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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 30.11.2002, Prot. N. 32220/01 CA


Petitioner D.nus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Suppressionis paroeciae
coram Cacciavillan
Content Decretum Congressus reformandum non esse.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2002, p. 850.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC can. 515 § 2
NS Art. 55; Art. 57 § 3
Legal Summary
1. Nullo modo requiritur ut formale decretum, quo paroecia supprimitur, consilio pastorali paroeciali vel ipsis paroecianis notificetur. Decisio, ceterum, iam antea publice divulgata erat et ab iisdem sine ullo dubio cognita (in casu, praeterea, parochus, ante exsecutionem decreti, non amplius eius habebat curam).
2. Can. 515, § 2 minime requirit ipsius paroeciae supprimendae interventum in casu.
3. Assertus defectus iustae causae, ad suppressionem paroeciae quod attinet, nullatenus probatur ex eiusdem asserta bona condicione, cum suppressio etiam respicere possit paroeciam quae est in bona condicione. Eiusmodi enim in casibus res haud consideranda est attenta sola condicione paroeciae supprimendae, verum etiam condicione totius dioeceseos vel alicuius eiusdem partis.
4. Requiritur, utique, aliquod gravamen ut quis legitimatione gaudeat ad recurrendum contra suppressionem suae paroeciae, sed illud gravamen nequit ullo modo confundi cum violatione legis. Patet, enim, unamquamque suppressionem paroeciae facile aliquod incommodum pro eis paroecianis secumferre (in casu agebatur de distantia inter paroecias).
5. Allata dubia circa rationes in decernenda suppressione paroeciae ab Ordinario habitas insinuant sed non probant, id est non demonstrant ullum nexum inter suppressionem paroeciae et facta denuntiata.
1. Non si richiede per niente che il formale decreto con il quale la parrocchia è soppressa sia notificato al consiglio pastorale parrocchiale o agli stessi parrocchiani. La decisione peraltro era stata divulgata pubblicamente già prima e senza dubbio conosciuta dagli stessi (nel caso, poi, il parroco già prima dell’esecuzione del decreto, non aveva la cura della medesima).
2. Il can. 515, § 2 non richiede per nulla l’intervento della stessa parrocchia da sopprimere nel caso.
3. L’asserita mancanza di una giusta causa per la soppressione di una parrocchia non si prova per nulla a partire dalla sua buona asserita condizione, dal momento che la soppressione può anche riguardare una parrocchia in buona condizione. Infatti in questi casi non si deve considerare la cosa solo guardando alla condizione della parrocchia da sopprimere, ma anche alla condizione di tutta la diocesi o di una sua parte.
4. Si richiede certamente un certo gravame perché qualcuno goda della legittimazione a ricorrere contro la soppressione della sua parrocchia, ma quel gravame non può in alcun modo essere confuso con la violazione della legge. È evidente, infatti, che ogni soppressione di parrocchia facilmente comporta un qualche incomodo per quei parrocchiani (nel caso si trattava della distanza tra parrocchie).
5. I dubbi addotti sulle ragioni che l’Ordinario ha avuto per decidere la soppressione della parrocchia, insinuano, ma non provano, cioè non dimostrano un nesso tra la soppressione della parrocchia e i fatti denunciati.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini