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Jurisprudence of the Apostolic Signatura in contentious-administrative cases
 
 

Supreme Tribunal of the Apostolic Signatura
Decretum definitivum of 13.12.1975, Prot. N. 6023/74 CA


Petitioner Rev.dus X
Respondent S. Congregatio pro Clericis
Diocese Buscoducen.
Object Remotionis a beneficio
coram Staffa
Publication P.V. Pinto, Diritto amministrativo canonico, 447-451
P.V. Pinto, La giustizia amministrativa, 321-327.
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Content De recursu adversus decretum reiectionis a Congressu latum. Recursus non admittitur ad disceptationem.
Sources 
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Legenda
 
Canons of the Code 1983
All the canons that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported in the sources.
The canons that constitute the main object of the decision or on which the decision sets out a principle of interpretation are reported in bold.
The canons of the 1983 Code are shown in italics:
- if they do not appear in the text of the decision but if the decision deals with them;
- if they correspond to canons of the 1917 Code, of which the decision (prior to 1983) deals.

Other sources
All the sources that are found in the in iure and in the in facto part of the decisions are reported.
[CIC1917] 15; 16 § 2; 156 §§ 1-2; 183 § 1; 185; 188, n. 3; 336 § 2; 387; 426; 446 § 2; 505; 560; 1409; 1419-1420; 1423 § 3; 1438; 1439 §§ 1-2; 1440; 2396
Legal Summary
1. Prorsus evidens est quod constitui seu erigi nequit beneficium sine officio; at non minus certum videtur quod nemini conferri potest pars beneficialis ad modum beneficii (non autem pensionis) qui assumere nequeat officium per se ipsum adimplendum et similiter, si sermo sit de retentione beneficii, certum est quod nemo potest sibi acquirere fructus alicuius beneficii, cum legitime missus est in possessionem alius beneficii cum primo incompatibilis.
2. Tempus, quo scilicet officium amittitur (cf. can. 183, § 1), praefiniri potest vel explicite et determinatim, vel implicite et indefinita ratione, puta si cappellania unitur ad personam huius parochi pro tempore sui muneris (cf. etiam cann. 336, § 2; 446, § 2; 560). Quo in casu possessio cappellaniae sequitur sortem possessionis paroeciae, sicut accessorium sequitur principale; ideoque, legitime cessante clerico in possessione paroeciae, eo ipso cessat in possessione cappellaniae: et quidem sive in paroecia cesset per privationem, per renuntiationem, per translationem sive quovis alio modo (in casu parochus, paroeciam amittens ob translationem, amisit et beneficium cantoratus, eidem ratione officii paroecialis collatum).
3. Cura animarum exigit totalem deditionem pastoris ut, in casibus etiam impraevisis, paratus sit ad servitium suis ovibus praestandum. Qua de re, adimpletio alius officii alio in vico poterit concurrere cum obligatione Missae, confessionum, assistentiae infirmis etc. paroeciae, quin loquamur de distantia utriusque officii. Unde clare patet incompatibilitas officiorum de quibus ad normam can. 1439, § 2.
4. Lex interdicens cumulationem duorum beneficiorum incompatibilium est lex inhabilitans (cf. can. 1439, § 1), et «nulla ignorantia legum irritantium aut inhabilitantium ab eisdem excusat» (can. 15).
5. Norma canonis 1438, secundum quem beneficia saecularia praesumuntur concessa ad vitam, intellegitur de beneficio cuius collatio sit possibilis et valida.
1. È del tutto evidente che non si può costituire o erigere un beneficio senza ufficio, e non meno certo è che non si può conferire una parte beneficiale a modo di beneficio (non però di pensione) ad alcuno che non possa assumere l’ufficio da svolgere personalmente; analogamente, se si fa questione della conservazione di un ufficio, è certo che nessuno può acquisire per se stesso i frutti di alcun beneficio una volta immesso legittimamente in possesso di un altro beneficio incompatibile con il primo.
2. Il tempo, trascorso il quale si perde l’ufficio (cf. can. 183, § 1), può essere predeterminato esplicitamente o in modo determinato oppure implicitamente e con criterio indefinito, come per esempio se una cappellania è unita alla persona di questo parroco per il tempo del suo ufficio (cf. anche cann. 336, § 2; 446, § 2; 560). In quest’ultimo caso il possesso della cappellania segue la sorte del possesso della parrocchia, come l’accessorio segue il principale; e pertanto, al cessare legittimo del chierico dal possesso della parrocchia, cessa automaticamente nel possesso della cappellania: e ciò appunto sia che dalla parrocchia cessi per privazione, per rinuncia, per trasferimento o in qualsiasi altro modo (nel caso il parroco, cessato dalla parrocchia per trasferimento, perse il beneficio di cantore, conferito al medesimo in ragione dell’ufficio di parroco).
3. La cura delle anime richiede la dedizione totale del pastore così che, anche in casi imprevisti, sia pronto a prestare il servizio al suo gregge. Per questo l’adempimento di un altro ufficio in un altro luogo potrebbe concorrere con l’obbligo della messa, delle confessioni, dell’assistenza agli infermi della parrocchia ecc., senza parlare poi della distanza tra gli uffici. Da questo si evince chiaramente l’incompatibilità degli uffici di cui si tratta, a norma del can. 1439, § 2.
4. La legge che vieta il cumulo di due benefici incompatibili è una legge inabilitante (cf. can. 1439, § 1), e «nessuna ignoranza di leggi irritanti o inabilitanti scusa da quelle leggi» (can. 15).
6. La norma del canone 1438, secondo il quale i benefici secolari si presumono concessi vita natural durante, si intende di un beneficio il cui conferimento sia possibile e valido.

Author of the legal summary (in Latin) and of the Italian version: © G. Paolo Montini