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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 28.06.2003, Prot. N. 30315/99 CA


Petitioner «Compagnia Evaristiani del Sacro Cuore»
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Iurium
coram Coccopalmerio
Publication IE 36 (2024) 195-210
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Translations it., IE 36 (2024) 195-210
Content Constare de violatione legis in decernendo.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2003, p. 840.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 122; 361; 590; 732; 1256; 1273; 1299 § 2; 1310 § 1; 1310 § 3
[CIC17] 673; 685-686;  
Const. Apost. Pastor bonus art. 98; art. 108 § 1
Legal Summary
1. Canones 1256 et 1273, iuxta doctrinam admodum praevalentem, potestatem uni Romano Pontifici agnoscunt bona patrimonialia auferendi et alteri dandi absque causa et compensatione, i.e. veluti potestatem, quae domino competat.
2. Quae autem potestas haud competit Curiae Romanae Dicasteriis quia:
a) canones praecitati accuratius de Romano Pontifice mentionem faciunt, non autem de Apostolica Sede vel Sancta Sede (cf. can. 361);
b) potestas ab altero auferendi et alteri dandi absque causa et compensatione Romano Pontifici competit vi primatus iurisdictionis, vi potestatis scilicet quae proprie et directe Romano Pontifici inhaeret, cuius delegatio vel demandatio, si id fieri potest, saltem explicite et expressis verbis constare debet;
c) potestas ab altero auferendi et alteri dandi absque causa et compensatione, etsi in primatu iurisdictionis fundata (cf can. 1273), ad Romanum Pontificem pertinet veluti “quasi-dominum” bonorum omnium ecclesiasticorum; quae condicio communicata non est cum competente Curiae Romanae Dicasterio, quod tantum in potestate exsecutiva vices gerit Romani Pontificis;
d) articuli 108, § 1 const. apost. Pastor bonus praescriptum competenti Curiae Romanae Dicasterio competentiam agnoscit quoad bonorum administrationem, at administrationis notio, etiam sensu lato sumpta, usque ad proprietatis ablationem seu translationem extendi nequit (cf. etiam art. 98 eiusdem constitutionis apostolicae).
3. Iusta et necessaria causa de qua in can. 1310, praesertim sub §§ 1 et 3 non datur si transferendum dominium bonorum necessarium non evadat ad apostolatum Societatis, qui per usum vel usufructum eorundem bonorum exerceri potest.
4. Si competens Curiae Romanae Dicasterium translationem ipsius iuris proprietatis directe et per se peragere non potest, nec ipsum vi oboedientiae imponere potest ut eadem translatio per acta civiliter peragenda obtineatur.
1. I canoni 1256 et 1273, secondo la dottrina assolutamente prevalente, riconoscono la potestà del solo Romano Pontefice di sottrarre la proprietà ad un soggetto e di attribuirla ad un altro senza causa e senza compensazione, ossia come la potestà che competa al proprietario.
2. Questa potestà però non compete ai Dicasteri della Curia Romana perché:
a) i canoni precitati fanno in modo alquanto accurato menzione del Romano Pontefice, non invece della Sede Apostolica o della Santa Sede (cf. can. 361);
b) la potestà di sottrarre la proprietà ad un soggetto e di attribuirla ad un altro senza causa e senza compensazione compete al Romano Pontefice in forza del primato di giurisdizione, ossia in forza della potestà che inerisce propriamente e direttamente al Romano Pontefice e la cui delega o commissione, sempre che si possa fare, deve constare almeno esplicitamente ed espressamente;
c) la potestà di sottrarre la proprietà ad un soggetto e di attribuirla ad un altro senza causa e senza compensazione, anche se fondata sul primato di giurisdizione (cf can. 1273), appartiene al Romano Pontefice come a un “quasi-proprietario” di tutti i beni ecclesiastici; e questa condizione non si comunica al competente Dicastero della Curia Romana, che è vicario del Romano Pontefice solo nella potestà esecutiva;
d) il prescritto dell’art. 108, § 1 della costituzione apostolica Pastor bonus riconosce al competente Dicastero della Curia Romana la competenza quanto all’amministrazione dei beni, ma la nozione di amministrazione, anche presa in senso largo, non si può estendere fino alla perdita e al trasferimento di proprietà (cf. anche l’art. 98 della medesima costituzione apostolica).
3. Non si dà la giusta e necessaria causa di cui al can. 1310, soprattutto §§ 1 et 3, se il trasferimento di proprietà dei beni non sia necessario per l’apostolato di una società, il quale apostolato può essere esercitato con l’uso o l’usufrutto dei medesimi beni.
4. Se il competente Dicastero della Curia Romana non può direttamente e per se attuare il trasferimento dello stesso diritto di proprietà, non può neppure il medesimo Dicastero imporre per obbedienza che il medesimo trasferimento avvenga attraverso atti civilmente validi.
Comments F. Vecchi, «Evoluzioni ecclesiologiche e permanenza del primato di regime nel Romano Pontefice, ’supremo amministratore dei beni ecclesiali’», IE 36 (2024) 211-225

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini