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Jurisprudencia de la Signatura Apostólica en materia contencioso-administrativa
 
 

Tribunal Supremo de la Signatura Apostólica
Sententia definitiva del 18.11.2010, Prot. N. 42480/09 CA


Actor Rev.dus X
Demandado Congregatio pro Clericis
Objeto Revocationis facultatis praedicandi; amotionis a parochia
coram Versaldi
Contenido Non constat de violatione legis tam in procedendo quam in decernendo
Notas Cf. L’attività della Santa Sede 2010, 611
Fuentes 
?
Legenda
 
Cánones del Código de 1983
Todos los cánones que pueden leerse en la parte in iure o en la parte in facto de las decisiones se indican en las fuentes.
Los cánones que son el objeto principal de la decisión o sobre los que la decisión establece un principio de interpretación se muestran en negrita.
Aparecen en cursiva los cánones del Código de 1983:
- que no aparecen en el texto de la decisión, pero que son tratados en la decisión;
- que corresponden a los cánones del Código de 1917, de los que trata la decisión (tomada anterior a 1983).

Otras fuentes
Se informa de todas las fuentes que pueden leerse en la parte in iure y en la parte in facto de las decisiones.
CIC cann. 764; 1025 § 1; 1029; 1052 § 1; 1740-1741; 1741, n. 1; 1741, n. 3; 1742 § 1; 1745, n. 2
Máximas
1. Praescriptum legis de parochorum consultorum selectione servatum censendum est, quidquid est de opportunitate ut Vicarius generalis et Vice-Cancellarius munere id genus fungantur (in casu constat ex actis illos et parochos esse eosque rite ad normam can. 1742, § 1 parochos consultores esse constitutos).
2. Quamvis modus procedendi quoad proceduram amotionis utique limpidior fuisse potuisset, probanda est cum certitudine morali violatio legis in procedendo (in casu constat ex actis parochos consultores auditos esse prima vice adstante parocho amovendo, altera autem vice per telephonium eadem die qua defensio parochi amovendi pervenit et amotionis decretum latum est).
3. Iuxta constantem iurisprudentiam sufficit ut una saltem canonica ratio motiva pro decisione impugnata non appareat falsa ad eius legitimitatem in decernendo sustinendam.
4. Canones 1740-1741 quis inepte interpretatur, censens requiri haeresiam, schisma vel apostasiam ut de gravi nocumento et perturbatione communionis ecclesialis fieri possit sermo.
5. Considerato contextu, paucae probationes sufficere possunt ad amotionis causam de qua in can. 1741, n. 3 probandam (in casu probatio hauritur sive ex multis documentis res antecedentes respicientibus ex quibus Episcopus pro comperto habuit parochum non fuisse mutatum eiusque indolem valde rigidam fere incorrigibilem, sive vel solummodo ex duabus epistolis, quibus fideles conquerebantur de parochi ministerio in paroecia atque ex quibus apparuit incipiens divisio in paroecia et aversio in parochum, adeo ut quaedam familiae catholicae sese a paroecia seiungerent).
6. Dicasterium omnino recte tenet applicationem praescripti can. 764 nullo modo ad ambitum poenalem pertinere, sed ad illum administrativum disciplinarem. Quae enim revocatio decreta est ne damnum pateretur bonum fidelium, qui se turbari confessi sunt ob nimiam rigiditatem et visionem negativam in recurrentis homiliis.
7. Praesuppositis carentibus ut Signatura Apostolica de imposito vetito celebrandi SS.mam Eucharistiam coram populo et administrandi sacramenta videat, Dicasterii est Episcopum admonere ut non solum hac in re sed etiam quoad recurrentis sustentationem praescripta iuris sedulo servet, atque, si opus fuerit, etiam ex officio hac super re vigilare. Vis autem sententiae circa revocationem facultatis praedicandi et amotionem a munere parochi extendi prorsus nequit ad alias quaestiones.
1. Si deve considerare osservato il prescritto sulla scelta dei parroci da consultare, checché ne sia dell’opportunità che siano investiti di un compito di questo tipo il Vicario generale e il vicecancelliere (nel caso consta dagli atti che essi erano anche parroci e che sono stati debitamente costituiti parroci consultori a norma del can. 1742, § 1).
2. Benché il lo svolgimento della procedura sarebbe certamente potuto essere più lineare, si deve provare con certezza morale la violazione della legge in procedendo (nel caso consta dagli atti che i parroci consultori sono stati uditi una prima volta alla presenza del parroco da rimuovere e la seconda volta per telefono lo stesso giorno nel quale pervenne la difesa del parroco da rimuovere e nel quale è stato dato il decreto di rimozione).
3. Secondo la costante giurisprudenza è sufficiente per sostenere la legittimità in decernendo che almeno una causa motiva canonica per la decisione impugnata non sia falsa.
4. Si interpretano malamente i canoni 1740-1741, se si ritiene che si richieda l’eresia, lo scisma o l’apostasia perché si possa dare grave danno e perturbazione della comunione ecclesiale.
5. Considerato il contesto, poche prove possono bastare per costituire la causa di rimozione di cui al can. 1741, n. 3 (nel caso la prova è attinta sia da molti documenti che riguardano vicende precedenti dalle quali il Vescovo ha avuto assicurazione che il parroco non fosse cambiato e che la sua indole molto rigida fosse praticamente incorreggibile, sia anche solo da due lettere, con le quali i fedeli si lamentavano del ministero del parroco in parrocchia e dalle quali apparve l’incipiente divisione della parrocchia e l’avversione verso il parroco, tali che alcune famiglie cattoliche si staccavano dalla parrocchia).
6. Il Dicastero in modo del tutto corretto considera che l’applicazione del prescritto del can. 764 non riguarda assolutamente l’ambito penale, ma quello amministrativo disciplinare. Infatti questa revoca è stata decisa affinché il bene dei fedeli non subisse danno, essi che hanno riconosciuto di essere turbati dalla eccessiva rigidità e dalla visione negativa presente nelle omelie del ricorrente.
7. Mancando i presupposti di un intervento della Segnatura Apostolica sul divieto imposto di celebrare la Santa Messa coram populo e di amministrare i sacramenti, resta al Dicastero il compito di ammonire il Vescovo che rispetti i prescritti del diritto non solo quanto a questi divieti, ma anche quanto al sostentamento del ricorrente e, se è necessario, che vigili anche ex officio su tutta questa materia. La forza poi della sentenza sulla revoca della facoltà di predicare e sulla rimozione dall’ufficio di parroco non può assolutamente estendersi ad altre materie.
 francés

Autor de las máximas (en latín) y de la versión italiana: © G. Paolo Montini