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of Canon Law
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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 01.12.2009, Prot. N. 39689/07 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent Congregatio pro Clericis
Object Amotionis a paroecia
coram Rouco Varela
Content Decretum Congressus non est reformandum
Notes Cf. L’attività della Santa Sede 2009, 599
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
CIC cann. 1739; 1741; 1741, n. 3; 1742-1747
PB art. 123 § 2
Legal Summary
1. Si competens Curiae Romanae Dicasterium, recursum hierarchicum adversus decretum amotionis a paroecia definiens, vi praescripti can. 1739 novum fert decretum amotionis, recursus contentiosus administrativus adversus hoc novissimum decretum sequentia principia prae oculis habere debet applicanda:
a) in casu obiectum non amplius est illegitimitas decreti ab Episcopo lati, sed asserta illegitimitas novi decreti a Dicasterio;
b) nulla lex expresse requirit ut eiusmodi in casu denuo serventur omnia praescripta cann. 1742-1747, quae amotionem parochi ex parte Episcopi dioecesani respiciunt (cf sententia definitiva diei 30 aprilis 2005, n. 12, prot. n. 34723/03 CA);
c) ius defensionis parochi recurrentis in tuto servatur, si ei significatae sunt rationes probationesque amotionis et ipsi facultas data est inspiciendi acta atque exhibendi defensionem apud Dicasterium qui utpote Superiorem de recursu videt;
d) Dicasterium in decernendo adducat probatam causam, de qua praesertim in can. 1741 agitur.
2. Ad amotionem parochi decernendam nullo modo requiritur gravis eius culpa, sed sufficit ut eius ministerium “noxium aut saltem inefficax evadat” (cf. can. 1740), ob causas praesertim recensitas in can. 1741, etiam citra culpam. Quapropter quaestio nullo modo est decernere parochi culpabilitatem. Sufficit causam iuridice validam et certam constare. Frustra proinde contra contendit parochus recurrens amissionem bonae famae et in ipsum aversionem originem duxisse ex modo agendi tum suorum oppositorum in paroecia tum auctoritatum dioecesanarum.
3. Iuridicum amotionis fundamentum haberi in can. 1741, n. 3, censendum est si, uti in casu, tum consilium a rebus oeconomicis paroeciae tum consilium pastorale paroeciale ulteriorem cooperationem cum parocho recusaverunt, atque profunda divisio inter paroecianos adest, orta etiam ex facto quod advocatus parochi recurrentis contra Praesidem consilii pastoralis paroecialis, contra Adsistentem pastoralem necnon contra Vices Praesidis gerentem consilii de rebus oeconomicis paroeciae, causam poenalem penes Magistratus civiles instauravit ob laesionem bonae famae.
4. De reparatione damnorum ob laesionem bonae famae, reiecto recursu, quia non constat de violatione legis in procedendo vel in decernendo, disceptandum non est (in casu praeterea constat bonae famae amissionem apud nonnullos paroecianos decretis amotionis tum Episcopi tum Dicasteri praecessisse).
1. Se il competente Dicastero della Curia Romana, definendo il ricorso gerarchico contro il decreto di rimozione dalla parrocchia, emana in forza del can. 1739 un nuovo decreto di rimozione, il ricorso contenzioso amministrativo avverso quest’ultimo decreto deve avere presente i seguenti principi da applicare:
a) nel caso non è più oggetto l’illegittimità del decreto del Vescovo, ma l’asserita illegittimità del nuovo decreto emanato dal Dicastero;
b) nessuna legge richiede espressamente che in un caso del genere si osservino tutti i prescritti dei cann. 1742-1747, che riguardano la rimozione del parroco da parte del Vescovo diocesano (cf sentenza definitiva del 30 aprile 2005, n. 12, prot. n. 34723/03 CA);
c) il diritto di difesa del parroco ricorrente è assicurato se gli sono comunicate le ragioni e le prove della rimozione e gli è data la facoltà di vedere gli atti e di esibire la difesa presso il Dicastero che come Superiore vede il ricorso;
d) il Dicastero nella decisione adduca una causa provata, di cui specialmente tratta il can. 1741.
2. Per decidere la rimozione del parroco non si richiede assolutamente una sua colpa grave, ma basta che il suo ministero «risulti dannoso o almeno inefficace» (cf. can. 1740), per le cause specialmente recensite nel can. 1741, anche senza sua colpa. Per questo non c’è ragione per decidere sulla colpevolezza del parroco: basta che consti della causa giuridicamente valida e certa. Inutilmente, pertanto, il parroco ricorrente contende che la perdita della buona fama e l’avversione contro di lui abbiano avuto origine dal modo di comportarsi sia dei suoi oppositori in parrocchia sia delle autorità diocesane.
3. Si deve ritenere che esista il fondamento giuridico della rimozone di cui al can. 1741, n. 3, se, come nel caso, sia il consiglio per gli affari economici della parrocchia sia il consiglio pastorale parrocchiale rifiutarono di collaborare ulteriormente con il parroco, e vi è tra i parrocchiani una profonda divisione, sorta anche perché l’avvocato del parroco ricorrente ha promosso una causa penale presso i giudici dello Stato per lesione della buona fama contro il presidente del consiglio pastorale, l’assistente pastorale e contro il presidente facente funzioni del consiglio per gli affari economici della parrocchia.
4. Rigettato il ricorso perché non consta di violazione della legge né nella procedura né nella decisione, sulla riparazione dei danni per lesione della buona fama non si deve trattare (nel caso peraltro consta che la perdita della buona fama presso alcuni parrocchiani è avvenuta precedentemente ai decreti di rimozione, sia quello del Vescovo sia quello del Dicastero).
 French

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini