University Faculty
of Canon Law
www.iuscangreg.itCIC1983CCEONorms outside the two CodesResponses of the Apostolic SeeParticular LawProper law / statutesSources of past lawJurisprudenceInternational TreatiesWebsitesLiteraturePeriodica de re canonicaBibliografia canonisticaSearch enginesLinklistSitemapProfessorsFamous professors from the 20th century
Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 27.11.2012, Prot. N. 45545/11 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Gentium Evangelizatione
Object Suspensionis
coram Versaldi
Publication AC 67 (2025) 164-177
Download
Translations gall.: AC 67 (2025) 164-177
Content Non constat de violatione legis in procedendo.
Decretum Congressus quoad violationes legis in decernendo non est reformandum.
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2012, p. 628.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 274 § 2; 283 § 1; 1323, n. 4; 1347 § 1; 1717 § 1; 1720, n. 1; 1720, n. 2
Legal Summary
1. Decreto silente de consultatione cum duobus assessoribus de qua in can. 1720, n. 2 praehabita, non constat de violatione legis in procedendo si Ordinarius, nemine contradicente, declaret se reapse, die et loco indicatis, rem sedulo cum duobus nominatis assessoribus dioecesanis sedulo perpendisse (in casu consultatio paulo ante expiratum terminum ad oboediendum datum eveniret).
2. Non datur grave incommodum de quo in can. 1323, n. 4, si, recepta oboedientia ad omnia possibilia facienda ut impedimentum a seipso creatum tollendum, recurrens nulla explicatione data, contra instit in percurrenda una tantum via sine exitu (in casu presbyter qui suo marte, id est utroque Ordinario inscio, civitatem loci in quo degebat acquirit et civitatem loci originis amittit, coram praecepto vi oboedientiae dato ut ad dioecesim originis et incardinationis redeat, instit tantum in petenda licentia ad activitatem missionalem utpote presbyter alienus exercendam, prorsus omissis aliis conaminibus iure admissis et magis perviis, quae oboedientiae viam stravissent).
3. Non datur grave incommodum de quo in can. 1323, n. 4, ex asserta legitima exspectatione ad incardinationem in dioecesi ad quam obtinendam (in casu presbytero praeceptum in diocesim originis et incardinationis redeundi imponebatur).
4. Non datur grave incommodum de quo in can. 1323, n. 4, ex defectu iustae rationis ad presbyterum in dioecesim originis et incardinationis revocandum, cum ad solum Ordinarium pertinet decernere quod munus presbyteris in dioecesi incardinatis committendum sit (in casu Ordinarius vice-rectorem seminarii regionalis presbyterum nominavit, quippe qui exstabat, studiis in Urbe peractis, unus ex paucis presbyteris dioecesis altius praeparatis).
Cf. maximae prot. n. 45545/11 CA.
1. Anche se il decreto tace sulla avvenuta consultazione con due assessori di cui al can. 1720, n. 2, non consta della violazione della legge in procedendo se l’Ordinario, senza che alcuno contraddica, dichiari che realmente in un giorno e luogo indicati egli ha valutato diligentemente la cosa con due assessori diocesani che nomina (nel caso la consultazione sarebbe avvenuta poco prima che spirasse il termine dato per obbedire).
2. Non si dà il grave incomodo di cui al can. 1323, n. 4, se, ricevuta l’obbedienza di esperire tutti i mezzi possibili per togliere di mezzo l’impedimento che lui stesso aveva creato, il ricorrente, al contrario, senza dare alcuna spiegazione, insiste nel percorrere, senza esito, una sola via (nel caso un presbitero che di sua propria iniziativa, ossia senza che nessuno dei due Ordinari lo sapesse, acquisisce la cittadinanza del luogo di domicilio e perde la cittadinanza del luogo di origine, di fronte al precetto dato per obbedienza di ritornare alla diocesi di origine e di incardinazione, insiste solo nel chiedere il permesso di esercitare attività missionaria come cittadino straniero, tralasciando del tutto altri tentativi ammessi dal diritto e maggiormente fattibili, che gli avrebbero spianato la strada all’obbedienza).
3. Non si dà il grave incomodo di cui al can. 1323, n. 4, a motivo dell’asserita legittima aspettativa di ottenere l’incardinazione nella diocesi ad quam (nel caso al presbitero si imponeva il precetto di ritornare alla diocesi di origine e di incardinazione).
4. Non si dà il grave incomodo di cui al can. 1323, n. 4, in ragione della mancanza di una giusta causa per richiamare un presbitero alla propria diocesi di origine e di incardinazione, dal momento che spetta solo all’Ordinario decidere quale ministero debba essere affidato ai presbiteri incardinati in diocesi (nel caso l’Ordinario nominò vicerettore del seminario regionale il presbitero, uno dei pochi preti della diocesi che, avendo studiato a Roma, erano ben preparati).
Cf. massime prot. n. 45545/11 CA.
 French
Comments J.-M. Bahans, «Commentaire. Conjuguer la lettre et l’esprit de la loi canonique en matière pénale», AC 67 (2025) 178-190

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini