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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 14.11.2007, Prot. N. 37352/05 CA


Petitioner Rev.da X
Respondent Congregatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae apostolicae
Object Dimissionis
coram Echevarría Rodríguez
Publication IC 64/127 (2024) 305-321
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Translations hisp., IC 64/127 (2024) 305-321
Content Lis finita non habetur.
Decretum Congressus non est reformandum.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2007, p. 736.
Cf. etiam prot. n. 33550-A/02 CA.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 643 § 1; 699; 700; 1739
PB art. 108 § 1
Legal Summary
1. Principium generale exstat iuxta quod, revocato ab auctoritate ecclesiastica actu administrativo impugnato, lis habetur finita. Illud vero principium, utpote generale, non determinat quaenam sit competens auctoritas ecclesiastica (in casu competens Curiae Romanae Dicasterium sese revocationi actus impugnati ex parte auctoritatis inferioris opponit).
2. In causis in quibus legitimitas actus administrativi singularis a competenti Curiae Romanae Dicasterio probati impugnatur, obiectum litis directum est decisio qua ipsum Dicasterium recursum reiecit, obiectum vero tantum indirectum actus administrativus singularis auctoritatis inferioris. Decisio Dicasterii in casu non est simplex recognitio actus auctoritatis inferioris, sed actus Dicasterii, quo id manus super casum apponit. Quam ob rem tenendum est auctoritatem inferiorem actum a Dicasterio probatum contra eius voluntatem revocare non posse.
3. In causis de sodalium dimissione prior competentis Curiae Romanae Dicasterii interventus indolem habet recognitionis actus a Supremo Moderatore cum suo consilio lati, dum posterior seu decisio de recursu eidem Dicasterio proposito, indolem maioris intensitatis habet, adeo ut dicendum sit idem Dicasterium saltem per posteriorem interventum manum apposuisse super casum. Obiectum, ceterum, recursus contentiosi administrativi, deinceps forte propositi, est decisio ipsius Dicasterii de recursu eidem proposito. Qua de re Sancta Sedes manus super casum apponit, adeo ut Supremus Moderator Instituti contra Dicasterii voluntatem sodalis dimissionem revocari non amplius valeat.
4. Si recurrens adversus Congressus decretum recursum ad Collegium proponat pro motivis iam antea expositis et non acceptis, quin ullum novum argumentum propositum sit, Collegio licet simpliciter ad rationes motivas in illo decreto expositas remittere, cum censeat per impugnatum Congressus decretum argumentis ante Congressum allatis iam satis respondisse.
1. C’è il principio generale secondo il quale, una volta revocato dall’autorità ecclesiastica l’atto amministrativo impugnato, si ha lite finita. Quel principio però, appunto perché generale, non determina quale sia la competente autorità ecclesiastica (nel caso il competente Dicastero della Curia Romana si oppone alla revoca dell’atto impugnato effettuata da parte dell’autorità inferiore).
2. Nelle cause nelle quali si impugna la legittimità dell’atto amministrativo singolare approvato dal competente Dicastero della Curia Romana, l’oggetto diretto della controversia è la decisione con la quale lo stesso Dicastero ha rigettato il ricorso, mentre oggetto solo indiretto è l’atto amministrativo singolare dell’autorità inferiore. La decisione del Dicastero nel caso non è un semplice esame dell’atto dell’autorità inferiore, ma è un atto del Dicastero, con il quale il medesimo ha apposto le mani sul caso. Per questa ragione si deve ritenere che l’autorità inferiore non possa revocare un atto approvato dal Dicastero contro la volontà di quest’ultimo.
3. Nelle cause di dimissione di membri (di istituti di vita consacrata) il primo intervento del competente Dicastero della Curia Romana ha indole di riesame dell’atto emanato dal Supremo Moderatore con il suo consiglio, mentre il successivo ossia la decisione sul ricorso proposto allo stesso Dicastero, ha maggiore intensità, così che si debba affermare che il medesimo Dicastero, almeno attraverso questo secondo intervento, abbia apposto le mani sul caso. Del resto, oggetto del successivo ricorso contenzioso amministrativo è la decisione dello stesso Dicastero sul ricorso proposto al medesimo. Per questo la Santa Sede appone le mani sul caso così che il Supremo Moderatore dell’Istituto non possa più revocare la dimissione del membro contro la volontà del Dicastero.
4. Se il ricorrente proponga ricorso al Collegio contro il decreto del Congresso per motivi già prima addotti e non accettati, senza proporre alcun argomento nuovo, al Collegio è lecito rinviare semplicemente alle ragioni già esposte in quel decreto, se ritenga che si sia già risposto sufficientemente ai motivi allora addotti attraverso l’impugnato decreto del Congresso.
 French
Comments G. Núñez, «Signatura Apostólica y expulsión de una religiosa: derecho de defensa y fin del litigio por conciliación entre las partes», IC 64/127 (2024) 323-348

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini