University Faculty
of Canon Law
www.iuscangreg.itCIC1983CCEONorms outside the two CodesResponses of the Apostolic SeeParticular LawProper law / statutesSources of past lawJurisprudenceInternational TreatiesWebsitesLiteraturePeriodica de re canonicaBibliografia canonisticaSearch enginesLinklistSitemapProfessorsFamous professors from the 20th century
Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Sententia definitiva of 24.11.1973, Prot. N. 2973/72 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent S. Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Diocese Panormitana
Object Suspensionis a divinis, privationis vocis activae et passivae, relegationis
coram Staffa
Publication Apoll 47 (1974) 368-376
CpR 56 (1975) 377-383
IE 28 (2016) 637-649
A. Figliuzzi, Il contenzioso amministrativo relativo ai religiosi prima del CIC 1983. Analisi delle sentenze e indirizzi giurisprudenziali, Romae 2024, 321-335
LE V, n. 4241
Per 64 (1975) 296-306
P.V. Pinto, Diritto amministrativo canonico, 418-423
P.V. Pinto, La giustizia amministrativa, 285-293
Download
Translations angl., Digest VIII, 1144-1154
it., IE 28 (2016) 637-649; A. Figliuzzi, Il contenzioso amministrativo relativo ai religiosi prima del CIC 1983. Analisi delle sentenze e indirizzi giurisprudenziali, Romae 2024, 321-335.
Content Petitio ut controversia solveretur ad normam art. 107 REU reiecta est sive a Congregatione sive a Signatura Apostolica. Constat de violatione legis sive in procedendo sive in decernendo.
Sources 
?
Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
[CIC1917] 1747-1748; 1804 § 1; 1933 § 4; 2233 § 1; 2255 § 2; 2278; 2291, n. 11; 2298, n. 8; 2306-2309; 2310; 2331 § 2;  
REU art. 107
Legal Summary
1. Praeceptum poenale est remedium gravius quam monitio et correptio, quod applicatur «monitionibus et correptionibus incassum factis, vel si ex eisdem effectum sperare non liceat» (can. 2310).
2. Ut praeceptum poenale legitime irrogetur, requiritur ut: a) delictum sit certum; b) Superior sit competens; c) reus audiatur idemque iure utatur quo pollet sese defendendi; d) testes, si qui sint, audiantur et periti; e) forma praescripta servetur in eo infligendo.
3. Certitudo delicti praescribitur ad validitatem praecepti poenalis.
4. Ius sese defendendi reo competit ex ipso iure naturae.
5. Qua de re reus in ea condicione ponendus est ut se defendere possit ab ipso exordio actionis poenalis contra eum. Patet ergo legis violationem, id est errorem iuris in procedendo, patrari cum reus nec auditur nec potest se defendere antequam ei poenae canonicae infligantur (in casu ad nihilum habendum est quod reus audiri potuisset a competenti Curiae Romanae Dicasterio).
6. Etiamsi auditio rei ad aequitatem tantum pertineret, non licet Superioribus contra
unum aequitatis praeceptum procedere in sodales suos; adhuc minus, errore patefacto, in eo perseverare (in casu tamen auditio rei legem quoque positivam in iure particulari constituit).
7. Iuxta probatos auctores, peritorum sententiae, etsi concordes, de authenticitate alicuius scripturae, ad summum constituere valent probationem semiplenam. Hinc comparatio litterarum de se sola non sufficit ad plene probandum scripturam manu cuiuspiam esse factam, sed ad id requiruntur una simul alia adminicula, ut proprii scribentis sigilli appositio, subscriptio testium, auctorum attestatio (in casu tantum emendationes manu scriptae in epistulis anonymis, aliunde aliena machina scriptoria exaratis, habebantur rei).
8. Habetur error iuris in decernendo si deest debita probatio responsabilitatis rei. Consequenter in errorem iuris in decernendo incidit quoque competens Curiae Romanae Dicasterium, utpote quod Superiorum decisionem confirmat.
1. Il precetto penale è rimedio più grave dell’ammonizione e della riprensione, che si applica «nel momento in cui le ammonizioni e le riprensioni sono state fatte inutilmente, o se non è lecito sperare che siano efficaci» (can. 2310).
2. Per irrogare legittimamente un precetto penale, si richiede che: a) il delitto sia certo; b) il Superiore sia competente; c) il reo sia udito e usi del diritto di cui gode di difendersi; d) siano uditi i testimoni, se vi siano, e i periti; e) si osservi la procedura prescritta nell’infliggere il precetto.
3. È prescritta per la validità del precetto penale la certezza del delitto.
4. Al reo compete per lo stesso diritto naturale il diritto di difendersi.
5. Perciò il reo deve essere posto nella condizione di potersi difendere dallo stesso principio dell’azione penale contro di lui. È chiaro perciò che si commette violazione di legge, ossia errore di diritto in procedendo, se il reo non è ascoltato e non può difendersi prima che gli infliggano delle pene canoniche (nel caso non conta nulla che il reo sarebbe potuto essere sentito dal competente Dicastero della Curia Romana).
6. Anche se l’ascolto del reo appartenesse solo all’equità, non è lecito ai Superiori procedere contro i propri membri violando anche solo un precetto di equità; e ancor meno, manifestatosi l’errore, perseverare nella violazione (nel caso tuttavia l’ascolto del reo costituisce anche legge positiva nel diritto particolare).
7. Secondo la dottrina sicura, le opinioni dei periti, anche se concordi, sull’autenticità di una scrittura, possono costituire al massimo prova semipiena. Da ciò deriva che la collazione di lettere da se sola non basta a provare che uno scritto è della mano di qualcuno, ma si richiedono per questo anche altri amminicoli, come l’apposizione di un segno proprio di chi scrive, la sottoscrizione di testimoni, l’attestazione degli autori (nel caso del reo vi erano solo correzioni manoscritte di lettere anonime scritte da altri con una macchina dattiloscrivente appartenente ad altri).
8. C’è errore di diritto in decernendo se manca la dovuta prova della responsabilità del reo. Di conseguenza cade in errore di diritto in decernendo anche il competente Dicastero della Curia Romana, in quanto conferma la decisione dei Superiori.
Comments J. Canosa, «Note di commento alla sentenza definitiva […]», IE 28 (2016) 650-660

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini