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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 30.11.2002, Prot. N. 28499/97 CA


Petitioner Rev.mus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Amotionis
coram Coccopalmerio
Content Non constare de violatione legis sive in procedendo sive in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2002, p. 850.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 538 § 3; 1740-1747; 1742 § 1; 1745
Legal Summary
1. Ad causam et probationes ad validitatem indicandas iuxta can. 1742, § 1, ratio quoque habenda est scientiae quam parochus de iisdem amovendus reapse habet, praesertim colloquiorum causa cum Episcopo habitorum (in casu ex actis constat bis Episcopum locutum esse cum parocho de duobus gravibus defectibus in eius vita pastorali, utpote «a completa falta de sintonia afectiva e pastoral com os demais sacerdotes de S. e o seu pessimo relacionamento com a comunidade das Religiosas de E., importante obra católica situada em sua Paróquia»).
2. Ut constet de iure defensionis servato, recognosci debent acta quae parochus inspicere ad normam can. 1745, § 1 valuit (in casu relatio tandem aliquando Signaturae Apostolicae producta est, quae cavet de «razões comportamentais» [pp. 6-7], «razões administrativas» [pp. 7-8] et «razões de ordem pastoral» [pp. 8-9], quam recurrens inspicere potuit).
3. Etiamsi in actis de parochorum consultatione, quam can. 1745, n. 2 praescribit, nihil caveatur, ex communi agendi modo ex parte Episcopi eadem norma servata habenda est.
4. Suasio paterna ad renuntiationem paroeciae ad vitandam proceduram amotionis, primus gressus ipsius procedurae, ac proinde haberi nequit uti indebita coactio quae errorem in procedendo in parocho amovendo constituat.
5. Causae amotionis a paroecia constituere possunt delicta, at ex hoc haud eruitur error in procedendo ob amotionem parochi per proceduram administrativam peractam. Nam causa amotionis respicitur in quantum reddit noxium vel inefficax ministerium parochi (id est uti effectus), non autem in quantum delictum (scilicet ut causa).
1. Quanto alla causa e alle prove che a norma del can. 1742, § 1 devono essere indicate per la validità, si deve anche tener conto della conoscenza che delle medesime il parroco da rimuovere realmente possiede, soprattutto in forza di colloqui avuti con il vescovo (nel caso dagli atti consta che il vescovo per due volte ha parlato con il parroco di due gravi difetti nella sua attività pastorale, ossia della completa mancanza di sintonia affettiva e pastorale con gli altri sacerdoti di S. e della sua pessima relazione con la comunità di religiose di E., importante opera cattolica situata nella sua parrocchia»).
2. Perché consti che è stato osservato il diritto di difesa, si devono conoscere quali attie il parroco ha potuto esaminare a norma del can. 1745, § 1 (nel caso alla fin fine è stata prodotta alla Segnatura Apostolica la relazione che tratta delle «ragioni di comportamento» [pp. 6-7], «ragioni amministrative» [pp. 7-8] e «ragioni di ordine pastorale» [pp. 8-9], che il ricorrente poté esaminare).
3. Anche se nulla si dice negli atti della consultazione dei parroci di cui al can. 1745, n. 2, si deve ritenere, dal modo solito di agire del vescovo, che quella norma è stata osservata.
4. La persuasione paterna a rinunciare alla parrocchia per evitare la procedura di rimozione, è il primo passo della stessa procedura e perciò non può essere ritenuto un’indebita coazione che costituisca un errore in procedendo nella rimozione del parroco.
5. Le cause di rimozione dalla parrocchia possono costituire delitti, ma non per questo si deduce un errore in procedendo nella rimozione del parroco realizzata con procedura amministrativa. La causa di rimozione, infatti, è considerata in quanto rende nocivo o inefficace il ministero del parroco (ossia come effetto) e non in quanto delitto (ossia come causa).

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini