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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 18.03.2006, Prot. N. 32756/01 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congeregatio de Institutione Catholica
Oggetto Revocationis missionis canonicae
coram Echevarría Rodríguez
Contenuto Non constat de violatine legis in procedendo vel in decernendo
Note Cf. L’attività della Santa Sede 2006, p. 726.
Cf. etiam prot. 21445/89 VA
Fonti 
?
Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 57 § 2; 57 § 3; 201 § 2
Const. Ap. Sapientia christiana art. 26 § 1 art. 30;  
Ordinationes Const. Ap. Sapientia christiana art. 22 § 1 art. 22 §§ 2-3  
Regolamento Generale della Curia Romana art. 136 § 2
Massime
1. Sententia poenalis in rem iudicatam transacta, qua recurrens absolutus est eique restituta sunt pristina officia, non reddit ipsum absolute inamovibilem ab officio, a quo nihilominus potest dein amoveri ad normam iuris. Quamvis res iudicata plane differat ab actu administrativo revocationis missionis canonicae, patet quoque attente examinandam esse relationem inter facta quibus innititur sententia absolutoria et facta illa quibus fundatur decretum revocationis. Si arta relatio adest inter facta, ut auctoritas legitime revocationem decernat, procedat necesse est accuratissime servatis iuribus tum substantialibus tum proceduralibus.
1. La sentenza penale passata in giudicato, con la quale il ricorrente è stato assolto e gli sono stato restituiti gli uffici precedentemente detenuti, non lo rende assolutamente inamovibile dall’ufficio, dal quale nonostante può poi essere rimosso a norma del diritto. Benché il giudicato differisca del tutto dall’atto amministrativo della revoca della missione canonica, è altrettanto chiaro che deve essere attentamente esaminata la relazione tra i fatti sui quali si fonda la sentenza assolutoria e i fatti sui quali si fonda il decreto di revoca. Se tra i fatti esiste una stretta relazione, perché l’autorità decida legittimamente la revoca, è necessario che proceda accuratissimamente osservando i diritti sia sostanziali sia procedurali.
2. Aequa interpretatio can. 201, § 2 rationem habere debet sive responsionis “iuxta preces”, qua Signatura Apostolica petitae termini prorogationi providit, sive litterarum quibus competens Curiae Romanae Dicasterium recurrenti significavit se recursum recepisse et velle attente examinare documenta, probabiliter intendens uti facultate de qua in art. 136, § 2 Ordinationis generalis Romanae Curiae.
2. L’equa interpretazione del can. 201, § 2 deve tener conto sia della risposta “secondo la richiesta”, con la quale la Segnatura Apostolica ha provveduto alla richiesta proroga dei termini, sia della lettera con la quale il competente Dicastero della Curia Romana ha significato al ricorrente di aver ricevuto il ricorso e di voler attentamente esaminare i documenti, intendendo con ciò probabilmente usare della facoltà di cui all’art. 136, § 2 del Regolamento Generale della Curia Romana.
3. Iuxta can. 57, § 2 iidem effectus oriuntur e duobus diversis suppositis: nempe e silentio et ex reiectione. Agitur non de identificatione sed de aequiparatione duorum actuum, inter alia quia auctoritas adstricta manet ad actum ferendum etiam quando tempus transactum est et responsio praesumitur negativa ad normam can. 57, § 3. Silentio ergo competentis Curiae Romanae Dicasterii vis similis tribuitur confirmationi actus inferioris auctoritatis et sub luce huius silentii iudicatur a Signatura Apostolica legitimitas actus praedictae auctoritatis inferioris.
3. Secondo il can. 57, § 2 sorgono i medesimi effetti da due diversi presupposti, ossia dal silenzio e dal rigetto. Si tratta non già dell’identificazione ma della equiparazione di due atti, perché tra l’altro l’autorità rimane obbligata a emanare l’atto anche quando il tempo è trascorso e la risposta si presume negativa a norma del can. 57, § 3. Al silenzio pertanto del competente Dicastero della Curia Romana si attribuisce valore simile alla conferma dell’atto dell’autorità inferiore e sotto l’aspetto di questo silenzio si giudica da parte della Segnatura Apostolica la legittimità dell’atto della menzionata autorità inferiore.
4. Iuxta criteria exposita in art. 22 §§ 2-3 art. 22 Ordinationum: a) quaeri debet imprimis privata compositio inter Rectorem, vel Praesidem, vel Decanum et ipsum docentem; b) si ad hanc compositionem non perveniatur, quaestio submittenda est Consilio vel Commissioni competenti, ita ut res maneat intra saepta corporis academici; c) praedictis viis frustra adhibitis, res deferri debet ad Magnum Cancellarium; d) manet quidem omni tempore possibilitas recurrendi ad Santam Sedem et docenti agnoscendum semper est ius “causam suam explicandi et defendendi”.
4. Secondo i criteri esposti nell’art. 22 §§ 2-3 delle Ordinazioni: a) si deve cercare dapprima una privata composizione tra il Rettore, il Preside o il Decano e lo stesso docente; b) se non si raggiunge questa composizione, si deve sottomettere la questione al Consiglio o alla Commissione competente così che la cosa rimanga entro la cerchia accademica; c) se i menzionati mezzi non danno esito, la cosa deve essere deferita al Gran Cancelliere; d) rimane poi sempre la possibilità di ricorrere alla Santa Sede e al docente si deve sempre riconoscere il diritto di «spiegare il suo caso e difendersi».
5. Forsitan obici posset Praesidem debuisse compositionem formaliter temptare post inceptam proceduram de revocatione, attamen patet talia conamina pacificae compositionis vana reapse sese exhibuisse propter animum hostilem recurrentis.
5. Si potrebbe forse obiettare che il Preside avrebbe dovuto formalmente tentare la composizione dopo l’avvio della procedura di revoca, ma consta che questi tentativi di composizione pacifica in realtà si presentavano inutili per l’animo ostile del ricorrente.
6. Verum est quidem nullam habitam esse adunationem ut recurrens audiretur, attamen non minus verum est recurrentem substantialiter cognovisse quarum rerum accusaretur et suas rationes exprimere potuisse. Etiam pendente recursu apud competens Curiae Romanae Dicasterium, post colloquium habitum cum Magno Cancellario Facultatis, recurrens perpendere potuit specifica accusationis facta. Recurrens, proinde, gavisus est facultate sese defendendi, eiusque rationes tum a Magno Cancellario tum a Dicasterio perpensae sunt.
6. È poi vero che non vi fu alcuna riunione per ascoltare il ricorrente, tuttavia non è men vero che il ricorrente conosceva sostanzialmente di quali cose lo accusassero e abbia potuto esprimere le sue ragioni. Anche durante il ricorso al competente Dicastero della Curia Romana, dopo il colloquio col Gran Cancelliere della Facoltà, il ricorrente ha potuto valutare gli specifici fatti di cui era accusato. Il ricorrente, pertanto, ha goduto della facoltà di difendersi e le sue ragioni sono state valutate sia dal Gran Cancelliere sia dal Dicastero.
7. In art. 22 Ordinationum sancitur ut Statuta definiant «ratio[nem] procedendi cum de suspensione vel dimissione docentis agatur, praesertim ob causas doctrinam respicientes». In textu citato verbum “praesertim” ostendit momentum praecipuum defectus rectae doctrinae ad mandatum revocandum, at implicite secumfert alias esse posse causas legitimae revocationis, cuiusmodi sunt actus graves contra disciplinam vel bonam famam Facultatis vel contra concordiam communitatis academicae.
7. Nell’art. 22 delle Ordinazioni si sancisce che gli Statuti definiscano il «modo di procedere quando si tratta della sospensione o dimissione del docente, soprattutto per cause che riguardano la dottrina». Nel testo citato la parola “soprattutto” mostra l’importanza principale del difetto nella retta dottrina per la revoca del mandato, ma implicitamente include che possano essere anche altre le cause della legittima revoca, come atti gravi contro la disciplina o la buona fama della Facoltà o contro la concordia della comunità accademica.
8. Signatura Apostolica decisionem ferre debet de legitimitate in decernendo decreti quo missio canonica revocatur; perpendere ergo oportet utrum decisio fuerit arbitraria an iuri conformis. Ponderatio factorum partim secum fert liberam aestimationem ex parte auctoritatis, de qua non est Signaturae Apostolicae iudicandum, cum perpendere solummodo debeat an eadem auctoritas egerit ultra legales limites discretionis. Decisio arbitraria esset quidem illegitima, sed indoles arbitraria deesse videtur in actu impugnato Magni Cancellarii (in casu rationes allatae exstant: impressio magnetophonica colloquii cum Ordinario; affirmationes in eundem et Curiam Romanam iniuriosae).8. La Segnatura Apostolica deve fare una decisione sulla legittimità sulla decisione del decreto con il quale la missione canonica è revocata; è necessario pertanto valutare se la decisione sia stata arbitraria o conforme al diritto. La valutazione dei fatti in parte include la libera ponderazione da parte dell’autorità, sulla quale la Segnatura Apostolica può giudicare, dal momento che deve solo valutare se la medesima autorità abbia agito oltra i limiti legali della discrezionalità. Una decisione arbitraria sarebbe certo illegittima, ma sembra manchi nell’atto impugnato del Gran Cancelliere un’indole arbitraria (nel caso le ragioni addotte sono: registrazione del colloquio con l’ Ordinario; affermazioni ingiuriose contro lo stesso e la Curia Romana).
Commenti F. Zanchini di Castiglionchio, Funzione giudicante e governo diocesano. Problemi di esecuzione del giudicato di assoluzione "renitente Ordinario loci", in Processo penale e tutela dei diritti nell’ordinamento canonico, a cura di D. Cito, Milano 2005, 701-711.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini