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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 14.11.2007, Prot. N. 37707/05 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio de Institutione Catholica
Oggetto Amotionis ab officio Vice-Rectoris Seminarii
coram Cacciavillan
Contenuto Constat de violatione legis in decernendo. Damnum diffamationis reparandum est.
Note Cf. L’attività della Santa Sede 2007, p. 736.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 50; 51; 57; 128; 156; 193 § 1; 193 § 2; 193 § 3; 193 § 4; 220
PB art. 123 § 2
Massime
1. Instituto coram Signatura Apostolica recursu contra praesumptum competentis Curiae Romanae Dicasterii responsum negativum et lata dein ab eodem Dicasterio decisione negativa, lis haudquaquam finita declaratur, nam obiectum recursus illis in casibus substantialiter idem manet, id est reiectio recursus hierarchici, primum per praesumptum responsum negativum, dein per ipsam decisionem negativam.
1. Una volta che è stato istituito presso la Segnatura Apostolica un ricorso contro la presunta risposta negativa del competente Dicastero della Curia Romana ed è stata poi emanata dallo stesso Dicastero una decisione negativa, non si dichiara la lite finita; infatti l’oggetto del ricorso in quei casi rimane sostanzialmente il medesimo, ossia il rigetto del ricorso gerarchico, prima attraverso la presunta risposta negativa, poi attraverso la risposta negativa stessa.
2. Praescriptum can. 156 («Cuiuslibet officii provisio scripto consignetur») iuxta communem doctrinam haud est norma ad validitatem, quam ob rem provisio tantum oretenus facta haberi nequit invalida vel tantummodo ad interim.
2. Il prescritto del can. 156 («La provvista di qualsiasi ufficio sia fatta per iscritto») secondo la comune dottrina non norma per la validità; pertanto la provvista fatta solo verbalmente non può essere ritenuta invalida e neppure fatta in modo solo precario.
3. Ab officio «quod, secundum iuris praescripta, alicui confertur ad prudentem discretionem auctoritatis competentis, potest quis iusta ex causa, de iudicio eiusdem auctoritatis, amoveri» (can. 193, § 3). In quo canone agitur de officio quod, secundum iuris praescripta, ad prudentem discretionem confertur; officia vero in seminario collata neque in Codice Iuris Canonici neque in iure particulari dicuntur ad prudentem discretionem auctoritatis competentis collata. Poterat utique, ius particulare id statuere quoad seminarium de quo, sed id non statuit. Requiruntur proinde pro amotione ab officio in seminario de quo: a) in decernendo graves rationes; b) in procedendo observantia cann. 50-51 et 193, § 4, id est ut «auctoritas necessarias notitias et probationes exquirat atque, quantum fieri potest, eos audiat quorum iura laedi possunt» (can. 50), ut decretum «scripto feratur expressis, saltem summarie... motivis» (can. 51), quae scriptura iuxta communem doctrinam est ad validitatem pro amotione, nam amotio effectum non sortitur, nisi scripto intimata sit (cf. can. 193, § 4).
3. Da un ufficio «che, secondo le disposizioni del diritto, viene conferito a qualcuno a prudente discrezione dell’autorità competente, uno può per giusta causa essere rimosso, a giudizio della medesima autorità» (can. 193, § 3). Nel qual canone si tratta di un ufficio che, secondo le disposizioni del diritto, viene conferito a prudente discrezione; ma gli uffici conferiti in seminario non sono detti né nel Codice di Diritto Canonico né nel diritto particolare conferiti a prudente discrezione dell’autorità competente. Avrebbe senz’altro potuto il diritto stabilirlo per il seminario in oggetto, ma non lo ha stabilito. Si richiedono pertanto per la rimozione dall’ufficio nel seminario in oggetto: a) in decernendo gravi ragioni; b) in procedendo il rispetto dei canoni 50-51 e 193, § 4, ossia che «l’autorità ricerchi le notizie e le prove necessarie e, per quanto possibile, ascolti coloro i cui diritti possono essere lesi» (can. 50), e che il decreto «si dia per iscritto esponendo almeno sommariamente le motivazioni...» (can. 51), la quale scrittura secondo la comune dottrina è per la validità della rimozione, che, infatti, non sortisce effetto se non è intimato per iscritto (cf. can. 193, § 4).
4. Officii provisio tantum oretenus a competenti auctoritate facta per se est valida et nullo modo ad officium tantum tamquam “facente funzione” ideoque ad nutum auctoritatis committentis exercendum. Retorqueri, ceterum, contra recurrentem nequit factum quod Ordinarius praescriptum can. 156 in casu non servaverit.
4. La provvista di un ufficio fatta dalla competente autorità solo verbalmente è per sé valida e per nulla fatta per un ufficio solo dato come “facente funzione” che sarebbe quindi da esercitare a discrezione dell’autorità che glielo ha conferito. Del resto non può ritorcersi contro il ricorrente il fatto che l’Ordinario nel caso non abbia osservato il prescritto del can. 156.
5. Responsabilitas recurrentis utpote una ratio motiva in decreto impugnato adducta apparet potius tamquam res supposita quam probata; deficit ergo iusta et eo vel magis gravis causa, requisita in casu pro amotione a munere in seminario.
5. La responsabilità del ricorrente, quale unica causa motiva addotta nel decreto impugnato, appare più supposta che provata; manca perciò la giusta e a maggior ragione la grave causa, richiesta nel caso per la rimozione da un ufficio in seminario.
6. Decretum amotionis scripto ferendum est expressis, saltem summarie, motivis (cf. can. 51), quae scriptura iuxta communem doctrinam est ad validitatem pro amotione (cf. can. 193, § 4). Quibus requisitis non servatis, iam patet violatio legis in procedendo ex parte Ordinarii, quae redundat in violationem legis in decernendo ex parte competentis Curiae Romanae Dicasterii, quippe quod confirmaverit decisionem Ordinarii. Confirmari enim nequit id quod nullum est.
6. Il decreto di rimozione deve essere dato per iscritto esponendo almeno sommariamente le motivazioni (cf. can. 51), la quale scrittura secondo la comune dottrina è per la validità della rimozione (cf. can. 193, § 4). Mancando questi requisiti è già evidente la violazione della legge in procedendo da parte dell’Ordinario, che ridonda in violazione della legge in decernendo da parte del competente Dicastero della Curia Romana, che appunto abbia confermato la decisione dell’Ordinario. Non si può, infatti, confirmare quanto è nullo.
7. Signatura Apostolica de damnis reparandis tantummodo videre potest quatenus diffamatio reapse directe conexa est cum illegitimo amotionis actu administrativo singulari (cf. art. 123, § 2, const. ap. Pastor bonus).
7. La Segnatura Apostolica può giudicare sulla riparazione dei danni solo in quanto la diffamazione è realmente e direttamente connessa con l’atto amministrativo illegittimo della rimozione (cf. art. 123, § 2, const. ap. Pastor bonus).
8. Amotio recurrentis a munere suo in seminario, quippe quae confirmet iudicia negativa de eo ab Ordinario directe vel indirecte divulgata, non potest non haberi diffamatoria. Quam ob rem, visis cann. 128 et 220, reparatio huius damni concedenda est.
8. La rimozione del ricorrente dal suo ufficio in seminario, che appunto confermi i giudizi negativi sul medesimo divulgati direttamente e indirettamente dall’Ordinario, non può non essere considerata diffamatoria. Per questo, visti i cann. 128 e 220, si deve concedere la riparazione di questo danno.
9. Ad quam reparationem in casu sufficit ut pars ad rem dispositivae sententiae publici iuris fieri iubeatur in ephemeridibus dioecesanis, utque recurrens eam, utcumque, divulgare valeat. Ad rem vero non pertinet petita reparatio pecuniaria, sive quia hic non agitur de revocatione missionis docendi sive recurrens non adiit officium parochi sibi collatum, etsi recursus hac in re non erat in suspensivo.9. Per questa riparazione nel caso è sufficiente che si ordini la pubblicazione della relativa parte dispositiva della sentenza nelle riviste diocesane, e che comunque il ricorrente possa divulgarla. Non è invece congruente la riparazione pecuniaria richiesta, sia per il fatto che non si tratta della revoca della missione canonica, sia per il fatto che il ricorrente non prese possesso dell’ufficio di parroco che gli era stato conferito, benché il ricorso al riguardo non fosse in sospensivo.

Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini