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Giurisprudenza della Segnatura Apostolica in materia contenzioso-amministrativa
 
 

Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Sententia definitiva del 29.11.2017, Prot. N. 50273/15 CA


Parte attrice Rev.dus X
Parte convenuta Congregatio pro Clericis
Oggetto Exercitii ministerii
coram Versaldi
Pubblicazione IC 60/120 (2020) 843-852
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Traduzioni hisp., IC 60/120 (2020) 843-852
Contenuto Constare de violatione legis in decernendo.
Fonti 
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Legenda
 
Canoni del Codice 1983
Sono riportati nelle fonti tutti i canoni che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
Sono riportati in grassetto i canoni che costituiscono l’oggetto principale della decisione o sui quali la decisione enuncia un principio di interpretazione.
Sono riportati in corsivo i canoni del Codice 1983, che
- non appaiono nel testo della decisione ma dei quali la decisione tratta;
- sono corrispondenti a canoni del Codice 1917, de quali la decisione, anteriore al 1983, tratta.

Altre fonti
Sono riportate tutte le fonti che si leggono nella parte in iure e nella parte in facto delle decisioni.
CIC cann. 57; 384; 1740; 1741, n. 3
Massime
1. Cum Summus Pontifex, gratia remissionis in terminos ad recursum hierarchicum concessa, causam Signaturae Apostolicae definiendam deferat, videndum est de legitimitate decreti, ab Ordinario lati, decisione competentis Curiae Romanae Dicasterii tamquam silentio seu inertia ad normam can. 57 considerata: «Responsum praesumitur negativum, ad propositionem ulterioris recursus quod attinet».
1. Nel caso in cui il Sommo Pontefice, dopo aver concessa la grazia della restituzione nei termini per il ricorso gerarchico, affida la definizione della causa alla Segnatura Apostolica, si deve vedere della legittimità della decisione data dall’Ordinario, considerando la decisione del competente Dicastero della Curia Romana quale silenzio o inerzia a norma del can. 57: «La risposta si presume negativa in relazione alla proposta dell’ulteriore ricorso».
2. Desertio officii paroecialis in pactum deducta inter Episcopum invitantem et sacerdotem acceptantem haud necessario implicat vetitum ministerium sacerdotale alibi vel serius exercendi.
2. La rinuncia all’ufficio parrocchiale concordata tra Vescovo che la sollecitava e sacerdote che l’ha accettata, non necessariamente implica la proibizione di esercitare altrove o in seguito il ministero sacerdotale.
3. Illegitimitate laborat restrictio ministerii sacerdotalis, si constat servatam non esse proportionis rationem, quae semper servari debet, inter acta et decreta.
3. È affetta da illegittimità la restrizione del ministero sacerdotale se consta che non é stata osservata la proporzione, che sempre si deve osservare, tra atti e decreti.
4. Insufficiens evadit ratio ab Episcopo adducta ad ministerium sacerdotale severius restringendi, scandalum nimirum seu periculum reincidentiae: ex absolutione ab accusationibus periculum illud praevideri rationabiliter nequit, eo magis quod sacerdos quasdam imprudentias olim commissas agnovit atque ab iisdem paenituit.
4. Lo scandalo o il pericolo di reincidenza è ragione insufficiente addotta dal Vescovo per restringere alquanto severamente il ministero sacerdotale: per l’assoluzione dalle accuse quel pericolo non può essere ragionevolmente previsto, tanto più che il sacerdote ha riconosciuto alcune imprudenze un tempo commesse e di esse si è pentito.
5. Pariter aequa atque legitima ratio haud exstat, opinionis nimirum publicae adversantis metus; opinionem enim publicam facile quis moliri potest et eo minus opinio illa accusationum probationem sufficere potest (a quibus accusationibus ceterum sacerdos sive canonice sive civiliter extra culpam positus est).
5. Il timore dell’opinione pubblica contraria non è ugualmente una ragione equa e legittima; chiunque infatti può facilmente montare l’opinione pubblica e molto meno quella opinione pubblica può costituire prova sufficiente delle accuse (d’altronde il sacerdote è stato canonicamente e civilmente scagionato da queste accuse).
6. Interventus Episcopi, ministerium sacerdotale in casu ita graviter restringens, sacerdotem absque defensione relinquit, eius bonam famam reparandam haud curat, hoc modo praeter suam voluntatem oppositioni ingravescenti favens. Et quidem dum ius cavet de officio Episcopi erga sacerdotem dioecesi adscriptum gravibus culpis iniuste accusatum necnon de eiusdem officio rectae conscientiae fidelium efformandae erga innocentem sacerdotem iniuste accusatum, eo magis si contra sacerdotem motus struatur famosus.6. L’intervento del Vescovo, che nel caso restringa così gravemente il ministero sacerdotale, lascia il sacerdote senza difesa, non cura la riparazione della sua buona fama, favorendo in tal modo – contro la sua volontà – la montante opposizione. E ciò mentre il diritto tratta del dovere del Vescovo verso un sacerdote incardinato ingiustamente accusato di gravi colpe come pure del dovere di formare la retta coscienza dei fedeli di fronte ad un sacerdote innocente ingiustamente accusato, tanto più se contro il sacerdote si forma un movimento diffamatorio.
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Commenti R. Rodríguez-Ocaña, «El control judicial del principio de proporcionalidad en los actos administrativos», IC 60/120 (2020) 853-867


Autore delle massime in lingua latina e della traduzione in lingua italiana: © G. Paolo Montini