la legge peculiare, dovevano essere osservati almeno i prescritti del diritto universale, ossia delle Ordinazioni per l’esecuzione della Costituzione Apostolica [Sapientia christiana], là dove si prescrive espressamente il modo di procedere in questi casi.
4. La legge (ossia il can. 50) non dice nulla circa il modo di chiedere le notizie necessarie e di raccogliere le prove e, secondo la stessa legge, solo «se è possibile» sono da ascoltare coloro i diritti dei quali possono essere lesi.
5. Quanto alla violazione di legge nella procedura ex can. 51, perché nel decreto si dovevano esprimere almeno sommariamente i motivi della decisione, più volte anche presso la Segnatura Apostolica si è discusso dell’interpretazione della parola «sommariamente». Alcuni ingannati dall’ambiguità del termine equiparano le cause «sommariamente» espresse alle cause «implicitamente» (nelle pieghe) espresse. Questa equiparazione tra le due espressioni, benché in alcuni casi non manchi di una certa ragionevolezza, presso la Segnatura Apostolica non ha valore.
6. Il diritto di difesa, che si fonda sul diritto naturale, è stato concesso in modo alquanto ampio, dal momento che la giurisprudenza recepita insegna che nel ricorso gerarchico non si dà un vero contraddittorio (nel caso già poi da più documenti appare che il ricorrente ha abbondantemente usato del diritto di difesa avverso il decrero del Gran Cancelliere).
Circa invece lo stesso diritto di difesa, appare chiarissimamente che il Gran Cancelliere ha trascurato il principio universale di qualunque controversia, ossia «si ascolti l’altra parte»: non si trova infatti alcuna traccia nei documenti che egli abbia convocato il ricorrente per ascoltarlo prima di emanare il decreto di rimozione.
7. Data la violazione di legge nella procedura, è chiaro che il Dicastero della Curia Romana ha approvato un decreto illegittimo e perciò ha violato in realtà nel caso la legge nella decisione.
8. Stante la violazione di legge a causa del can. 51 per motivi almeno sommariamente non espressi, il competente Dicastero della Curia Romana non solo avrebbe potuto correggere l’errore, ma avrebbe dovuto, per la qual ragione ha violato la legge sia nella decisione che nella procedura (nel caso ci si riferisce al Regolamento generale della Curia Romana, all’art. 120, § 1 et § 3).
9. Quanto alla negazione contestata del diritto di difesa di fronte al competente Dicastero della Curia Romana, non c’è alcuna legge che prescriva, per quanto attiene al diritto di difesa, che tutti gli atti siano da trasmettere alle parti (nel caso le norme vigenti circa i ricorsi gerarchici presso la Curia Romana sono stati osservati alla lettera).
10. Quanto al danno economico da riparare, si deve pagare da parte della Università la retribuzione che [il ricorrente] avrebbe percepito nel tempo[indicato].
11. Quanto alla riparazione del danno morale per la violazione della buona fama, considerati i cann. 57, § 3 et 128, deve constare il nesso tra l’atto giuridico e il danno (morale) illegittimamente inferto; parimenti si deve distinguere tra il danno illegittimamente inferto attraverso un atto giuridico per dolo o colpa (nel caso, dal momento che non c’è dubbio che le violazioni del diritto accertate abbiano procurato un certo danno morale, che perciò dev’essere riparato, si è stabilito che sia adeguatamente riparato attraverso la pubblicazione della sentenza definitiva da affiggere all’ingresso dell’Università e soprattutto della Facoltà di Diritto Canonico).
Comments G. Parise, «Revoca della missione canonica di insegnamento e risarcimento dei danni. Commento alla sentenza definitiva del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica prot. n. 27795/97 CA», IE 37 (2025) 243-261,

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini