Universidad Facultad de Derecho Canónico www.iuscangreg.itCIC1983CCEONormas extra-codicialesRespuestas de la Sede ApostólicaDerecho particularDerecho propio / estatutosFuentes históricas del derecho canónicoJurisprudenciaAcuerdos internacionalesSitios webLiteraturaPeriodica de re canonicaBibliografia canonisticaMotores de búsquedaLinklistSitemapDocentesConocidos profesores del siglo XX
Jurisprudencia de la Signatura Apostólica en materia contencioso-administrativa
 
 

Tribunal Supremo de la Signatura Apostólica
Sententia definitiva del 26.06.1976, Prot. N. 6508/75 CA


Actor Rev.da X et aliae
Demandado S. Congregatio pro Religiosis et Institutis Saecularibus
Diócesis Lugdunen.
Objeto Depositionis seu nullitatis actuum Capituli Generalis
coram Palazzini
Publicación P.V. Pinto, Diritto amministrativo canonico, 452-460
P.V. Pinto, La giustizia amministrativa, 327-339
A. Figliuzzi, Il contenzioso amministrativo relativo ai religiosi prima del CIC 1983. Analisi delle sentenze e indirizzi giurisprudenziali, Romae 2024, 407-427
Download
Traducciones it., A. Figliuzzi, Il contenzioso amministrativo relativo ai religiosi prima del CIC 1983. Analisi delle sentenze e indirizzi giurisprudenziali, Romae 2024, 407-427.
Contenido Constat de violatione legis sive in procedendo sive in decernendo.
Fuentes 
?
Legenda
 
Cánones del Código de 1983
Todos los cánones que pueden leerse en la parte in iure o en la parte in facto de las decisiones se indican en las fuentes.
Los cánones que son el objeto principal de la decisión o sobre los que la decisión establece un principio de interpretación se muestran en negrita.
Aparecen en cursiva los cánones del Código de 1983:
- que no aparecen en el texto de la decisión, pero que son tratados en la decisión;
- que corresponden a los cánones del Código de 1917, de los que trata la decisión (tomada anterior a 1983).

Otras fuentes
Se informa de todas las fuentes que pueden leerse en la parte in iure y en la parte in facto de las decisiones.
[CIC1917] 19; 101 § 1, n. 1; 171 § 2; 180 § 1
Máximas
1. Non admissa invaliditate decreti, disceptatio circumscribi potest circa actus, per quos dispositiones huiusmodi decreti ad exsecutionem deductae sunt, non denegata facultate
animadversiones indirecte faciendi, si quae sint, etiam contra decretum. Etsi percipi non potuit legis violatio in emanatione ipsius decreti, cum demonstrari nequeat competens Curiae Romanae Dicasterium limites suae potestatis praetergressum esse, et cum decretum dici non potuit decisionis motivis destitutum (motiva, enim, exponebantur in epistula adnexa ad Episcopum missa), non est ambigendum decretum, iam de se severum, vere iniquum factum fuisse per actus quibus ad executionem deductum est.
2. Non videtur expressa violatio legis attingi in praetensa remotione ab officio; agitur potius de mensura administrativa accelerante Capitulum generale electionum, sicut administrativa fuerat inquisitio, ex qua mensura illa originem duxit.
3. Violatio legis habetur cum inhabilitas ad electionem canonicam Supremae moderatricis instituti religiosi ex duplici electione iam peracta deducitur, dum autem canonica inhabilitas oritur ex permanentia in officio per duodecim annos completos. Propterea violatio legis datur si, inhabilitate haud exstante, requiratur postulatio. Nec in casu violationem tollit reservatio a competenti Curiae Romanae Dicasterio apposita de confirmatione scilicet electionis in casu.
4. Cum ordo electionis postulet prius electio Superiorissae generalis et, dein Consilii generalis, invalidatio prioris electionis secum trahit invaliditatem ceterarum electionum.
1. Una volta non ammesse l’invalidità di un decreto, la discussione può essere limitata agli atti con i quali si sono poste in esecuzione le disposizioni di quel decreto, senza negare la facoltà di esporre indirettamente delle osservazioni, se ve ne sono, anche contro il decreto. Anche se non si è potuto riconoscere una violazione di legge nel decreto emanato, dal momento che non si può dimostrare che il competente Dicastero della Curia Romana abbia superato i limiti della sua potestà, e dal momento che il decreto non poté essere considerato sprovvisto dei motivi (i motivi, infatti, si esponevano nella lettera annessa inviata al Vescovo), non si può dubitare che il decreto, già in se stesso severo, sia stato reso veramente ingiusto a causa degli atti con i quali fu posto in esecuzione.
2. Non si raggiunge la chiara violazione di legge nella pretesa rimozione dall’ufficio; si tratta piuttosto di un provvedimento amministrativo con cui si anticipa il Capitulo generale elettivo, come era stata amministrativa l’inchiesta che ne era all’origine.
3. Si dà violazione di legge se si deduce l’inabilità ad essere eletta canonicamente come Suprema moderatrice di un istituto religioso da una duplice elezione già avvenuta, mentre invece l’inabilità canonica sorge dalla permanenza nell’ufficio per dodici anni completi. Ne segue pertanto violazione di legge se, senza l’esistenza dell’inabilità, si richieda la postulazione. Né nel caso elimina la violazione la riserva posta dal competente Dicastero della Curia Romana della conferma cioè dell’elezione nel caso.
4. Poiché l’ordine dell’elezione richieda prima l’elezione della Superiora generale e, poi del Consiglio generale, l’invalidazione della prima elezione comporta l’invalidità delle altre.

Autor de las máximas (en latín) y de la versión italiana: © G. Paolo Montini