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Jurisprudencia de la Signatura Apostólica en materia contencioso-administrativa
 
 

Tribunal Supremo de la Signatura Apostólica
Decretum definitivum del 18.03.2006, Prot. N. 33170/02 CA


Actor Rev.da X
Demandado Congregatio pro Ecclesiis Orientalibus
Objeto Dimissionis
coram Davino
Contenido Decretum Congressus non est reformandum.
Notas Cf. L’attività della Santa Sede 2006, p. 725.
Fuentes 
?
Legenda
 
Cánones del Código de 1983
Todos los cánones que pueden leerse en la parte in iure o en la parte in facto de las decisiones se indican en las fuentes.
Los cánones que son el objeto principal de la decisión o sobre los que la decisión establece un principio de interpretación se muestran en negrita.
Aparecen en cursiva los cánones del Código de 1983:
- que no aparecen en el texto de la decisión, pero que son tratados en la decisión;
- que corresponden a los cánones del Código de 1917, de los que trata la decisión (tomada anterior a 1983).

Otras fuentes
Se informa de todas las fuentes que pueden leerse en la parte in iure y en la parte in facto de las decisiones.
CIC can. 1625
NS art. 99 § 1; art. 114 §§ 2-3; art. 116
Máximas
1. Tantummodo ad Signaturam Apostolicam spectat Patroni ex officio amotio vel renuntiationis acceptatio, haudquaquam vero ad recurrentem, qui utique alium Patronum ex fiducia, de eius consensu, sibi constituere potest ex albo advocatorum apud Curiam Romanam.
2. Contra praescriptum art. 99, § 1 Normarum Specialium, iuxta quod partes «possunt in iudicio stare solummodo per Patronum», speciose invocatur art. 114, §§ 2-3 earundem Normarum Specialium, ubi vero tantum agitur de facultate petendi vel instandi, non autem obtinendi ut recurrens possit ulteriorem scripturam memorialem porrigere vel ulteriora documenta exhibere.
3. Instructionis supplementum et exhibitio novorum documentorum prorsus excluduntur in casu recursus ad Collegium adversus recursus reiectionem, de qua in art. 116 Normarum Specialium. Qua de re recurrens ad rem inepte invocat normas servandas, casu quo recursus ad normam eiusdem art. 116 ad ulteriorem disceptationem admissus fuisset.
4. Nullius momenti est argumentum recurrentis se ob egestatem iter ad domum designatam arripere non posse, ideoque in casu oboedire non valere; tempore enim opportuno a Superioribus necessariam pecuniam pro itinere non petivit, quin immo clare manifestavit intentionem illam domum intra terminum statutum non adeundi, cum solummodo pro incertis futuris temporibus reversionem promitteret (in casu acta clare ostendunt recurrentem strenue noluisse iussis Superiorum acquiescere et legitime ei impositam domum petere).
5. Haud obstantibus repetitis instantiis recurrentis ad Summum Pontificem, instantiis ipsis nulla habetur responsio, unam si excipias, in qua per Secretariam Status declarabatur quaestionem de competentia esse Congregationis pro Ecclesiis Orientalibus. Quibus in adiunctis tenendum est consulendum haud esse SS.mo pro petitae gratiae concessione.
1. Solo alla Segnatura Apostolica spetta la rimozione e l’accettazione della rinuncia del Patrono d’ufficio, non invece al ricorrente, che senza dubbio può costituire dall’albo degli Avvocati presso la Curia Romana un altro Patrono di fiducia, con il suo assenso.
2. Contro il prescritto dell’art. 99, § 1 delle Norme Speciali, secondo il quale le parti «possono stare in giudizio solo tramite il Patrono», si invoca surrettiziamente l’art. 114, §§ 2-3 delle medesime Norme Speciali, dove però si tratta soltanto della facoltà di chiedere o di insistere, ,a non di ottenere che il ricorrente possa presentare un ulteriore memoriale o esibire altri documenti.
3. Il supplemento di istruzione e l’esibizione di nuovi documenti sono del tutto escluse nel caso di ricorso al Collegio avverso il rigetto del ricorso, di cui all’art. 116 delle Norme Speciali. Per questa ragione il ricorrente invoca inutilmente al riguardo le norme che devono essere osservate nel caso in cui il ricorso fosse stato ammesso all’ulteriore discussione a norma del medesimo art. 116.
4. Non ha alcun valore l’argomento del ricorrente, di non poter affrontare il viaggio fino alla casa assegnata in ragione della propria povertà e quindi di non poter obbedire nel caso; a tempo opportuno, infatti, egli non chiese il denaro necessario ai Superiori, anzi manifestò chiaramente l’intenzione di non raggiungere quella casa entro il termine stabilito, col promettere il ritorno solo in un incerto futuro (nel caso gli atti mostrano chiaramente che il ricorrente non ha mai voluto acconsentire agli ordini dei Superiori e raggiungere la casa legittimamente assegnatagli).
5. Nonostante ripetute istanze del ricorrente al Sommo Pontefice, non vi è stata alcuna risposta alle stesse istanze, eccetto una, nella quale attraverso la Segreteria di Stato si era dichiarato che la questione era di competenza della Congregazione per le Chiese Orientali. In queste circostanze si deve ritenere che non sia da consigliare il Sommo Pontefice in favore della concessione della grazia richiesta.

Autor de las máximas (en latín) y de la versión italiana: © G. Paolo Montini