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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 03.07.2004, Prot. N. 29828-B/99 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Remissionis in statu quiescentiae
coram Mussinghoff
Publication IC 66/131 (2026) 323-332
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Translations hisp., IC 66/131 (2026) 323-332
Content Decretum Congressus reformandum non esse.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2004, p. 784.
Cf. etiam prot. n. 29828/99 CA.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 36 § 2; 50; 52; 145 § 1; 195; 269, n. 1; 273-289; 274; 281 § 1; 384; 1025 § 2; 1350 § 1; 1733 § 1; 1748
Legal Summary
1. In capite de clericorum obligationibus et iuribus de eorum iure, ut ipsi aliquod officium, de quo in can. 145, § 1, reapse obtineant, non fit mentio.
2. Orto dubio de clerici idoneitate ad officium cum cura animarum adimplendum, ad Ordinarium pertinet de re videre, antequam ei aliquod eiusmodi officium conferat, cauto tamen ne clericus sine proportionata ratione cum detrimento populi Dei absque eiusmodi officio maneat; et quidem legitime, nisi iudicium Ordinarii in re prorsus arbitrarium demonstretur.
3. Causa perempta de translatione imposita, quippe quae praesupponit parochum paroeciam a qua utiliter rexisse (cf. can. 1748), haudquaquam significat in iure constare de praesuppositis ipsius translationis.
4. Merito decretum competentis Curiae Romanae Dicasterii adnotat cann. 50 et 1733, § 1 servatos esse, quia recurrens colloquium cum Episcopo quinque dies ante exarationem decreti habuit. Ergo non valet argumentum ipsum prius ab Episcopo suo auditum non fuisse.
5. Nulla habetur norma iuridica quae Episcopum vetet recurrentis amotionem et remissionem in statu quiescentiae decernere antequam causa translationis definitive claudatur.
6. Ex quadam forte imperfecta redactione alicuius rationis motivae pro decisione administrativa nondum sequitur ipsam decisionem esse erroneam (in casu non probatur confusio ex parte competentis Curiae Romanae Dicasterii inter causas motivas pro amotione ab officio et causas pro recurrentis solutione a quocumque officio cum cura animarum in dioecesi exercendo).
7. Iuxta normam in omnibus dioecesibus dicionis vigentem, etiam presbyteri emeriti, ad aliquod officium ecclesiasticum exercendum quod attinet, tres quartas partes recipiunt stipendii antea recepti. Ex quo patet recurrentem inepte suam impugnare sustentationem eodem modo reductam.
8. De diffamatione ne sermo quidem esse potest ob recurrentis inscriptionem in Indice dioecesano tamquam parochi extra servitium: nam illa inscriptio veritati respondet et haudquaquam ad rem legis probatur violatio.
1. Nel capitolo sugli obblighi e diritti dei chierici non si fa menzione del loro diritto che realmente ottengano un ufficio di cui al can. 145, § 1.
2. Sorto un dubbio sulla idoneità di un chierico ad adempiere un ufficio con cura di anime, spetta all’Ordinario giudicare, prima di affidargli un tale ufficio, garantendo tuttavia che il chierico non rimanga sprovvisto di un tale ufficio con danno del popolo di Dio senza una causa proporzionata; e ciò appunto è legittimo, a meno che il giudizio dell’Ordinario in materia si dimostri del tutto arbitrario.
3. La causa perenta sul trasferimento forzoso, che per l’appunto presuppone che il parroco abbia retto la parrocchia utilmente (cf. can. 1748), non significa per nulla che in diritto consti dei presupposti del medesimo trasferimento.
4. Correttamente il decreto del competente Dicastero della Curia Romana annota che i canoni 50 et 1733, § 1 sono stati osservati, dal momento che il ricorrente ebbe un colloquio con il Vescovo cinque giorni prima della stesura del decreto. Non si può pertanto addurre l’argomento che non fu prima ascoltato dal Vescovo.
5. Non c’è alcuna norma giuridica che vieti al Vescovo la rimozione del ricorrente e la sua collocazione a riposo prima che la causa sul trasferimento termini.
6. Dalla eventuale imperfetta formulazione di una qualche ragione motiva per una decisione amministrativa non segue ancora che la decisione sia erronea (nel caso non è provata la confusione da parte del competente Dicastero della Curia Romana tra le cause motive per la rimozione dall’ufficio e quelle per la liberazione del ricorrente dall’esercizio di qualsiasi ufficio con cura di anime nella diocesi).
7. Secondo la norma vigente in tutte le diocesi della regione, anche i presbiteri emeriti quanto all’esercizio di un ufficio ecclesiastico, ricevono i tre quarti del precedente stipendio. Dal che è chiaro che il ricorrente invano impugna il suo sostentamento decurtato allo stesso modo.
8. Non ci può essere neppure menzione di diffamazione per la iscrizione nell’annuario diocesano del ricorrente come parroco fuori servizio; quella iscrizione, infatti corrisponde a verità e non si prova alcuna violazione di legge al riguardo.
Comments J. Canosa, «La doctrina jurisprudencial de la signatura apostólica en materia administrativa. comentario a tres decisiones sobre una misma controversia», IC 66/131 (2026) 333-346.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini